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Galileo Galilei e la prosa scientifica


All’inizio del Seicento, nonostante il pesante clima di censura instaurato dalla Controriforma, in Italia opera Galileo Galilei , uno dei più importanti scienziati di tutti i tempi. Nato a Pisa nel 1564, riceve buona educazione letteraria, ma ben presto manifesta interessi scientifici. Studia medicina, poi matematica e a soli venticinque anni comincia a insegnare all’Università di Pisa e poi a Padova. Nel 1609 costruisce un nuovo strumento ottico, il cannocchiale e lo punta verso il cielo scoprendo l’aspetto della superficie lunare e quattro pianeti di Giove, che chiama pianeti medicei. Nonostante i riconoscimenti scientifici, entra in conflitto con la Chiesa. Le sue idee sull’universo contrastano con le affermazioni letterali della Bibbia, secondo la quale la Terra si trova al centro dell’universo. Inoltre il suo metodo scientifico, che era basato sull’osservazione, la sperimentazione e il rigore matematico, va contro l’atteggiamento rigido di chi riteneva che l’autorità degli antichi fosse indiscutibile. Quando nel 1632 pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo viene chiamato a Roma, processato per eresia e condannato al carcere a vita, dopo aver rinunciato alla sue idee. A causa dell’età il carcere viene tramutato in confino e Galileo, assistito dai suoi allievi, può continuare a dedicarsi ai suoi studi fino alla morte, nel 1642. Tra le sue opere più significative oltre al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo si può ricordare il Saggiatore. Galileo è considerato il più grande scrittore italiano del Seicento per la chiarezza della prosa, il rigore del ragionamento, la vivacità intellettuale. Questo suo impegno si riflette in una scrittura che alterna pagine di tagliente ironia a momenti di grande commozione e poesia.
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