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Feuerbach e Marx - Alienazione


Feuerbach era un filosofo tedesco che aveva sostenuto che la teologia era un'antropologia. L'uomo, ponendo le proprie aspirazioni, i propri desideri più alti fuori di sé, li ha alienati, oggettivandoli in una divinità. È stato dunque lui a creare Dio, non il contrario. La religione è quindi proiezione dell'essenza dell'uomo: "la coscienza di Dio è la coscienza che l'uomo ha di se stesso. Secondo Feuerbach, questo processo di alienazione avviene perché l'uomo vuole alleviare il suo cuore oppresso e infelice di fronte ad un mondo ostile.

Secondo Marx, storico, sociologo, filosofo ed economista il motivo per cui l'uomo aliena se stesso, rendendosi schiavo della religione, non è strumentale ma è legato alla particolare struttura economico-politica: è il capitalismo che impedisce all'uomo il suo sviluppo e la sua liberazione. Non basta quindi denunciare l'alienazione religiosa, ma bisogna trasformare la struttura capitalistica, insieme con le condizioni di vita che permettono a questa religione - sovrastruttura ideologica - di prosperare. L'alienazione economica sta alla base di tutto e il proletariato è il suo destinatario. L'operaio che vende il proprio lavoro al capitalista, vive un'alienazione rispetto al prodotto del proprio lavoro, che non gli appartiene, un'alienazione rispetto all'attività lavorativa, poiché egli diviene strumento asservito la macchina, e un'alienazione rispetto alla sua essenza umana, poiché il suo lavoro non gli permette di esprimere ciò che è specifico della natura umana.

La "prassi" è il processo di disalienazione: non una semplice critica alla religione - ateismo - ma un percorso di riconquista da parte dell'uomo della sua essenza - comunismo.

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