Mongo95 di Mongo95
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Ad interessarlo era soprattutto la matematica, dove c’è una strada buona da seguire. Ma da un altro lato la critica anche, cioè non capisce perchè si dovesse studiare soprattutto la matematica applica alla arti meccaniche (in particolare il genio militare) e invece non si cercasse di sfruttare la sua certezza per qualcosa di più importante. E tutti possono arrivare alla comprensione della matematica. E con questa affermazione Descartes si allontana con decisione dai saperi ermetici di successo nel Rinascimento, un sapere magico riservato e iniziatico. Invece le matematiche, con l’applicazione, sono semplici e raggiungibili universalmente.
Si parla di teologia e filosofia. Le verità della della teologia sono disponibili a tutti, quindi i ragionamenti sottili di Cartesio stesso non servirebbero. Le verità rivelate sono al di sopra della nostra intelligenza, forse detto con un filo di ironia. Idem per quanto riguarda la filosofia, di cui afferma non dirà nulla. In ogni caso, il suo bersaglio non è tanto la filosofia scolastica nel suo acme tommasiano, ma quella a lui più vicina, considerata ormai obsoleta. La filosofia gli si presenta come una serie di dispute, viste come una sorta di velo verso la ricerca di una verità che non può che essere una, anche tra fede e ragione. Descartes non crede in qualsiasi sapere congetturale e probabilistico, l’unica ragione è quella che dà la certezza esente da dubbi. Il verosimile viene messo sullo stesso piano del falso, esiste una sola verità. Il primo attacco alla filosofia affermava che fosse soltanto retorica, ora invece la si riduce a dispute. La terza battuta sarà poi nella Seconda parte, contro chi ritiene che la filosofia della scuola sia una scienza.

Le altre scienze, diritto e medicina, servono solo agli onori e alla gloria. Da tutto ciò si vuole tenere lontano, senza dare un giudizio particolare, semplicemente non gli importa e non gli dà peso. Per quanto riguarda le scienze curiose, ne prende decisamente le distanze, definendole come sbagliate. E si attacca nettissimamente il sapere iniziatico di quell’ambiente rinascimentale da cui vuole staccarsi. Effettivamente prende le distanze da tutto, facendo tabula rasa, negando tutto. Infatti, appena può, abbandona lo studio, per cercare invece un qualcosa nella sua ragione, che è universale, oppure nel grande libro del mondo, nell’osservazione, nei viaggi. L’importanza è nell’esperienza, soprattutto nella diversità che si va a scoprire. Diversità che va a essere maggiormente utile, anche se si ritiene che esista una sola verità, abituati a cercare escludendo, negando e cercando di evitare gli errori, fino a vedere se alla fine resta qualcosa. E tutto ciò naturalmente accompagnato dalla riflessione. Cercando la verità in se stesso, ma anche in giro, forse troverà qualcosa che davvero può interessare. Se il giudizio fosse sbagliato, si ritorcerebbe contro se stessi, e se la verità davvero ci tocca si sta attenti a non sbagliare. L’uomo di lettere isolato che non fa esperienze e non corre pericoli, non confrontandosi, le sue speculazioni non avranno conseguenza alcuna. Ma sola vanità, un puro elucubrare su se stesso senza esperienza. Autoanalisi e libro del mondo sono entrambi necessari. La verità è una sola, e Descartes si impegnerà soltanto su questa unica strada.
L’idea che tutto il periodo di circa dieci anni di viaggi lo abbia portato a provare un po’ tutto, senza dare per scontato nulla, tentando di liberarsi da tutti i fardelli che ha acquisito attraverso la conoscenza sensibile e le opinioni ricevute nell’infanzia. L’essersi allontanato dai libri e dal paese è stato un aiuto. E prende la decisione di studiare se stesso. È questo l’inizio della scienza, l’inizio dello studio della mente. Per cercare la verità, in primo luogo bisogna capire come funziona la propria mente, in caso contrario non si potrà mai avere uno sguardo lucido sul mondo. è l'inizio’del trascendentalismo. Il tutto senza credere di essere superiori agli altri.

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