Mongo95 di Mongo95
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Racconta della notte del 11 novembre 119, in cui ha l’illuminazione sulla scienza mirabile. Quella stessa notte, dopo aver capito di doversi liberare di tutto e l’idea ancora vaga e confusa di avere in mano uno strumento che forse può portare verso la verità, ha anche tre sogni. Di questi scrive in un altro testo, ritrovato a Stoccolma, in un inventario raccolto da varie persone. Il primo a trascriverli sarà Baie. Qualcuno afferma che la scienza di Descartes sia basata puramente su questi sogni, e produce dunque delle favole. Tali sogni per lui sembrano essere “dall’alto”, cioè mandati da Dio, con un valore simbolico. In un sogno, tra vicissitudini varie, si trova sempre sbilanciato e storto, spinto dal vento, sul lato sinistro. Nel secondo compaiono illusioni ottiche (errori da studiare per cercare il vero), da cui però riesce a sfuggire, dal difetto dagli occhi. Nel terzo, l’unico non inquietante, ha visione di un dizionario e di un altro libro che non riesce ad identificare, ma che poi si rivela essere una raccolta di poesie. Durante la lettura gli compaiono i versi: Quod vitae sectabur iter? Che cosa farà nella vita? In un altro componimento si ha il verso “est et non”, si e no. C’è una continua confusione tra i due libri. In questo caso e dubbioso se si tratti di un sogno o di una visione nella realtà. Capisce che si tratta del primo caso, a dire il vero già durante il sonno inizia a interpretarlo. Giudica che i dizionari sono tutte le scienze riunite insieme la raccolta di poesie è invece la filosofia e la saggezza riunite. Poesia come veicolo della filosofia, per via della natura divina dell’entusiasmo (Platone, Fedro). Semi di saggezza che sono luminosi, la fonte della saggezza è sempre la luce. La saggezza fa sprigionare delle luci che illuminano il sapere e le nostre vite. I versi indicano il buon consiglio di un saggio, la teologia morale addirittura, cioè idee che vengono dall’alto. Si sveglia e continua l’interpretazione, non c’è differenza valutativa tra il sogno e la veglia. Est et non, indica la verità e la falsità. Si persuade che è lo Spirito della Verità che gli ha voluto aprire lo sguardo sui tesori di tutte le scienze, alla scienza mirabile. L’ultimo sogno, gradevole, indica l’avvenire, la strada che intraprenderà nella ricerca della verità, cioè ciò che gli sarebbe accaduto nel resto della vita. Un sogno premonitore. Mentre i due sogni precedenti sono avvertimenti minacciosi sulla sua vita passata, forse non così tanto innocente. Il melone è l’incanto della solitudine. Il vento è il cattivo genio che cerca di gettarlo in un luogo in cui volontariamente voleva andare il tuono è lo spirito della verità che giunge su di lui per possederlo. Fulmine che è sempre luce, a cui segue il tuono. Luce metafora della visione, che porta alla verità.

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