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Renée Descartes, latinizzato Renato Cartesio, è considerato il primo filosofo dell’età moderna, che ha dato il via a quel soggettivismo che è ancora oggi caratteristico dell’essere e del sentire umano. Ha saputo sfruttare, legare fra loro con forti nessi le più significative istanze della sua epoca: voglia di ricerca, il senso profondo del dubbio e il sogno di realizzare un sistema unitario correlato dialogante del sapere, cioè un sapere enciclopedico. È anche grazie a lui che oggi è dato per vero che l’esigenza dell’uomo sia quella di ricercare, capire comprendere e di fare rete fra saperi e scienze.

Si interessa di conoscenza, perché leggendo gli autori antichi gli sembrava di poter conversare con loro. La conversazione non è però ascolto, ma gusto per lo scavare. Gli sembra di cavalcare i secoli e le epoche, di essere con Tucidide, Cicerone, Tommaso ma senza disdegnare i contemporanei. Dopo questi otto o nove anni in cui dice di essere stato allievo diligente, si accorge di essere stato riempito di favole, derivate dalla cattiva gestione dei sensi, propugnate come verità. Comincia a chiedersi quale sia l’elemento che gli permette di individuare il discrimine, il vero e il falso. Qual è l’evidenza che non può essere scardinata da alcunché? Qual è la pietra angolare, il mattone, il primo elemento, che non può essere messo in dubbio, da cui partire per la costruzione del proprio edificio del sapere? L’edificio del sapere deve essere infatti solido e sicuro, non scardinabile da altre idee. I materiali della costruzione devono essere esaminati nella loro chiarezza, evidenza e solidità. Cartesio ricerca un metodo per ben giudicare il vero dal falso.

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