Mongo95 di Mongo95
Ominide 2386 punti

La loro prima cattedra è Parigi, nel 1228, con Giovanni di Saint-Gilles, nel convento di Saint-Jacques. Questo Ordine sviluppa un atteggiamento radicalmente diverso nei confronti della filosofia, di Aristotele e dei suoi interpreti arabi. Ciò lo si deve alle figure di Alberto Magno e Tommaso d’Acquino, entrambi membri della commissione che nel 1259, durante il capitolo di Valenciennes, elaborò e riuscì a far approvare una serie di proposte sulla riorganizzazione degli studi all’interno dell’Ordine. Una riforma che mirava ad assicurare una centralità assoluta allo studio nella vita stessa dell’Ordine.
o Alberto Magno
La sua campagna contro gli “ignoranti che vogliono in tutti i modi combattere l’uso della filosofia” era già iniziata nel 1248 quando aveva fondato un nuovo studium domenicano a Colonia, dove mette mano al progetto di un’esposizione sistematica di tutti gli scritti aristotelici. Può essere quindi considerato come il vero iniziatore dell’aristotelismo latino, una tradizione in cui la filosofia non è più vista come qualcosa di contrapposto o antitetico, verso cui avere una posizione aggressiva o difensiva, ma come un insieme dottrinale che non solo merita, ma in qualche modo deve essere studiato in sé. C’è autonomia e distinzione degli ambiti tra teologia e filosofia, dal momento che una si fonda sulla rivelazione, e l’altra sulla ragione. La filosofia procede dunque secondo le regole del discorso dimostrativo, cerca di spiegare la natura in base alle sue cause intrinseche, e si sforza infine di arrivare a Dio già in questa vita. Il limite ultimo è però dato dall’impossibilità di riconoscere il ruolo della volontà divina, perché è contro ogni principio filosofico che la Causa prima agisca in modo volontario. Il Dio della filosofia agisce piuttosto in modo immutabile e necessario.

Il modo in cui Alberto concepisce l’Universo rispecchia una fusione di aristotelismo e neoplatonismo: forme intelligibili da cui dipendono le cose sensibili. Il pensiero delle intelligenze ha pertanto un carattere produttivo. Ma, come se le intelligenze guidassero dall’altro, attraverso il movimento dei cieli, lo sviluppo delle potenzialità presenti nella materia sublunare, assicurando il corso ordinato dei processi naturali: le operazioni della natura, quindi, sono operazioni dell’intelligenza. Quanto alle intelligenze stesse, esse fluiscono dalla Causa prima, immutabilmente e per sovrabbondanza.
Per quanto riguarda l’anima, essa organizza e vivifica il carpo, ma è al fondo dell’intellettualità pura. L’uomo si identifica con l’intelletto. L’intelletto possibili/potenziale è più ricettivo che attivo, ma al di là di esso, l’uomo possiede anche un intelletto agente che è sempre in contatto con l’intellettualità pura, ed è in grado di produrre in noi le forme intelligibili. Il nostro compito è dunque quello di riportare l’intelletto possibile a quello agente, di realizzare la loro unione in tre distinti modi:
1. Come potenza/facoltà
2. Come causa efficiente
3. Come forma
Se i primi due sono modi puramente naturali, con ogni uomo che possiede questa potenza che permette l’astrazione degli intelligibili dalle immagini sensibili e agisce perciò come causa efficiente dei contenuti del nostro pensiero; il vero obiettivo è tuttavia far sì che tale intelletto si unisca a noi anche come forma. Per Alberto, l’intelletto agente è insieme separato e nostro: agisce sempre come causa efficiente, nel senso che rende possibile l’astrazione degli intelligibili, ma dobbiamo far sì che diventi la nostra vera e propria forma. C’è allora l’idea che il fine della nostra esistenza sia appunto quello di cercare di ricongiungersi all’intelletto agente, attraverso una vita dedita alla pura speculazione. Una volta realizzata tale congiunzione, l’anima umana è in grado di contemplare le altre intelligenze separate e la stessa Causa prima, e di attingere da esse tutte le forme intelligibili. L’anima diventa così un vero e proprio mondo intelligibile. Collocato ormai al di sopra del tempo, il nostro intelletto raggiunge quello stato che Alberto chiama “santo”, con capacità quali anche il predire il futuro e modificare gli eventi o processi naturali. La nostra anima, a differenza di come affermerà poi Tommaso, è dunque in grado di guardare direttamente la fonte di ogni intelligibilità.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Medievale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità