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Gregorio di Nissa - Epektasis


La mutabilità non implica l’impossibilità d'una stabile perfezione, né questa s'identifica con l'immutabilità. Accanto alla mutabilità intesa come alternanza perfezione-imperfezione (Origene), esiste una mutabilità intesa come perenne crestita nel bene. Trattasi di un percorso positivo, che prevede un perenne "passaggio" dal non-essere al più-essere. La tropé, quindi, che è naturale all'uomo, non è solo possibilità di scelta tra il bene e il male, ma è anche passaggio dal bene verso un Bene superiore. Questa tropé è senza fine giacché Dio, il Bene Supremo, è infinito. Poiché la libertà creata può radicarsi nel progresso all'essere-bene, la mutabilità diviene "sostanzialmente" buona. Anzi, mentre l'instabilità dei sensi esprime di per sé immutabilità, la "fissità" dello spirito creato nell'essere-bene è pnncipio di vero movimento (Mys., II, 143-44). I limiti, entro cui trovasi lo spirito creato, non sono soltanto un punto terminale di capacità ma anche possibilità di ulteriore crescita. L'infinito è per l'uomo la successione infinita di spazi interiori sempre finiti. In tal modo Gregorio si oppone alla filosofia greca classica, per la quale il movimento, essendo limite, tende a fermarsi nel possesso del bene che gli manca, sostenendo che, malgrado la soddisfazione momentanea raggiunta, con il diffondersi del bene l'ampiezza dello spirito si dilata rendendosi capace di ricevere un bene più elevato. La crescita, quindi, è sintesi di movimento (κίνησις) e di stasi (στάσις) poiché il movimento non compromette ciò che è stato acquisito, ma lo rende sempre più stabile. Peraltro, Gregorio supera anche la sazietà (κόρος) origeniana: contrariamente ai sensi, la vita dello spirito non conosce sazietà poiché al desiderio si presentano sempre nuovi beni che aprono nuovi orizzonti. Come la vita biologica, anche quella dello spirito è mossa da un desiderio insaziabile verso un movimento perpetuo. Alle contrapposizioni "movimento-stasi", "desiderio-sazietà", formulate dai pensatori anteriori (pagani, Origene), Gregorio contrappone "movimento a movimento", "desiderio a desiderio". Contro la ciclicità della materia, egli oppone il bene al male in un progresso lineare (κατ’εὐθεῖαν).
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