Mongo95 di Mongo95
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Il primo a formulare una cosmologia completa. In cima al suo sistema pone l’Uno, o meglio, il “primo essere/esistente”. Dio insomma. L’Uno pensa se stesso e a nient altro, per non moltiplicarsi. Facendo ciò emana (fayd) il “primo intelletto”. In questo modo si pone Dio fuori dalla catena dell’essere, fuori della materialità e si dà all’idea di intelletto un carattere metafisico.
Il primo intelletto pensa all’Uno, e facendo ciò emana il “secondo intelletto”.
Il primo intelletto non deve salvaguardare la propria unicità, può anche essere molteplice. Allora il secondo intelletto pensa sia all’Uno, emanando il terzo intelletto; ma pensa anche a se stesso, emanando la sfera del “primo cielo”. Parte un processo a catena di intelletti che pensano a se stessi (emanando una sfera celeste) e che pensano all’Uno (emanando un intelletto “inferiore”). È un processo di puro pensiero e intellezione. Nel momento dell’emanazione avviene uno scarto ontologico, che conferisce uno status di inferiorià all’intelletto emanato.

Il cielo che muove al sfera della Luna è connesso all’“intelletto agente”, che non ha più la forza di emanare ulteriormente. Allora va ad operare sull’intelletto umano: l’intelligenza agente è il livello in cui il mondo umano si connette al mondo celeste, consente a noi uomini di oscura base materiale di elevarci e metterci in connessione con il grande ingranaggio della struttura cosmica.

Per quanto riguarda l’intelletto umano, si distingue quindi in diversi livelli:
i. Intelletto materiale/potenziale: il sostrato che riceve i dati sensoriali, le percezioni. Venendo inverato dall’intelligenza agente, trasforma i dati sensoriali in intelligibili, quindi conservabili
ii. Intelletto in atto: è il sostrato che interviene nel momento della trasformazione dei dati da sensibili a intelligibili. È quindi la realizzazione della propria potenzialità
iii. Intelletto in habitu: la capacità di pensare. Un’inclinazione, una qualità propria dell’uomo. Se con intelletto materiale si intendeva una specie di “strato fisico” su cui si imprime la forma, a questo livello si ha la qualità che consente a tale materiale di ricevere la luce dell’intelligenza agente e trasformare il senso in intelligibile
iv. Intelletto acquisito: l’intelletto, perfezionando al massimo le proprie capacità intellettive e ricevendo gli intelligibili più puri, si connette all’intelligenza agente, diventando intelletto acquisito. È l’intelletto in atto che si purifica fino ad essere in grado di ricevere intelligibili puri, quindi può captare l’energia dell’intelligenza agente e divenire intelletto acquisito.
Non si tratta di quattro elementi distinti, ma sfaccettature e qualità dell’intelletto che interagiscono reciprocamente. Sono i filosofi che entrano in contatto con l’intelligenza agente, senza perdere però il livello del corpo: smaterializzazione nella permanenza della corporeità.

L’intelletto acquisito è la parte più divina dell’uomo, quando si connette all’intelligenza agente raggiunge il massimo delle sue possibilità di elevazione. Non può mai arrivare a Dio, nemmeno al primo intelletto, ma si limita al decimo intelletto. La capacità di spiritualizzarsi arriva fino ad un certo punto perché anche in questo tipo divino connessione, l’Uno rimane inaccessibile.
L’unione tra intelletto e intelligenza agente garantisce l’immortalità, ma ne consegue la perdita della propria individualità. Le anime immortali, dopo la morte, si uniscono in un’unica “grande anima”. Dissoluzione della propria individualità nell’unica intelligenza. Gli uomini non sono immortali di per sé, ma lo diventano scomparendo assorbiti in una grande anima intellettiva. Quindi, ereticamente, l’immortalità è impersonale e selettiva: Solo i filosofi possono accedervi, l’uomo comune non ha maturato il proprio intelletto fino al livello di perfezione adatto. Muore con la morte del corpo.

Anche la questione della felicità è influenzata: la vera felicità corrisponde al perfezionamento dell’intelletto, cioè nel conoscere. È la “felicità mentale”, “felicità del pensare”, che è comunque selettiva, rivolgendosi solo a chi sa pensare. Al di là dell’elitarismo filosofico, inoltre la felicità è esclusivamente terrena: l’immortalità non è individuale, il singolo non saprà mai di essere felice. Lo può essere solo sulla terra nel momento in cui pensa. Ciò è l’esatto contrario di quanto afferma la religione, e se la felicità è unicamente terrena, il Paradiso è un concetto inutile.

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