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Aristotele nel 1200

Le opere di Aristotele nel 1200 erano conosciute in Europa soltanto grazie ai commenti e alle traduzioni che i maggiori filosofi arabi, Avicenna e Averroè, ne avevano fatto, i quali avevano esaltato alcuni aspetti del pensiero aristotelico tralasciandone altri. I filosofi del 1200 avevano un rapporto particolare con Aristotele: vi erano dei filosofi, che possiamo definire “ progressisti “, che idolatravano la figura di Aristotele, arrivando a paragonarlo ad un santo, e consideravano vero ogni singola parola che egli aveva scritto. Gli scritti di Aristotele, all’epoca, erano anche costellati dal pensiero di Averroè e Avicenna che, commentando e traducendo i testi aristotelici, avevano aggiunto delle annotazioni proprie del loro pensiero. Poiché il pensiero di Averroè era caratterizzato da una forte polemica nei confronti delle religioni rivelate, sia il cristianesimo che l’Islam, egli aveva introdotto negli scritti di Aristotele la sua dottrina della doppia verità: secondo Averroè esistono due verità, quella della fede e della ragione, ed esistono affermazioni vere per la ragione che non sono tali per la fede e viceversa: in tal modo Averroè smentiva il pensiero agostiniano in base al quale la ragione e la fede vanno di pari passo. Secondo altri pensatori medievali Aristotele veniva considerato la personificazione del demonio e, per non accettare le affermazioni eretiche contenute negli scritti di Aristotele lo aboliscono in toto. Per Tommaso, invece, Aristotele ha fatto affermazioni sia giuste che sbagliate e sono quindi sbagliate entrambe le posizioni dell’epoca in quanto bisogna leggere i testi aristotelici metodologicamente e analizzarli con cura soprattutto perché alcune affermazioni di Aristotele possono essere giustificate dal fatto che egli non conoscesse Cristo.

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