pexolo di pexolo
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Il Circolo di Vienna scelse tra i propri riferimenti Wittgenstein, e lo invitò a dialogare; egli, leggendo a Schlick e collaboratori il suo Tractatus, ne ottenne spunti di ripensamento in senso nominalistico; appunti di tali conversazioni, presi da Weissmann, servirono per la pubblicazione postuma di Osservazioni filosofiche. Da tali colloqui Wittgenstein fu ancor più orientato a svalutare quelle parti della filosofia che non fossero l'analisi logico-linguistica, e si orientò ad analizzare il linguaggio non più in relazione ai «fatti», bensì in un ambito vasto, comprendente i linguaggi comuni e le regole che determinano usi e convenzioni sociali. In tal modo, considerando che usiamo le parole per indicare realtà sempre nuove (dando luogo a nuovi significati, anche attraverso il «gioco linguistico») non ha più senso il linguaggio alla maniera in cui era stato inteso nel Tractatus. La filosofia finisce col limitarsi a indicare la metodologia più efficace per evitare gli equivoci delle norme applicative dei segni linguistici. Come nel gioco, cosi nel linguaggio ci sono regole e strumenti (principi logici e parole) che fanno funzionare il sistema stesso; il significato delle parole è comprensibile (e muta) in funzione del complessivo gioco-linguaggio.

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