Mongo95 di Mongo95
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Sudanese, nato nel 1909 da una famiglia di medio livello. Si diploma ingegnere agrario presso la più prestigiosa scuola del paese, il Gordon College di Karthum. Diventa impiegato statale, lascia presto questo ruolo per dedicarsi all’attività politica. Negli anni ’40 fonda il partito nazionalista “Fratelli repubblicani”, che basa gran parte della sua attività pubblica nella lotta contro gli inglesi.
Fatto importante è che l’Islam sudanese è relativamente recente, essendosi affermato soltanto a partire dal 16° secolo con un sultanato. È un’Islam, caso unico, molto meticciato con il sufismo. In Sudan i credenti, praticamente, sono tutti appartenenti a delle confraternite mistiche. I Fratelli repubblicani rappresentano una sorta di “terza variante” rispetto alla due principali confraternite mistiche sudanesi:
1. Ansar: ispirata da Mahdi, un giovane mistico e capo militare che tra il 1880 e il 1885 ha creato in Sudan un impero millenaristico, poi distrutto dagli inglesi. Questa confraternita è sempre stata filo-egiziana, cioè favorevole alla riunificazione del Sudan con l’Egitto

2. Khatmiyya: invece erano filo-sudanesi, negando la necessità di unificazione
Per tutta la storia del Sudam, le due sette si erano fatte la guerra a vicenda. Il Paese diventa indipendente nel 1956, e Taha è il suo partito sono stati protagonisti di una fase della storia repubblicana. Negli anni’70 il Sudan era governato da una giunta militare guidata dal generale Nimeiry. Egli era laico, se non nasseriano socialista, per poi convertirsi all’Islam e imporre al Sudan leggi islamiche molto rigide. Taha si ribella a questo fatto, viene accusato di apostasia e quindi impiccato nel 1985. Poco dopo una rivoluzione popolare costringe Nimeiry alla fuga. Taha è quindi un martire, un shahid. La sua figura era talmente centrale che dopo la sua morte i Fratelli repubblicani si disperdono.
Taha non è uno scrittore molto prolifico, ma un'opera è fondamentale per le sue teorie:

  • Trattato sulla preghiera
La preghiera è l’atto fondamentale della fede. Il ragionamento è generale, al di là della distinzione tra salat e du’a. Al riguardo compie un’esegesi del brano coranico che narra l’esperienza del Profeta in Paradiso: tale fatto è avvenuto realmente, sia spiritualmente che fisicamente. La vera preghiera dovrebbe essere la ripetizione di questa esperienza, perché con essa il Profeta è diventato pienamente cosciente di se stesso. La preghiera è l’atto grazie al quale l’uomo diventa Dio (“indiamento”, cioè un tale grado di autoconsapevolezza e di consapevolezza del rapporto che intrattiene con Dio, che in qualche modo perde la sua identità. È un concetto intrinseco a quello di fana’, cioè l’obnubilamento, il momento estatico che fa perdere all’uomo la sua identità e la coscienza si identifica con la realtà divina. O, se si vuole essere più “ortodossi”, è il momento in cui la distanza uomo-Dio viene per lo meno accorciata. Si ha quindi l’aspetto dell’individualismo, che è rarissimo nel pensiero mistico, ma anche nella cultura islamica generale. L’uomo, nella preghiera, è prima di tutto un individuo: si va al di là del suo aspetto comunitario, con l’atto del pregare che ha anche sanzione giuridica. Quindi in Taha si ha il “rischio cristianizzante” della preghiera, con l’accorciamento della distanza tra Creatore e creature.
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