pexolo di pexolo
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L'Evoluzionismo spenceriano ha radici prossime nella teoria comtiana dello sviluppo delle scienze, e radici remote nel Romanticismo, per esempio nella assolutezza attribuita alla realtà naturale (« Nulla si crea, nulla si distrugge »). Il compito della filosofia è di interpretare unitariamente le diverse realtà, attraverso le leggi del loro sviluppo. La filosofia, quindi, traccia i caratteri e i limiti della scienza come conoscenza perfettibile, relativa ai « fenomeni », limitata dall'« inconoscibile ». L'assoluto non è oggetto di conoscenza scientifica, perché l'ambito di questa è ristretto al fenomenico. La realtà si trasforma continuamente, secondo leggi deterministiche obiettive e costanti; a esse si adeguano non solo la materia e la natura, ma anche (concetto molto rassicurante per le speranze e i progetti d'ordine e di sviluppo della società borghese) i popoli e le nazioni: l'universo intero. In tutte le realtà esistenti v'è una evoluzione, attraverso successive trasformazioni acquisite a-posteriori (da un punto dì vista filogenetico) e di cui gli individui fruiscono a-priori. Tutti gli esseri evolvono da una comune matrice (principio naturalistico della «continuità»). In Primi principi, Spencer spiegò che l'evoluzione consiste sia di « integrazione di materia» e concomitante « dissipazione di movimento »; sia del passaggio della materia da un'infinita omogeneità, all'eterogeneità di ciò che è delimitato e concreto.

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