pexolo di pexolo
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Ripresa della tradizione empiristica


Russell studiò se fosse possibile fondare, come avevano fatto l'Empirismo e il Positivismo, i processi conoscitivi oggettivi e universali esclusivamente sull'esperienza (cfr. Mill) e, quindi, cercò di individuare i limiti dell'umana esperienza: un tema rimasto aperto nell'Empirismo classico, dopo lo sviluppo scettico della dottrina di Hume. L'Empirismo classico risolve le possibilità di conoscenza tutta nell'esperienza, e sostiene che le percezioni consistono di sensazioni elementari («qualità secondarie»; è vero che Locke ammette l'esistenza di qualità primarie dei corpi, ma Hume nega la «sostanza» esterna e la stessa sostanza interna, o «io». Russell corresse questo Empirismo con il Realismo: mentre il primo toglie carattere di sostanzialità agli oggetti, il secondo, invece, ritiene che l'esistenza di essi è reale e indipendente dal soggetto. Con tale integrazione, a parere di Russell, il metodo empiristico è il più attendibile o, almeno, il meno inadeguato, per quanto resti uno strumento piuttosto spuntato (per usare un'immagine di Hume). Comunque, Russell è consapevole che l'inferenza empirica non fornisce elementi su cui fondare, conclusivamente, la generalizzazione, e che, quindi, la conoscenza umana non è altro che la semplice «descrizione di fatti»; tutte le proposizioni di tipo valutativo restano al di fuori del campo della obiettività.
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