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Nietzsche


Vita

Nasce a Röcken vicino a Lipsia , il 15 ottobre del '44, ha una sorella maggiore di nove anni Elisabeth e un fratello minore che morì in tenera età. Condusse gli studi ginnasiali (liceo classico) nel liceo privato di Pforta, dove apprese la letteratura classica il latino e imparò a suonare il pianoforte.
La sua educazione fu seguita dalla madre e dalla zia , essendo il padre morto quando lui era bambino. Il padre accusò un forte esaurimento nervoso e pare che la tara della pazzia lo avesse riguardato. Frequentò i corsi di filologia classica presso l'università di Lipsia. La lettura da autodidatta di Schopenhauer lo avvicinò allo studio della filosofia.

Nel 1868 incontrò il musicista e compositore Richard Wagner con cui iniziò una solida amicizia. Diventato professore di filologia ottenne la cattedra presso l'università Svizzera di Basilea. (1869) .

Nel dicembre 1871 compose la sua prima opere filosofica .

Tra il '73 ed il '76 compose 4 " considerazioni inattuali " di cui la più importante è la 2° , dedicata alla filosofia della storia ed intitolata "sull'utilità e il danno della storia per la vita" .
L'ultima considerazione è dedicata a Schopenhauer come educatore : Nietzsche riconobbe al pensatore quella qualità che Schopenhauer aveva rivendicato per se stesso contro Hegel, cioè l'autenticità nell'essere un professore sincero , coraggioso nel proporre una visione sconsolata , ma veritiera della vita , cioè l'autenticità nell'essere un professore sincero e coraggioso nel proporre una visione sconsolata ma veridica della vita; contro Hegel, falso maestro ,pensatore sofistico, ingannatore dei suoi studenti nel proporre la giustificazione razionale di tutto l'esistente.
La terza considerazione è dedicata a Wagner da lui considerato l'eroe estetico contemporaneo, colui che ha proposto nel presente la visione dionisiaca della vita. 

Nel 1878, 10 anni dopo l'incontro, Nietzsche taglia i ponti con Wagner la cui casa e la cui moglie Cosima Wagner aveva frequentato a Lipsia. Wagner aveva rappresentato un dramma teatrale a sfondo Cristiano intitolato Parsival, la cui vicenda ruotava attorno alla ricerca del Sacro graal. A Nietzsche la trattazione di questa tematica trasmetteva poi un segno di debolezza del musicista: questi aveva esaltato nel suo teatro musicale la prorompenza della vita, mentre ora rinnegava la sua vitalità e spontaneità inquadrandola negli schemi restrittivi dei canoni cristiani quali l'accettazione del senso di colpa della sofferenza come tributo per la spiritualizzazione, dell'io del porgere l'altra guancia in segno di perdono o di remissività antiviolenta.
Per questi motivi Wagner non può più rappresentare un modello culturale per l'epoca presente. Nietzsche scrisse una Lettera d'addio al suo amico illustrando le sue ragioni e da quel momento non vuole più avere rapporti con lui.

A partire dal 1878 inizia la fase illuministica del pensiero nietzschiano con la pubblicazione "umano troppo umano, un libro per gli spiriti liberi", "Aurora"(1881) è la più importante che teorizza la morte di Dio cioè "la gaia scienza" (1882).

In queste opere Nietzsche prese le distanze dai riferimenti culturali precedenti a Schopenhauer del quale rifiutò il pessimismo unilaterale; da Wagner, che non perdono per la sua conversione al cristianesimo e per essersi avvicinato al potere politico onde ottenere finanziamenti per la costruzione del grande teatro Bayreuth. 

Nel 1873 iniziarono a manifestarsi I primi segni della sua malattia, che lo costringerà ad interrompere a più riprese il suo insegnamento, così che nel 1879 rassegnò le dimissioni ottenendo una modesta pensione.
Probabilmente si trattava di un peggioramento di una malattia del sangue contratto a seguito di un rapporto non protetto in cui era incorso alla sifilide. Allo stadio avanzato lo porterà alla paralisi progressiva e alla demenza.
Per attenuare i sintomi del male (forti e insistenti mal di testa insonnia depressione) , Nietzsche compì numerosi viaggi nei luoghi più ameni della nostra penisola: fu in Sicilia in Costa Azzurra e in Val Engadina. Nel 1882 a Roma incontrò Lai von Solomè, un'aristocratica russa di origine francese che aveva conosciuto Freud e che era diventata la prima donna psicoanalista verso la quale manifestò una passione profonda non corrisposta. La relazione durò alcuni mesi finché Lai si lega sentimentalmente al migliore amico di Nietzsche il medico Paul Rée.

Tra il 1888-1889 Nietzsche risiede a Torino dove agli inizi del 1889 è colto da una crisi di follia. Rientrato in Germania è affidato alle cure della madre, morì a Weima il 25 agosto del 1900.

Nascita della Tragedia


La prima fase del principio nicciano è detta estetica poiché il filosofo riconosce all'arte il compito di liberare l'anima degli occidentali dal peso schiacciante dei principi della moralità cristiana.
L'autore preferito è Schopenhauer il quale è giudicato un docente autentico per aver voluto indicare la vera essenza della vita nel dolore al di là delle giustificazioni razionali hegeliane di essa. Egli avrebbe così raggiunto la radice noumenica dell'essere al di là dell' apparenza fenomenica.
Tuttavia il suo errore sarebbe stato quello di aver detto no alla vita rilevandone solo gli aspetti pessimistici (la vita è solo dolore), per Nietzsche occorre dire sì alla vita Considerandola nella pluralità composita dei suoi aspetti, positivi e negativi, per poterla assaporare nella sua globalità.

Queste idee Nietzsche le traspone nella sua prima opera del dicembre 1891 "la nascita della tragedia". La scrive mentre è professore di lingua e letteratura greca presso l'Università di Basilea in Svizzera dove fino a subito entra in dissidio con i suoi colleghi circa l'approccio di studio ai testi classici.
Gli accademici traducevano soprattutto opere del periodo classico Greco (V sec a.C.) quando la cultura greca raggiunse l'apogeo, Inoltre ad avviso di Nietzsche consideravano i testi come produzioni linguistiche dissociando la lingua dallo spirito del popolo che la utilizzava. E così facendo trattavano i testi come reperti archeologici senza vita quasi come un materiale ossificato.

Nietzsche, invece, propende per uno studio filosofico di testi del periodo preclassico in cui lo spirito Greco era autentico, spontaneo, non preoccupato di raggiungere alti livelli di compostezza di armonia. Nietzsche riprende i testi della religione greca originaria e le opere tragiche di Eschilo e Sofocle.

"La nascita della tragedia" entra subito nel centro della questione: pone il problema dell'origine del pessimismo greco, se questo sia da interpretare come sintomo di decadenza se, invece, possa esistere una forma di pessimismo nobile. Per avvalorare questa seconda tesi Nietzsche introduce il lettore a due forze o spiriti opposti e simmetrici dell'apollineo e del dionisiaco.

Lo spirito Apollineo: razionalità

Deriva il suo nome da Apollo, il dio della luce, della Bellezza sfolgorante espressa dall'armonia plastica delle sue forme fisiche. Tale spirito Infatti è simbolo della calma equilibrata delle divinità olimpiche, simbolo delle Arti plastiche (scultura) e del sogno In quanto nella dimensione onirica la realtà viene trasfigurata presentando solo i suoi aspetti migliori. Infine lo spirito apollineo è l'emblema della razionalità mediatrice che compone i contrasti.

Lo spirito dionisiaco: istintualità

Deriva il suo nome dal dio Dioniso, il dio dell'abbrezza, della scompostezza, dell'esagerazione perché la sua natura è ribelle, non si contiene entro i limiti della disposizioni morali o delle convenzioni sociali quindi è l'espressione della massima naturalità.
A Dioniso nell'antica Grecia erano dedicate feste orgiastiche in cui il Dio era preceduto da un gruppo di baccanti in preda ai fumi delle droghe di dell'alcol la cui assunzione cosa va una temporanea perdita di identità.
Cosicché se l'apollineo, in virtù della razionalità che esprime, focalizzava il principio di individuazione che distingueva e differenziava gli enti in modo specifico, il dionisiaco rappresentava il dominio dell'indistinto.
Non per nulla il dionisiaco è riconducibile alla notte così come l'apollineo e sotto l'insegna della luce del giorno.

Nelle tragedie preclassiche i suddetti due spiriti erano compresenti e complementari.
- l'apollineo era proposto dalla recitazione degli attori sulla scena (la parola Infatti è la trasposizione del Logos)
- Il dionisiaco si proponeva attraverso la danza, il canto e la musica degli attori. Inoltre il coro aveva il compito cantando suonando di edificare le dimensione emozionale che gli attori comunicavano tramite comportamenti non verbali (danza e canto). Sul palco gli attori indossavano le maschere raffiguranti volti di dei, semidei, eroi e inscenavano drammi universali e perciò comprensibili dal pubblico che era così in grado di provarne la catarsi, cioè la purificazione dalle connotazioni individuali attraverso cui entrava nell'essenza dell'essere e si ricongiungeva temporaneamente con il resto dell'umanità.

Euripide e Socrate: eccessiva razionalità

Il pensiero filosofico retrostante alla tragedia preclassica era l'Eraclitismo, la filosofia del divenire secondo cui la vita non è mai uguale a se stessa, non si cristallizza in forme definite. Con la tragedia di Euripide (V sec a.C), secondo Nietzsche la tragedia preclassica muore o comunque si avvia verso la decadenza e con essa l'autenticità dello spirito greco.

Infatti nelle tragedie euripidee lo spirito apollineo prende il sopravvento: gli attori non danzano né cantano ma si dilungano in discorsi logorroici così che la parola e quindi la razionalità prevalgono. Non indossano le maschere quindi non rappresentano valori universalmente condivisibili ma connotazioni psicologiche fortemente identificate dagli abiti indossati, dal trucco, dalle acconciature al fine di evidenziare le differenze reciproche.
Pertanto il principio di individuazione faceva da padrone.
Gli attori recitavano soltanto, non danzavano e cantavano, ed il coro aveva un l'unica funzione di illustrare con discorsi più dettagliati i dialoghi scenici. In questo modo i sentimenti e le emozioni, cioè la componente irrazionale della comunicazione scenica, era quasi assente e ciò non consentiva al pubblico di vivere la catarsi. Nei dialoghi i temi proposti erano faccende della vita quotidiana o beghe e intricate, che riflettevano le discussioni superficiali e a volte inconcludenti della vita privata dei cittadini.

Il retroterra culturale della tragedia euripidea é la filosofia socratica. Socrate è definito da Nietzsche un filosofo teoretico, perché separando l'anima dal corpo, privilegiando l'anima al punto da ribadire che l'uomo è innanzitutto quest'ultima, perché la morale è espressa da questo, essendo l'anima una ragione etica, Socrate avrebbe considerato solo le ragioni psicologiche a dispetto di quelle somatiche (corporee).
Ora, poiché è attraverso il corpo e la sua comunicazione non verbale che si trasmettono le emozioni sentimenti, a questi ultimi Socrate non dava spazio, riducendo l'uomo ad essere l'espressione di una pure ragione teoretica. Secondo Nietzsche, la responsabilità di Socrate è stata immensa perché dall'impostazione eccessivamente logica della sua riflessione si sarebbe generata la corrente spiritualistica delle filosofie successive:
Il platonismo, il neoplatonismo di plotino, il cristianesimo di San Paolo di Tarso (che contrappose lo spirito alla carne), il cartesianesimo (sostanza pensante, sostanza estesa), Kant e Schopenhauer (fenomeno e noumeno).

In altri termini, questi dualismi metafisici gnoseologici ripropongono nelle varie epoche e in quella contemporanea in particolare, la scissione tra lo spirito apollineo (razionalità) e lo spirito dionisiaco (istintualità) che è responsabile dell'infelicità umana in quanto porta l'uomo a indagare una parte importante di sé.

Wagner: unione di ragione ed emozione

Ad avviso di Nietzsche, nell'epoca a lui presente, l'unico artista in grado di riproporre l'unità dei suddetti due spiriti è il musicista Wagner creatore del teatro musicale.
Wagner Infatti non fu solo un compositore musicale ma anche uno sceneggiatore e scrittore di drammi musicali. Tutte le parti dell'allestimento teatrale erano da lui configurati in modo che si adattassero alla composizione musicale, nella quale prevalevano le tube (trombe, tromboni, bassi, oboe) fautrici di una sonorità prorompente, energia vitale, attraverso cui gli riusciva a tradurre gli opposti primordiali della vita e della morte, della gioia e del dolore.
Per Nietzsche l'arte wagneriana ha una natura metafisica e per questo può essere un valido strumento per la filosofia. La dimensione estetica è centrale nella riflessione del primo Nietzsche, e attraverso di essa si spiega la realtà.
Purtroppo Nietzsche avverte che nonostante la proposta wagneriana, la società occidentale si sta avviando verso un percorso di decadenza, dovuto progressivo imporsi dello spirito anti tragico di tipo socratico-platonico. Di qui, l'esigenza di una rinascita della cultura tragico-eschileo-sofoclea incentrata sull'arte e in particolare sulla musica di cui Wagner è l'emblematica incarnazione.

Filosofia della Storia

Nel 1874 Nietzsche pubblica la seconda delle considerazioni inattuali intitolata "sull'utilità e il danno della storia per la vita", in cui condanna lo storicismo illuministico e romantico responsabile di aver determinato la malattia della civiltà occidentale.
Quest'ultima sta decadendo sotto il peso eccessivo della storia, che blocca le energie e potenzialità creatrici dell'uomo indebolendone la natura e l'operatività.

Infatti, per gli illuministi, la ricerca storica equivaleva all'enciclopedismo, cioè un metodo di riduzione consistente nell' affastellare cioè accatastare e accumulare dati su dati che tuttalpiù nutrono le capacità mnemoniche escludendo quelle di rielaborazione personale. Tale apprendimento storico è quindi sterile.

I romantici reputano invece come Hegel che la storia sia il prodotto di uno spirito razionale Divino immanente in esso e che processualmente la percorre (dialettica). Questo approccio alla storia sottrae all'uomo il protagonismo perché non è lui l'autore di fatti storici.

In generale poi, la cultura storica idolatra i fatti come se la loro presenzialità ed empiricità fosse sufficiente a far sì che essi si impongano per se stessi. Quest'ultimo è l'approccio positivistico.

Secondo Nietzsche, la storia ha invece bisogno di oblio: occorre fermarsi sulla soglia dell'attimo e dimenticare i fatti che affollano e affossano la mente per trovare la libertà di essere se stessi.

La Storia monumentale è rispondente ad un uomo che ha grandi aspirazioni ed è attivo, in quanto riscontrando la grandezza nella storia passata, è convinto di poterla riproporre nel presente con il suo impegno nel recupero e nella riproposizione di ciò che è stato. Purtroppo il suo sguardo verso il passato rischia di ancorarsi troppo ad esso perché solo nel passato egli rintraccia modelli esemplari ed effettivi maestri assenti nel presente. Il rischio in cui incorre è l'idolatria della grandezza passata e Il fanatismo che deriva dalla mitizzazione del passato.

La storia antiquaria è propria di un uomo pusillanime, cioè piccolo, con l'atteggiamento talmente rinunciatario da apparire vile e meschino, che è legato al passato circoscritto del suo nucleo familiare e locale, dell'ambiente in cui è vissuto, a cui guarda con rimpianto e fedeltà al punto da riconoscersi erede di una tradizione. Il rischio di questo approccio storico è il collezionismo che consiste nella mummificazione della vita ossia nella propensione a paralizzare l'agire e ostacolare ogni progetto di cambiamento.

La storia critica è propria dell'uomo che guarda al passato come ad un peso da cui liberarsi e perciò avverte la necessità di rompere con esso allo scopo di ricominciare tutto da capo.
È come se quest'uomo portasse la storia davanti ad un tribunale e la giudicasse per poi condannarla. Chi condanna però, non è la giustizia ma la vita stessa che è sempre ingiusta perché la sua sentenza non scaturisce dalla sorgente pura della conoscenza, ma dalle passioni. L'aspetto negativo di questo tipo di storia è la presunzione di poter decidere il passato con il coltello e tagliare i ponti, dimenticando che noi siamo il risultato delle scelte delle precedenti generazioni dal cui condizionamento non possiamo liberarci del tutto.

Ognuno di questi tre tipi di storia è valido se rimane nel proprio terreno in modo moderato, se invece sviluppa atteggiamenti unilaterali diventa malsano. Gli approcci distorti possono essere corretti da uno sguardo storico che integri le tre tipologie.

Il periodo illuministico

Nietzsche ripudia esplicitamente I Maestri del passato (Schopenhauer e Wagner) e privilegia la prospettiva scientifica a quella estetica per comprendere la vita.
La scienza a cui si riferisce non è quella positivistica, che pur avendo negato la possibilità di conoscere la metafisica è poi incorsa nel l'idolatria altrettanto metafisica dei fatti.
La vera scienza è quella illuministica che si configura come atteggiamento critico, interrogativo, surreale. Essa sottopone al giudizio nei termini di una metodica diffidenza che talvolta sconfina nello scetticismo, la metafisica, la religione e l'arte.
L'arte è ora considerata il residuo di una cultura mitica. Il redentore culturale non può più allora essere l'artista ma il filosofo educato agli ideali della scienza.
Nietzsche dedica "umano troppo umano" a Voltaire, colui che ha esercitato il dubbio ed il sospetto come regola di indagine scompaginando il reale per poi ricostruirlo in un altro modo.
Come filosofo e scienziato, Nietzsche si ritiene un Viandante che si emancipa dalle tenebre del passato inaugurando una "filosofia del mattino" per la quale la vita è un percorso incompiuto, è un transito senza certezze precostituite.
lo stato d'animo in cui egli si trova è quello del convalescente che si è sfebbrato, ma il cui corpo è ancora debole. Questa condizione è la conseguenza della constatazione che le credenze metafisiche, morali e religiose a cui l'umanità si era appellata e da cui aveva derivato le sue sicurezze, ora non sono più dei capisaldi ma illusioni che occorre abbandonare. Ne segue un senso di smarrimento.

La gaia scienza

La Gaia scienza è il testo illuministico più importante del 1883 ed in essa il frammento 125 è il più famoso dedicato alla morte di Dio che è come drammatizzata attraverso il racconto di un uomo folle.
Il Folle uomo è folle nella considerazione dei più (maggioranza) che al suo arrivo non lo prendono sul serio, anzi lo deridono, ridendo di lui e delle sue azioni e schernendolo. Egli dal canto suo è un segno di contraddizione: non cammina ma procede balzando, non parla ma tace e trapassa con lo sguardo gli occhi altrui. Quando parla è incisivo e rivela in termini di annuncio, cosa che gli uomini non sono ancora in grado di comprendere. Infatti la coscienza umana bisogno di tempo per interiorizzare dei cambiamenti prospettici nella visione del mondo. Egli necessita un tempo molto lungo quanto quello del moto delle costellazioni. L'uomo folle è un filosofo-Profeta che si rivolge ad un pubblico di atei nella piazza di un mercato proprio là dove si è soliti riunirsi in molti e dedicarsi alle proprie faccende. Questi atei sono i positivisti che prestano fede solo ai fatti empiricamente rilevabili, rifiutando gli orizzonti metafisici, ma sono anche gli idealisti cioè gli ottimisti superficiali dell'800.

Ad essi, che all'inizio restano sordi al suo messaggio, egli propone una constatazione: Dio è morto, e la responsabilità della sua morte è umana.

Questo Dio non è quello del teismo cristiano ma è tutta la metafisica occidentale che si è edificata su un impianto dualistico che separa il mondo materiale (orizzonte mondano) dall'aldilà (orizzonte oltremondano).

Come Marx rilievò, questa metafisica della trascendenza è stata per secoli consolatrice delle miserie umane al punto che l'umanità sia affidata ad essa per non affrontare da sola e difetti propri problemi.
L'idealismo di Hegel con la sua soluzione religiosa panteistica, ed il positivismo ateo, sono i fautori della morte della metafisica nel senso che a partire da loro l'oltremondano divino non ha più senso per l'umanità (non è la negazione dell'esistenza di dio).
L'uomo folle illustra lo stato d'animo che attanaglia l'umanità dopo la morte di Dio: è se come si precipitasse in uno spazio vuoto vertiginosamente, come la terra sganciata dal suo sole. Essa è senza punti di riferimento, punti cardinali è invasa dal freddo e dalla notte.
Allo stesso modo l'umanità prova smarrimento, Inoltre essa inorridisce alla scoperta di essere lei colpevole omicida di Dio: la spaventa il sangue che ha intriso i coltelli, l'acqua del mare insanguinata al punto che non si ritiene all'altezza di poter riparare a questo misfatto prosciugando l'acqua del mare con una spugna, ripulendo i coltelli e compiendo inadeguati riti espiatori. L'umanità riconosce che un'azione del genere è talmente grande e potente che per poterla metabolizzare nelle sue conseguenze tragiche occorrerebbe essere Dei.

Il frammento 125 contiene una ricca simbologia filosofica:
- Il Folle uomo e il filosofo profeta
- le risa dei presenti al mercato rappresentano l'ateismo ottimistico dei filosofi ottocenteschi.
- La difficoltà di separare la terra dal sole è un'allusione al carattere arduo e sovraumano dell'uccisione di
Dio.
- Il freddo, una notte, il precipitare nello spazio vuoto, mancanza di direzioni esprimono il senso di smarrimento successivo alla perdita di certezze assolute.
- Il giungere troppo presto dell'uomo folle e la consapevolezza che la morte di Dio non è ancora giunta alla coscenza della massa.

Il frammento si conclude con l'irruzione del folle uomo in varie chiese dette "Sepolcri di Dio" in riferimento alla crisi delle religioni ora ridotte e residui cadaverici del passato. In queste chiese Dio è assente, è morto ed è lecito intonare il "Requiem a aeternam deo".

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