pexolo di pexolo
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Trasvalutazione dei valori


I valori derivano, da una parte, dai meccanismi della coscienza e dall’altra dalle autorità sociali, da quella dimensione sociale in cui si costituiscono le “autorità”. Dobbiamo distruggere la morale di un «Dio nel petto dell’uomo», cioè la morale di una coscienzialità individuale, di una religione che diviene interiorità (critica radicale al Cristianesimo inteso come vissuto interiore). Dobbiamo far posto alla voce di uomini nell’uomo, non di un Dio nel petto dell’uomo, ad una moralità assolutamente distinta da quella del gregge, sottomesso ad un’autorità che si configura come direttiva di una società, ad una moralità della pura utilità, in cui l’unico dominio è quello dell’uomo. Dobbiamo far tacere tutti quei valori che «gridano contro la vita», quella morale del disinteresse, della negazione, del sacrificio di sé (morale dello schiavo, dell’uomo asservito, del risentimento contro dei torti che sembriamo avere subito, di una rivalsa contro qualcosa e quindi negativa, dei sacerdoti e dell’anima, che non è la dimensione autentica dell’uomo). Dev’essere un rovesciamento che, da un popolo sacerdotale, faccia (ri)sorgere un popolo di guerrieri. Il Cristianesimo storico, cioè così come si è storicamente determinato, è «la più sotterranea congiura che mai sia esistita contro la salute e la bellezza», in quanto sembra un aiuto per la salute e la bellezza, mentre in realtà è una congiura «verso la vita stessa»; congiura alla vita perché pone in primo piano la negazione della sensualità, il concetto di colpa, ci presenta un’antropologia della negatività e dell’autotormento. «La verità è tremenda: perché fino a oggi si chiamava verità la menzogna» (Ecce homo); la verità sta nella trasvalutazione di tutti i valori, l’atto in cui la verità diviene «carne (pura corporeità) e genio».
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