La morale E’ criticata in due opere: “Aldilà del bene e del male” e “Genealogia della morale”. La morale è sempre stata considerata come un dato evidente che si impone. Lui la vuole mettere in discussione. Dice che si è sempre parlato della voce della coscienza, che per lui non corrisponde alla voce di Dio in noi, ma alla voce dell’uomo in noi. Siamo stati educati da autorità che ci hanno inculcato alcuni valori che noi pensiamo siano interiori, ma in realtà sono esterni. Essendo la voce dell’uomo è di potere, perché è uno strumento. (Come alcuni sofisti che ritenevano che la morale serviva per controllare anche la vita privata, non solo pubblica, instrumentum regni). Nella Genealogia afferma che nell’antichità c’erano due morali: aristocratica, ovvero dei forti, che nasce dall’affermazione di sé, da valori vitali come individualismo e generosità; degli schiavi, ovvero dei deboli, di coloro che non potendo dare buon esempio danno buoni consigli, che nasce dal “no alla vita”, da valori antivitali, come il sacrificio ed il disinteresse. Ma la morale che si è affermata è quella degli schiavi, questa vittoria è dovuta ai sacerdoti, che hanno rovesciato tutti i valori per controllarli. Storicamente per Nietzsche c’è un popolo sacerdotale per eccellenza, quello degli ebrei, che attraverso il cristianesimo hanno diffuso la morale antivitale in tutto il mondo. Il prodotto di tutto questo è l’uomo inibito di tutti gli impulsi primari, malato, depresso, in preda ai sensi di colpa. Contro ciò Nietzsche propone una tavola dei valori, per riportare quelli vitali. Sostiene che l’uomo è nato per vivere in questo mondo, ed è corpo, non anima.

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