pexolo di pexolo
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Appartenente alla piccola nobiltà prussiana di Francoforte sul-l'Oder, Heinrich von Kleist (1777-1811) fu educato dapprima in casa dal pastore protestante Martini, poi a Berlino in un internato francese. Entra nel 1792 nell'esercito prussiano e vi resta, ricevendo una formazione esclusivamente tecnico-scientifica - unica divagazione la musica, il clarinetto - fino al 1799, quando decide, improvvisamente, di congedarsi per iscriversi all'Università di Francoforte, per studiare, per sapere, per prepararsi a una diversa carriera - se professore, diplomatico o funzionario amministrativo resta incerto. L'unica che in famiglia gli dimostri solidarietà è la sorellastra Ulrike, già venticinquenne, alquanto maschia - «anfibia» la chiama Kleist. Ma qui, nella mediocre e benpensante cerchia di Francoforte, esplodono la sua disperata «ricerca della verità» e la sua solitudine di «uomo inesprimibile», come lui stesso si definisce: vano supporto il fidanzamento con Wilhelmine, figlia dei vicini di casa von Zenge, alla quale Kleist fa da mentore imponendole un fitto programma di letture e risposte scritte a quesiti etici atti a fare di lei una perfetta sposa e madre. Mimetizzato sotto un'immagine convenzionale di padre di famiglia e agitando il fermo proposito di divenire lui stesso un «utile membro della società», in realtà non sa ancora quale professione abbraccerà, finché, all'improvviso, nell'agosto del 1800, lascia Francoforte e insieme a un amico compie un viaggio in Baviera, con una sosta a Würzburg: il motivo sarebbe secondo alcuni una missione di spionaggio industriale per conto del governo prussiano. Più plausibile, da certi suoi accenni condizionati dalla pruderie dei tempi, è che per sposarsi deve prima farsi operare una congenita ostruzione dei canali seminali.

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