pexolo di pexolo
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Leggiamo in La crisi delle scienze europee: «Io sono, di fatto, in un presente comune ad altri uomini, e in un orizzonte mondanamente aperto, in questo presente che è presente storico di un passato e di un futuro storico... Io per parte mia, ed ogni altro soggetto, per parte sua, ha il suo mondo che presuppone altri, e cosi, nella mediazione del nesso intenzionale, siamo presupposti come soggetti di una appercezione del mondo comune».
Le lontane premesse sono nel Rinascimento; tra altri ne è responsabile Galileo, che propose una lettura restrittiva della realtà, in termini strettamente quantitativi. Tutta la moderna scienza non comprende che nel suo genuino presentarsi, la realtà è anteriore a ogni schema razionale, e ne eccede essenzialmente i limiti. Il Positivismo ha contribuito alla crisi della scienza, riducendo la logica alla psicologia (come Mill) e la soggettività a semplice associazione di sensazioni. Leggiamo in La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale: «La crisi ha le sue radici nell'esclusività con cui, nella seconda metà dell'Ottocento, la visione del mondo dell'uomo moderno accettò di venire determinata dalle scienze positive, e con ciò si lasciò abbagliare dalla prosperità che ne derivava». La rinascita delle scienze è possibile mediante la filosofia, cioè col rivolgersi all'obiettività delle essenze originarie.

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