Freud e la psicoanalisi



“L'inconscio è un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove.
Come possiamo arrivare a conoscere l'inconscio? Naturalmente lo conosciamo soltanto in una forma conscia, dopo che si è trasformato o tradotto in qualcosa di conscio.

La distinzione dello psichico in ciò che è cosciente e ciò che è inconscio è il presupposto fondamentale della psicoanalisi.”


Così Sigmund Freud, nel corso dei primi anni del ‘900, sconvolge ogni fattore umano creando una scienza destinata ad avere un inevitabile e massiccio influsso sull’immagine dell’uomo e delle sue attività psichiche.
Alla base della psicoanalisi c’è la così detta “teoria della rimozione”, un meccanismo che scatta inconsciamente nel momento in cui l’io cosciente (Ego) si rende conto dell’incompatibilità di certi desideri e pulsioni con idee, valori, convenzioni sociali (Super-Ego) e pertanto procede a porle nella parte più oscura ed inaccessibile della propria personalità, ovvero l’inconscio (Es).
Tuttavia, una volta represse, queste pulsioni non sono inattive, e cercano costantemente soddisfazione per vie indirette, quali le nevrosi, gli atti mancati (lapsus, sbadataggini, dimenticanze) e i sogni. Durante il sonno infatti il controllo dell’io cosciente è minore, pertanto è possibile la realizzazione parziale del desiderio rimosso, mascherato dal così detto contenuto manifesto, ovvero la parte del sogno che si ricorda una volta svegli e che nasconde il contenuto latente, di cui l’individuo non riesce a capire il senso, nonostante sia di fatto il vero significato del sogno.
L’inconscio sceglie queste vie per manifestarsi nel momento in cui non riesce a farlo attraverso quelle della civiltà, quali la produzione artistica e la scienza, come impone il principio di realtà, ovvero un elemento regolatore della libido, che è un’energia connessa principalmente al desiderio sessuale, riconducibile a quasi tutti gli impulsi e presente fin dalla tenera età.

Il compito dello psicoanalista è quindi quello di interpretare queste vie liberatorie, servendosi di metodi come il transfert, e di concentrarsi soprattutto sulle resistenze che il paziente oppone a determinate parole o immagini, cercando così di giungere alle cause della malattia, unico modo per tentare di guarirla.
Sul piano artistico si cerca di arrivare all’espressione dell’inconscio attraverso il Surrealismo, che mira, come nel caso della pittura, ad un’arte automatica e svincolata dalla volontà dell’artefice, che si serve di metodi come il collage per arrivare all’associazione irrazionale di forme. Esempi lampanti di ciò possono essere i maggiori rappresentanti del movimento, come Max Ernst e Salvador Dalì; quest’ultimo in particolare punta alla restituzione più impersonale possibile dei fenomeni deliranti, attraverso un nuovo linguaggio artistico estremamente complesso ed elitario, la cui comprensione totale è raramente possibile.
Sul piano letterario, l’influsso della psicoanalisi appare evidente nella Coscienza di Zeno di Italo Svevo, prima opera della letteratura italiana ispirata ai rapporti con il mondo interiore e l’inconscio, in cui il protagonista si presenta con le sue nevrosi, rimozioni e autoanalisi, e nelle opere di James Joyce, scritte utilizzando la tecnica del flusso di coscienza come strumento letterario.
Particolare e degna di nota, infine, è anche la considerazione che Freud ha di Adolf Hitler come di un uomo che ha avuto un’infanzia e una giovinezza difficili, e che non è mai riuscito a superare il complesso di Edipo, teoria freudiana che sostiene che ci sia un’attrazione sessuale del bambino nei confronti della madre (che poi nel caso di Hitler viene associata alla Germania), ed un atteggiamento ostile nei confronti del padre, uomo molto violento.
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