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Il primo filosofo fu Talete, nato a Mileto, che diede il via alla tradizione.
Sappiamo pochissimo di questo personaggio quasi leggendario. Costui è riconosciuto dagli antichi come primo filosofo occidentale, primo filosofo della natura, primo sapiente, primo astronomo, primo cultore della geometria (lo testimoniano i numerosi teoremi a lui attribuiti), ma fu anche politico. Sembra infatti che sia vissuto fra il 640 e il 560 a.C. (molto all’incirca), al tempo in cui Creso, re di Lidia, cercava l’appoggio delle colonie greche dell’Asia minore, prima di essere sconfitto da Ciro, re di Persia.
Pare che Talete abbia provato ad organizzare una coalizione anti persiana di città costiere e potrebbe essere stato contemporaneo di Solone. Probabilmente non scrisse nulla ma la tradizione lo vuole impegnato in ricerche sull’universo e sull’uomo, sulla saggezza morale, sull’impegno politico, su studi specifici di astronomia e geometria. È ricordato anche come ingegnere militare, che riuscì addirittura a deviare il corso di un fiume per favorire l’esercito Lidio.

Inoltre fu un grande viaggiatore. Questo è un dettaglio non indifferente, perché viaggio e filosofia sono elementi correlati, dato che dal viaggio ricava le informazioni scientifiche, tali addirittura da consentirgli di prevedere un’eclissi solare.
Ma il nome di Talete è legato in modo particolare a una nuova ricerca filosofica, che è anche la ricerca di una causa, di un principio originario o archè (def: principio da cui tutte le cose provengono, ciò che le fa esistere,ciò in cui si dissolvono”), che determina la nascita di tutte le cose e alle quali tutto ritorna: l’acqua secondo Talete.
Non si conoscono le ragioni effettive a sostegno di tale affermazione, ma Aristotele, raccogliendo i frammenti e le supposizioni trae delle conclusioni.
La prima fra tutte è che secondo Talete, giudicato primo filosofo, il principio primo di tutte le cose è l’acqua.
Poi che Talete sarebbe giunto alla scoperta del principio primo grazie a osservazioni e riflessioni. Questo è fondamentale perché determina la differenza fra Omero e il filosofo, dato che il primo parla di un mito facendo un racconto, mentre il T. si basa sull’osservazione.
Per terzo punto, non si esclude che Talete giunse alla formulazione di questo principio forse anche spinto da conoscenze pregresse legate al mito, ma Simplicio, un commentatore di Aristotele, scrive che Talete fu indotto dall’esame sensoriale dei fenomeni, cioè dai dati ricavati dall’esperienza, connessi con il ragionamento. C’è una sostanziale differenza fra il fare un’esperienza e ragionarci e il dare retta a una favola, a un racconto ancestrale.
Infine, l’archè è qualcosa che non scompare nelle cose che genera ma permane in se stessa.
C’è da sottolineare che Talete non intende però l’acqua come materia, come noi la intendiamo, rappresentabile con la formula H2O, ma come principio divino.

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