Ominide 2005 punti

Attraenza del bene


La concezione socratica dell’etica è rintracciabile principalmente nell’Apologia. Per Socrate commettere una qualsiasi forma di torto o ingiustizia è quanto di peggio un uomo possa compiere. La giustizia per Socrate non è quel sistema moderno di codificazione di norme di completamento comunemente accettate, ma poi che altro la civile convivenza fra cittadino alla base dell’esistenza di una comunità, anche se era fortemente legata all’appartenenza a una determinata casta, giustificando in taluni casi la violenza verso chi non era proprio pari.


La posizione di Socrate è del tutto innovativa per il suo tempo: egli ritiene che commettere un ingiustizia non sia mai corretto, anche se di risposta a un torto che si è subito. In questa dottrina emerge la principale differenza di Socrate con i sofisti: pur sovvertendo la tradizione, egli non vuole annientare l’idea di giustizia, quanto trovare un minimo comune multiplo universale dell’idea di giustizia, che coincide con la negatività di arrecare male in qualsiasi caso. Socrate ritiene che l’uomo agisca in virtù di ciò che conosce e pertanto, se l’uomo ha un completamente negativo, è solo perché non ha mai conosciuto il bene e non perché abbia il desiderio di sbagliare volontariamente. Socrate riduce pertanto, lo sbaglio a un semplice difetto di conoscenza, portandoci alla conclusione che la virtù coincide invece con la conoscenza. Se invece si compie qualcosa di sbagliato con la convinzione che sia giusto, probabilmente la conoscenza non è adeguata.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email