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Platone si interroga se sia possibile una conoscenza oggettiva. Su questa questione appare una discontinuità tra filosofia socratica e platonica:


nella filosofia socratica, Socrate cercava di cogliere la nota comune nelle azioni oggetto di un medesimo giudizio di valore e questi valori pensava di coglierli attraverso l'interiorità dell'anima;

nella filosofia platonica, Platone ciò è possibile se questi concetti rimandano a delle realtà, cioè a stabili essenze che lui chiama ''Idee'', quindi i fondamenti dei valori non sono ricercabili nell'anima, ma nell'essere.
Platone non ha mai scritto un'opera specifica sulle idee, poiché la verità delle Idee richiede una ricerca che unisce riflessione e dialogo non mediati da una pagina scritta, ma va ricercata e comunicata solo attraverso la parola.
Proprio per l'estrema difficoltà di comunicare i risultati della lunga e complessa ricerca delle Idee, spiega l'uso di Platone dei miti proprio per utilizzare un linguaggio narrativo per far intendere questioni e argomentazioni estremamente complesse. Utilizzando i miti, Platone dimostra di apprezzarne la capacità di comunicazione e persuasione, intendendo forse sottolineare anche il limite di una comunicazione affidata semplicemente alla razionalità: i miti talvolta costituiscono un approccio alla ricerca attraverso vie diverse dalla sola ragione.
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