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I gradi di realtà

Ai quattro gradi dell'essere, rappresentati nel mito della caverna, corrispondono quattro gradi di conoscenza, via via più elevati. Nella sfera del sensibile l'immaginazione (eikasìa) insegue le ombre con semplici "congetture"; un gradino più su troviamo la credenza (pistis), che coglie le cose materiali, alla cui realtà aderisce immediatamente, considerandole l'unica realtà vera. Elevandoci, poi, alla sfera dell'intelligibile, troviamo il ragionamento (diànoia), che ricava dai presupposti le loro conseguenze, e l'intelligenza (nous) che coglie direttamente la luce delle idee. Ciascun grado di conoscenza si appoggia sui precedenti: ad esempio, i ragionamenti dei geometri si appoggiano sulle figure sensibili, da cui, pure, non traggono punto la loro forza dimostrativa. E ciascun grado, a sua volta, può servire da "scalino" (hypòthesis) per salire più in alto.
E' proprio, però, soltanto del filosofo salire, per questa scala, fino al gradino più alto: la contemplazione delle idee.

Le scienze in genere (tra cui la Repubblica indica le più atte a preparare i filosofi) costruiscono il proprio edificio muovendo da ipotesi, senza rendersi conto della necessità di salire a un livello superiore. Chi, invece, s'impadronisce della scienza suprema, che è la dialettica (conoscere proprio del filosofo), sa usare dei ragionamenti ipotetici della scienza come di uno "scalino" per innalzarsi, attraverso le idee, fino all'unità del Bene: che non è più ipotetico, e che rende ragione di tutto il resto, dandoci il perché le cose siano così e non altrimenti. Di lì, poi, torna a guardare in giù, con miglior vista, anche i ragionamenti, le cose, le ombre stesse che ne dipendono, e coglie le loro ragioni essenziali.
Così Platone, giocando sul termine hypòthesis - che vale "ipotesi", ma anche "scalino" - distingue tra il conoscere dello scienziato, la cui validità rimane sullo stesso piano delle ipotesi da cui muove (e la cui verità ultima, dunque, lo scienziato non può dimostrare), da quello del filosofo. Anche il filosofo connette concetti, ma per salire ai principi, anzim fino al Bene. In altri termini, il rapporto, per dir così, orizzontale delle idee tra loro, deve indicare (al filosofo) anche un rapporto verticale: delle cose sensibili con le idee, e delle idee con il livello supremo del Bene. Codesta via della "dialettica" è dunque la stessa che percorre anche l'amor platonico (dalle cose al Bene), ma vista su un piano più propriamente conoscitivo.

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