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I fisici pluralisti e la scuola medica


Al tempo della Grecia Antica, il termine techné significava la conoscenza della trasformazione del mondo fisico che era vista in beneficio ed utilità dell’uomo. I Greci furono i primi a collegare il ragionamento con la messa in pratica di esso e ad elaborare un metodo “più scientifico” e meno “magico” per poter lavorare, osservando i fenomeni e cercando di trarre conclusioni. Un problema comune dei filosofi del V secolo a.C. era quello di elaborare un quadro unificato del mondo mantenendo, però, la diversità dei fenomeni. Quella dei fisici pluralisti sarà la scuola di pensiero che proverà a unire le teorie di Eraclito e Parmenide e strutturare una teoria che riesca ad unire questa contrapposizione.

I fisici pluralisti


I fisici pluralisti, quindi, cercano di conciliare il continuo divenire e molteplicità delle cose con l’immutabilità e l’unitarietà del reale. Essi sono principalmente tre:
• Empedocle, nato nel 490 a.C. ad Agrigento: egli sviluppa l’idea delle quattro radici, cioè fuoco, aria, acqua, terra, principi eterni, immutabili ed identici a loro stessi. Ogni particella può essere divisa ma continuerà a mantenere la stessa qualità che aveva prima. Sostiene anche che tutte le cose siano tenute insieme da due forze opposte, l’amore (che unisce) e l’odio (che divide): mescolando o separando le radici, dissolvono o generano ogni cosa;
• Anassagora, nato nel 500 a.C. a Clazomene: egli elabora la famosa teoria dei semi, cioè particelle invisibili che danno vita a tutte le cose, congiungendosi. Esse sono infintamente divisibili e di diversa qualità, nonostante ogni seme sia presente in qualunque sostanza, in percentuale variabile (“tutto è in tutto”) ed è l’intelligenza (“il nous”, un’energia illimitata, dotata di forza propria) a regolare il loro movimento e dare forma al caos originario indistinto.
• Democrito, nato nel 460 a.C. in Tracia: egli elabora l’idea degli atomi, cioè particelle invisibili, qualitativamente identiche, quantitativamente diverse, non divisibili ed eterne e mutabili. Si muovono in continuazione nel vuoto, determinando l’aggregarsi e il disgregarsi delle cose: questo loro movimento è affidato al caso. Essendo l’universo un frutto della combinazione degli atomi, è possibile un’infinita pluralità di mondi. Per quanto riguarda il metodo scientifico, i fisici pluralisti lo identificano in un circolo vizioso di tre movimenti:
1. la conoscenza sensibile, che fa cogliere le cose così come sono percepite in primo luogo dai sensi;
2. l’elaborazione intellettuale di ciò che è stato percepito dell’esperienza;
3. la formulazione di una legge o di un pensiero che possa spiegare il fenomeno in modo razionale.

La scuola medica di Ippocrate


La più grande scuola di medicina del tempo è sicuramente quella di Ippocrate di Cos, nato tra il 460 e il 370 a.C. Egli cerca di procedere tramite un metodo scientifico che dà molto valore all’interpretazione dei risultati dell’osservazione, e dimostra l’integrazione raggiunta tra conoscenza teorica ed intervento concreto. Questo metodo si basa su cinque fasi principali: 1. L’anamnesi, cioè la ricostruzione della storia del paziente; 2. La semiotica medica, cioè l’osservazione sensibile dei sintomi; 3. La diagnosi, cioè la comprensione dei sintomi entro ampie patologie; 4. La terapia, cioè l’indicazione della cura; 5. La prognosi, cioè la previsione del decorso della malattia. Questo metodo scientifico sviluppato da Ippocrate mira a ristabilire l’equilibrio dell’intero organismo sulla base della stretta indipendenza tra la parte e il tutto (o tra l’organo malato e l’organismo, o tra il paziente e il suo ambiente) ed attraverso il dialogo e la collaborazione tra medico e paziente.
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