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Il punto forse più alto raggiunto dal sapere scientifico di quest’epoca è costituito da Ippocrate (470 a.C. — 420 a.C.) e dalla sua scuola di medicina, fiorita a Coo. Alcuni storici della scienza, avendo constatato che le opere ippocratiche appartengono a periodi diversi e lontani tra loro (sostenendo, inoltre, tesi non sempre congruenti) e nell’impossibilità di attribuire con sicurezza ad Ippocrate le tesi che a lui tradizionalmente vengono ascritte, ritengono più corretto parlare sempre e solo di testi “ippocratici”.
È soprattutto il metodo di indagine ad avere influito sugli sviluppi della medicina e, in misura rilevante, sulla riflessione filosofica. Contro l’atteggiamento, puramente empirico - descrittivo ed elencativo, dei medici di Cnido e contro quello di segno
opposto, cioè speculativo e ancorato a princìpi e ad ipotesi troppo astratti, delle scuole mediche di Crotone e di Agrigento, Ippocrate punta, infatti, a un metodo di in ricerca nel quale trovino posto, nello stesso tempo, l’esperienza e il ragionamento. Secondo lui i ragionamenti compiuti senza alcun sostegno dell’esperienza raramente possono essere utili. Solo quelli tratti dall’osservazione dei fatti sono idonei ad affrontare i problemi della diagnosi e della cura delle malattie con possibilità di esito positivo. Così dell’epilessia, considerata tradizionalmente un “male sacro”

determinato da una specie di invasamento divino, egli cerca con cura la causa naturale attraverso una sistematica osservazione e raccolta di dati e la formulazione di ipotesi razionali mediante una continua verifica sperimentale.

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