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L’esperienza del divenire e il pensiero dell’essere: Eraclito e Parmenide

Secondo Eraclito e Parmenide, non possiamo avere completamente fiducia nei nostri sensi perché spesso possono essere considerati come “cattivi testimoni”. Eraclito sostiene che il mondo è drammaticamente lacerato da una serie contraddittoria di elementi, mentre, secondo Parmenide, i sensi ci ingannano al punto da farci percepire una realtà disarticolata e frammentata, senza offrire un’immagine coerente dei dati assorbiti. Entrambi, quindi, contrappongono la filosofia con la mentalità comune del popolo e concepiscono la filosofia come aristocratica e religiosa; invece, le significative differenze tra i due sono il grado di unità del mondo e le diverse modalità di considerare la realtà circostante.

Gli Eraclitei

Eraclito (nato circa tra il 550 e il 500 a.C. ad Efeso) è presentato dalla tradizione come discendente da stirpe reale, aristocratico ed altezzoso, forte oppositore dei valori della democrazia. Le sue convinzioni si possono sintetizzare in due nuclei tematici:
• Il flusso universale: secondo Eraclito, tutto nel mondo è in costante movimento e niente si ferma in uno stato di quiete, per quanto riguarda la vita cittadina (discussioni tra classi sociali diverse), la natura (dove vi è continuo conflitto tra elementi contrari), ma, soprattutto, l’uomo che muta costantemente (l’uomo non potrà mai bagnarsi due volte in un fiume perché la seconda volta sarà un uomo diverso → “pànta rèi”). La sostanza in continua trasformazione è il fuoco, mutevole e distruttrice per eccellenza.
• Il lògos e la legge dei contrari: Eraclito sostiene che l’ordine razionale delle cose è visibile solo agli uomini “saggi”, e non ai “dormienti”. Questo perché è necessario il lògos, la ragione, per riuscire a cogliere le relazioni vincolanti tra gli elementi contrari, l’interdipendenza degli opposti. Gli Eraclitei sono i compagni della scuola di pensiero di Eraclito, sorta ad Efeso, città originaria del filosofo. Egli, insieme a Senofane (nato probabilmente tra il 580 e il 565 a.C. a Colofone), critica la religione popolare, cioè i sacrifici e i riti, e rappresenta la prima opposizione alla mitologia passata e l’approvazione al sapere rivoluzionario del futuro.

Gli Eleati

Gli Eleati sono i seguaci della scuola di pensiero di Parmenide, nato attorno al 515-510 a.C. a Elea, da una famiglia aristocratica. Il pensiero del filosofo è molto influenzato da credenze religiose, ma i messaggi rimangono caratterizzati da argomentazioni filosofiche e razionali. I maggiori esponenti del pensiero della scuola di Elea sono:
• Parmenide: dichiara che bisogna seguire la via della ragione che conduce alla verità, cioè che il “non essere” non è e non può essere pensato mentre “l’essere” è ed è immutabile e immobile, ingenerato ed imperituro, unico, eterno e finito. Inoltre, sostiene che bisogna abbandonare il mondo dei sensi e delle opinioni;
• Zenone (nato nel 489 a.C. ad Elea) difende la tesi del maestro e argomentando che chi si fosse opposto a ciò, sarebbe caduto in una serie di contraddizioni (tecnica della riduzione all’assurdo delle opinioni altrui, cercando di smentirle). Sostiene, quindi, che l’essere sia unico, cioè un’opposizione all’essere molteplice di Pitagora, ed immutabile, cioè un’opposizione all’essere in movimento di Eraclito.
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