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I destinatari del messaggio

A chi si indirizzavano il messaggio e la sfida di questi protofilosofi? In primo luogo, a un gruppo ristretto di seguaci e discepoli, che in certi casi, come per i pitagorici, poteva trasformarsi in una vera e propria setta religiosa. Ma, in secondo luogo, essi si rivolgevano agli uomini in generale, in cui però si può riconoscere la comunità cittadina in cui questi sapienti agivano, predicando forse nelle sue piazze (come Empedocle), o davanti ai suoi templi, o nel corso delle sue festività politiche e religiose (come forse Eraclito e Parmenide).

La pretesa di verità porta con sé la pretesa al potere sulla comunità

Una cosa è comunque certa: la potenza e l’importanza del messaggio di questi maestri di verità, la condizione sovrumana che essi si attribuivano e che veniva loro riconosciuta dai discepoli, fanno sì che la loro pretesa di verità sia immediatamente accompagnata da una pretesa al potere sulla comunità umana. Comprendere, accettare e seguire il loro messaggio significa mutare la vita di individui e città, riconoscere nuove norme morali, politiche, religiose e nuove concezioni del mondo. Dunque i maestri di verità sono anche “maestri di vita”, e perciò destinati al comando sulla vita degli uomini.

Regalità filosofica e azione di governo

In alcuni casi, e per un certo periodo di tempo, questa pretesa di regalità filosofica ha successo: Pitagora e i pitagorici esercitano per qualche decennio il governo su alcune città della Magna Grecia, Parmenide è probabilmente legislatore della città di Elea, mentre una sorte meno felice tocca forse a Eraclito, ignorato dai suoi concittadini di Efeso benché vantasse una discendenza dagli antichi sovrani della città. Incerto è anche il destino di Empedocle, per quanto egli fosse circondato da un numeroso gruppo di seguaci.
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