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Il linguaggio come convenzione


Democrito ha assunto come oggetto specifico di riflessione anche la comunicazione umana. Alle origini della società umana si è passati dall’emissione di suoni confusi e inarticolati ad una progressiva articolazione dei suoni e quindi alla formazione delle parole, in modo diverso nei diversi insediamenti umani, ma sempre con una “reciproca intesa” sul significato dei vocaboli.
Da qui l’idea-base che il linguaggio sia frutto di convenzione (cioè di accordo all’interno di ciascuna comunità umana) e non sia quindi dato per natura, come sembrava nell’età arcaica, quando la corrispondenza strettissima fra la parola e la realtà enunciata assumeva una chiara valenza magico - religiosa. Per il filosofo, invece, (così come per i Sofisti) fra il nome e la cosa designata non vi è alcun rapporto necessario. Il termine è un simbolo convenzionale di quella cosa. Esso è frutto casuale di un’evoluzione e di un accordo, quindi è diverso da luogo a luogo e si modifica nel tempo.
A giustificazione di questa tesi Democrito porta i casi di omonimia, sinonimia e mutamento di nome, che si verificano rispettivamente quando cose fra loro diverse sono designate con lo stesso termine o la stessa cosa è designata con nomi diversi oppure un nome viene cambiato con un altro.
Ove il nome fosse tale per natura tutto ciò non sarebbe possibile.
Come si vedrà, questi progressi della ricerca linguistica apriranno nuovi orizzonti e prospettive alla riflessione filosofica.
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