La sostanza e il divenire - Aristotele


La sostanza viene definita da Aristotele come un sinolo (unione) tra materie e forma. Il sinolo fa la sostanza (individuo, oggetto).
La forma coincide con l'essenza dell'oggetto, poiché la stessa materia impiegata può essere utilizzata per varie cose.
Aristotele compie una rivalutazione del mondo sensibile, bisogna partire da qui per poter individuare l'essenza delle cose.
Contrappone alla nozione di sostanza quella dell'essere come accidente (ciò che appartiene alla cosa) è quella caratteristica che può o no appartenere all'oggetto senza senza che ciò ne muti la natura.
Aristotele distingue due definizioni di sostanza: sostanza prima e sostanza seconda. La sostanza prima è l'oggetto nella sua unicità.
Per sostanza seconda si intende l'essenza dell'oggetto, quell'insieme di caratteristiche che lo rendono tali e simile ad altri.
L'accidente è il concetto contrapposto alla sostanza.
Il divenire
Aristotele parte dal presupposto che il divenire è innegabile, ma per i Greci non è ammissibile il passaggio dal nulla all'essere e viceversa, per loro la realtà esiste da sempre. Quindi per spiegare il divenire bisogna ammettere che esista qualcosa da cui nasce qualcos'altro.
Per spiegare il divenire introduce i termini potenza e atto, la potenza è la capacità di fare e diventare qualcosa.
L'atto è la realizzazione di quella potenzialità, la sua realizzazione. Egli spiega il divenire come il passaggio dalla potenza al'atto.
Immaginare il divenire come passaggio da potenza ad atto è ammettere il suo miglioramento. Il raggiungimento della propria natura si indica con il termine atto.
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