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Le due funzioni dell'anima razionale

Aristotele distingue due funzioni della facoltà razionale, entrambe pensate attraverso la chiave delle nozioni di potenza e atto da lui stesso esplicitate. Si tratta di un intelletto in potenza, o potenziale, e di un intelletto produttivo, o attivo. L'intelletto in potenza è pura potenzialità o possibilità di apprendere gli oggetti intelligibili: è come un foglio bianco o uno specchio che non riflette nulla e che è dunque pura possibilità di riflettere. L'intelletto è quindi in potenza come tutti gli oggetti intelligibili (come il foglio bianco può essere utilizzato per scrivere qualsiasi cosa e come lo specchio può riflettere qualsiasi oggetto gli venga posto dinnanzi). Attuandosi nella conoscenza di qualche oggetto intelligibile, l'intelletto potenziale si assimila agli intelligibili che conosce, con i quali viene a identificarsi, proprio come la superficie di uno specchio, che accoglie su di sé le immagini riflesse, si identifica in certa misura con esse, ne prende atto e lo riproduce.

Applicando al processo conoscitivo il rapporto che esiste tra mosso e motore, Aristotele afferma però che, affinché l'intelletto potenziale si attui nella conoscenza, è indispensabile che esista un intelletto già in atto che lo muova a conoscere. Questo è appunto l'intelletto produttivo o attivo, conoscenza sempre in atto di tutti gli intelligibili, che agisce sull'intelletto in potenza, illuminandolo e determinandolo ad attuarsi nella conoscenza.

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