
La prova di Matematica all’esame di terza media non è un terno al lotto. Non esistono certezze assolute, anche perché le tracce vengono preparate dai docenti di ogni singolo istituto. Ma esiste una struttura ricorrente, abbastanza stabile da permettere previsioni sensate. Non sul singolo esercizio, ma sui nuclei di contenuto che tornano anno dopo anno.
Chi studia guardando a questi snodi ha un vantaggio reale: capisce che cosa viene davvero valutato, e perché.
Indice
Come funziona la prova di Matematica alla terza media
La prova scritta di Matematica dura un massimo di 4 ore ed è costruita attorno a più quesiti, spesso quattro, che coprono aree diverse del programma.
Le tracce possono combinare problemi aperti, esercizi di calcolo, quesiti a risposta multipla e domande che richiedono di spiegare il procedimento.
L’obiettivo non è solo verificare se uno studente “sa fare i conti”, ma se sa:
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impostare un problema
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scegliere gli strumenti giusti
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usare correttamente il linguaggio matematico
Per questo le prove sono spesso miste: geometria insieme ad algebra, dati da interpretare, situazioni concrete tradotte in numeri. In molti casi è consentito l’uso della calcolatrice, ma non salva chi non ha capito cosa sta facendo.
Geometria solida: perché è quasi sempre presente
Se c’è un argomento che difficilmente sparisce dalla prova, è la geometria solida. Tanto per tradizione quanto per funzione: è uno dei modi più efficaci per verificare se uno studente sa applicare formule in modo consapevole.
I solidi più frequenti sono:
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cilindro
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cono
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prisma
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piramide
Gli esercizi chiedono quasi sempre di calcolare volume, area laterale o area totale, oppure di confrontare grandezze diverse. Ad esempio: due solidi con basi diverse ma stessa altezza, oppure un solido ottenuto modificando una dimensione.
Qui l’errore tipico non è dimenticare la formula, ma usarla senza capire cosa rappresenta. Ed è proprio questo passaggio concettuale che la prova vuole testare.
Equazioni di primo grado: altro grande candidato
Le equazioni di primo grado sono un altro pilastro. Compaiono spesso in modo diretto, ma ancora più spesso nascoste dentro un problema.
Non si tratta di risolvere equazioni complicate. Si tratta di:
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tradurre una situazione descritta a parole in linguaggio matematico
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impostare correttamente l’incognita
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svolgere i passaggi in modo ordinato
Un esempio tipico: un problema di ripartizione, di età o di confronto tra quantità che porta naturalmente a un’equazione. Chi sa risolverla “meccanicamente” ma non sa costruirla, resta bloccato prima ancora di iniziare.
Statistica e probabilità: la comprensione al centro
Statistica e probabilità sono sempre più presenti perché permettono di valutare una competenza diversa: interpretare dati, non solo calcolare.
Gli esercizi più comuni riguardano:
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media aritmetica
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frequenze
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lettura di grafici (istogrammi, diagrammi a barre, grafici a torta)
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probabilità di eventi semplici
Qui il punto è sempre la capacità di leggere le informazioni, collegarle e trarne conclusioni. Capita infatti che venga chiesto anche un breve commento ai dati: chi si limita ai numeri, senza spiegare, perde punti.
Una precisazione necessaria
Se stai pensando di studiare solo questi tre argomenti, stai sbagliando approccio. Non perché non siano centrali, ma perché non escono mai isolati. La prova tende a mescolare: un solido dentro un problema, un’equazione che nasce da una situazione concreta, dati statistici inseriti in un contesto reale.
Capire questo è il vero vantaggio. Non indovinare l’argomento, ma saper riconoscere cosa ti stanno chiedendo, anche quando non è scritto in modo esplicito.