Fissione nucleare

La fissione o scissione nucleare consiste nella disintegrazione dell'atomo di alcuni elementi, detti fissili, per mezzo di piccolissime particelle (neutroni) che lo colpiscono, spezzandolo in due nuclei più leggeri. I prodotti della scissione hanno un massa più piccola di quella del nucleo originale: ciò significa che , durante il processo, una parte della materia si è trasformata in energia. Se la quantità di materia è sufficiente, durante la fissione si liberano latri neuroni capaci, a loro volta, di colpire nuovi nuclei, e così via: si innesta, così, una reazione a catena che può essere tenuta sotto controllo. L'elemento fissile nelle centrali è l'Uranio 235, che è presente in natura, sulla Terra, solo in piccole percentuali, pari circa al 7 per mille dell'uranio naturale, l'Uranio 238. L'uranio deve essere perciò "arricchito" con complesse operazioni, in modo che la percentuale di Uranio 235 raggiunga livelli tra il 2 e il 5 per cento. L'Uranio 235 costituisce il combustibile che, introdotto nei reattori, svilupperà, per mezzo della fissione nucleare, una notevole quantità di energia. Nei reattori di ultima generazione, detti autofertilizzanti, si riesce non solo a produrre energia, ma anche nuovo combustibile nucleare. Durante la fissione si ottiene, infatti, un materiale fissile non presente in natura: il Plutonio.

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