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La libertà religiosa in Italia


Negli ultimi anni, l’arrivo in Europa di numerosi extracomunitari, che professano religioni diverse da quelle diffuse nei nostri territori, ha riproposto il tema della tolleranza religiosa e della convivenza tra persone che pensano diversamente. Ecco cosa dice in proposito la nostra Costituzione all’art. 8.
Questo articolo è, in parte, una conseguenza degli art. 2 e 3 (rispetto assoluto della persona umana, divieto di ogni discriminazione). Poiché la libertà di coscienza, quindi di fede religiosa, è un diritto inviolabile dell’uomo, ne deriva che tutte le confessioni religiose sono libere (per “confessione religiosa” si intende qui sia l’idea che la comunità organizzata in una Chiesa o in un’istituzione). Quindi anche le confessioni religiose non cattoliche sono libere e possono organizzarsi secondo statuti che non devono essere in contrasto con le norme giuridiche italiane. I rapporti tra lo Stato italiano e queste confessioni sono regolati da apposite intese, stipulate in momenti diversi, come l’intesa del 1984 con la Chiesa valdese e metodista, quella con l’Unione delle comunità ebraiche del 1988 e quella con l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste, sempre del 1988.

Art. 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

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