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Il testamento spirituale di Wright


Negli stessi anni in cui Mies van der Rohe realizzava il Seagram Building, modello di tanti futuri grattacieli americani, Frank Lloyd Wright ideava il Guggenheim Museum (1943-59), un edificio unico ed eccezionale, esito estremo dell’architettura organica del maestro, che morì, novantenne, prima che l’edificio fosse portato a termine.
Guggenheim Museum
La sagoma arrotondata della struttura sembra ignorare ogni dialogo con il contesto urbano in cui si inserisce, la Fifth Avenue, elegante via nel centro di Manhattan. Con la sua particolare volumetria e le sue forme bianche dovute alla copertura realizzata con uno strato di cemento intonacato, il museo sembra incastrarsi come un corpo estraneo nella maglia stradale, ponendosi in netto contrasto da un lato con gli altissimi grattacieli circostanti, dall’altro con il verde di Central Park, poco distante: una sorta di grande conchiglia inca-stonata nella città.
Wright progettò un edificio rivoluzionario dal punto di vista formale, ma soprattutto molto funzionale. Rompendo la tradizionale sequenza di stanze, tutte simili tra loro, che caratterizzava la tipologia architettonica museale, i creò infatti una struttura a spirale - ancora una volta, una forma tratta dal mondo naturale - coperta da una scenografica cupola di vetro, che si innesta su una rotonda centrale. La spirale è capovolta - si allarga verso l’alto
L’architetto non si limitò alla struttura, ma ideò anche il percorso di visita, che risulta obbligato e inedito, cominciando al sesto e ultimo piano: una serie di ascensori conduce i visitatori alla sommità dell’ edificio, da dove inizia la discesa lungo la rampa elicoidale lievemente inclinata che corre lungo il perimetro di tutto il museo. Le opere d’arte sono disposte lungo le pareti, in modo che chi osserva possa entrare in un contatto diretto e profondo con esse; in ogni punto è inoltre possibile sporgersi dal parapetto per avere una visione complessiva dell’interno.
Per queste caratteristiche, che introducevano un nuovo rapporto tra lo spazio espositivo (il contenitore), le opere (il contenuto) e il visitatore, l’edificio suscitò reazioni contrastanti, ma in breve tempo divenne un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura museale.
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