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L’artista totale

Avvicinata al New Dada e al Nouveau Réalisme per il ricorso all’oggetto, la produzione di Piero Manzoni (1933- 63) è in realtà ricca di sfumature concettuali e per questo più affine all’arte del suo maestro ideale, Lucio Fontana, e a quella dell’amico Yves Klein. Come loro, anche Manzoni abbinò alle opere un’intensa attività di teorico; inoltre fu un grande animatore del clima culturale di Milano, una città che proprio grazie a lui si riscoprì improvvisamente all’avanguardia, aggiornandosi sulle tendenze europee e lasciandosi alle spalle le polemiche del secondo dopoguerra fra realismo e astrazione.
Nel cuore della città, a due passi dal quartiere di Brera, Manzoni allestì, nel seminterrato di un negozio di mobili, una galleria d’arte consacrata alle sue ricerche e aperta alle sperimentazioni degli artisti internazionali che condividevano il suo intento di rompere ogni schema attraverso un pensiero forte. Tale galleria autogestita venne battezzata Azimut, termine clic, in astronomia, definisce le coordinate di un punto nello spazio: essa doveva essere, Fonti" infatti, un punto di riferimento per una nuova direzione da imprimere all’arte contemporanea. Con lo stesso nome concettuale Manzoni intitolò anche una rivista specializzata, concepita come testimonianza delle iniziative della galleria.
Dal settembre del 1959 (con la pubblicazione del primo numero della rivista) al luglio del 1960 (con l’ultima mostra in galleria) si consumò un’avventura intensa che, nonostante la sua brevità - la stessa che segnò la vita dell’artista, stroncato a soli trent’anni da un infarto -, bastò a scuotere il sistema dell'arte con l’idea che non fossero solo quadri e sculture a parlare di forme ed espressioni, ma la vita stessa, le azioni, il pensiero manifestato liberamente
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