Ominide 1489 punti

La morte di Marat


II 13 luglio 1793 uno dei leader della rivoluzione, Jean-Paul Marat, fu assassinato da Anne-Marie Charlotte de Cordav d’Armont, una nobildonna di idee politiche avverse. Su invito della Convenzione, David dipinse Morte di Marat, una delle sue tele più intense, che divenne un simbolo della lotta e degli ideali rivoluzionari.
Poiché l'opera doveva essere una sorta di "santificazione laica" di un martire per la causa rivoluzionaria, l’artista impostò la composizione ispirandosi al modello iconografico del Cristo morto: stretta è in particolare l’analogia formale con la Deposizione(1602-04) di Caravaggio, dipinto noto all’artista sin dai tempi del viaggio in Italia.
Il cadavere di Marat emerge dall'oscurità della stanza spoglia, avvolto da un lenzuolo bianco e immerso in una vasca d’acqua, unico e quotidiano sollievo al dolore pro-vocato da una malattia cutanea. Anche in questi momenti Marat lavorava: come rivelano la penna, la carta e il calamaio, poco prima dell’assassinio egli stava elaborando un articolo per il giornale "L’ami du peuple” (“L’amico del popolo”), strumento di lotta politica da lui fondato. Marat tiene nella mano sinistra il biglietto, con le parole ben leggibili, con cui la Corday aveva chiesto e ottenuto di essere ricevuta, mentre nella destra ha ancora la penna, il cui candore richiama per contrasto il coltello sporco di sangue abbandonato dalla donna sul pavimento.
L’ambiente, povero e quasi monacale - il lenzuolo porta i segni di un rattoppo e una cassa di legno è usata come appoggio per scrivere -, suggerisce l’immagine di un politico austero e unicamente votato agli ideali in cui crede. La totale riduzione dei dettagli concorre a concentrare l’attenzione sull’evento tragico, dando all’immagine un valore universale che fa di Marat l’icona dell’eroe rivoluzionario moderno
Hai bisogno di aiuto in Educazione Artistica per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email