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L'arte giapponese

All'inizio dell’età dei metalli, nella primitiva arte giapponese compaiono ceramiche con decorazioni rilevanti (yamato). Tra il 552 ed il 645 circa, le relazioni culturali con il continente si fanno intense, tanto che si può parlare di un’arte cinese in Giappone. L’arte giapponese, come quella cinese dell’epoca t’ang, ha un maggiore naturalismo: nella scultura il panneggio e il modellato del corpo si affinano e arricchiscono; i volti, perduta la manualità primitiva, assumono un espressione di rapimento che tende a diventare stereotipa. Gli affreschi del Condo di Nora sono un perfetto esempio di t’ang. Solo verso la fine di questa epoca avvertono nella pittura accenti più specificamente giapponesi. Durante l'VIII ed il IV secolo nell'arte si riflette l’influsso delle nuove sette mistiche. Al IX secolo appartiene il grande pittore Koseno Kanaka. L’affrancamento della Cina si compie soprattutto nella pittura di paesaggio. Inoltre, importanza predominante nell'arte giapponese ebbe la setta religiosa degli Zen, tendente alla concentrazione nella natura. Molto successo avevano anche i ritratti. La principale manifestazione della concezione artistica del Giappone è la sua casa: semplicissima, aperta al sole e alla luce da ogni parte, quasi priva di mobile, senza oggetti ornamentali.

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