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Previdenza sociale


La previdenza sociale consiste nell'accantonare quote di reddito presente per far fronte ai rischi derivanti da determinati eventi futuri e prevedibili che incidono sull'attività lavorativa del soggetto tutelato,
La tutela previdenziale comprende tre principali forme di protezione: o la tutela per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; o il sistema delle pensioni per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti; o la tutela contro la disoccupazione involontaria. L'onere del finanziamento è posto a carico delle categorie interessate e il mezzo di finanziamento è costituito dal versamento di contributi obbligatori. Peri lavoratori dipendenti l'obbligo diversare i contributi previdenziali grava in massima parte sui datori di lavoro e, in misura minore, sui lavoratori. I lavoratori autonomi hanno essi stessi l’obbligo del versamento che li riguarda.
Il sistema previdenziale si basa quindi su un criterio assicurativo; si distingue, però, dai comuni rapporti di assicurazione perché è contraddistinto dall'automaticità delle prestazioni, con cui viene garantita una tutela più piena. Per il principio di automaticità il lavoratore dipendente regolarmente iscritto al sistema previdenziale ha in ogni caso diritto alle prestazioni stabilite dalla legge qualora si verifichino gli eventi previsti (l'invalidità, l'infortunio, il raggiungimento del limite di età ecc.), anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto l'obbligo diversare i contributi. Il principio di automaticità non opera peri lavoratori autonomi, i quali non hanno diritto alle prestazioni se non hanno versato i contributi. L'entità dei contributi è commisurata a quella della retribuzione percepita dal lavoratore, secondo percentuali diverse in relazione alle varie categorie e al tipo di prestazioni previdenziali. La gestione dei contributi può aver luogo secondo il metodo della capitalizzazione o con quello della ripartizione. Nel primo caso il carico contributivo globale è determinato in relazione alla quantità dei rischi previsti, secondo un calcolo matematico-attuariale; le somme raccolte vengono accantonate e, in parte, investite in impieghi produttivi (immobili, titoli di Stato, altri valori mobiliari) i cui frutti vengono destinati al finanziamento delle prestazioni; a parte le difficoltà tecniche di gestione e il rischio che gli investimenti non siano remunerativi, il sistema funziona se nel Paese vi è stabilità monetaria; in caso di inflazione le riserve perdono valore e non sono più adeguate a garantire le prestazioni future. Per questo motivo nei sistemi di previdenza sociale il sistema della capitalizzazione, adottato fino agli anni Sessanta, è stato abbandonato e sostituito da quello della ripartizione, in base al quale i contributi raccolti in un determinato periodo servono a finanziare le prestazioni erogate nello stesso periodo. Con il sistema della ripartizione si determina una sorta di solidarietà fra generazioni, poiché la generazione attiva finanziale prestazioni previdenziali fornite alla generazione che ha cessato di lavorare.
Se la popolazione e il livello dei salari aumentano costantemente, il finanziamento di queste prestazioni avviene su base sempre più ampia, sicché per ogni generazione il vantaggio delle prestazioni che ottiene sarà superiore all'onere dei contributi che in passato aveva versato. Se invece vi è la tendenza a un calo demografico e la durata media della vita si allunga (come ormai si verifica in tutti i Paesi economicamente sviluppati), l'ammontare dei contributi versati dalla popolazione attiva non è sufficiente a coprire l'onere delle prestazioni erogate, si crea un disavanzo cronico e il sistema previdenziale entra in crisi.
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