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I.V.A.: storia, caratteri ed aspetti operativi

L’I.V.A (imposta sul valore aggiunto) è stata introdotto con la riforma tributaria del 1971 (DPR 26 ottobre 1972, n° 633) ed è entrata in vigore col gennaio 1073 in sostituzione dell’ IGE (Imposta generale delle entrate) con l’ottica di armonizzare gli aspetti tributari delle CEE.
L’IVA è un’ imposta indiretta sugli scambi commerciali. Essa è a carico dei consumatori ed è applicata in modo indistinto, a prescindere da situazioni personali quali il reddito o il carico familiare. Riveste anche un aspetto proporzionale perché viene calcolata applicando un’aliquota unica, indipendente dall’importo anche se i beni sono divisi in tre fasce ed su ognuna di essa si applica un’aliquota diversa (4%, 10%, 22%).
Per capire il funzionamento dell’ Iva bisogna avere chiaro il concetto di valore aggiunto ed il concetto di deduzione imposta da imposta. Quando una merce passa da un operatore economico ad un altro il bene subisce un incremento di prezzo; ad ogni scambio, l’Iva viene calcolata sull’intero prezzo del bene, ma ogni operatore versa all’Erario l’imposta corrispondente al suo valore aggiunto (incremento di valore) per cui per il commerciale, l’IVA non costituisce né un ricavo, né un costo, ma solo un credito o un debito nei confronti dello Stato. Infatti, quando egli acquista, paga un’ imposta al fornitore e nel contempo vanta un credito nei confronti dell’Erario che recupererà. Quando lo stesso commerciante vende la stessa merce (ovviamente ad un prezzo più alto) l’Iva riscossa sarà superiore a quella pagata e la differenza da versare all’Erario corrisponderà all’aliquota dell’ IVA calcolata sulla differenza fra il ricavo e il costo del bene (chiamato valore economico aggiunto. Questo è il meccanismo della deduzione imposta da imposta. Esempio:
Immaginiamo un bene del valore di € 100, con IVA al 19%, che segue i seguenti passaggi: produttore, grossista, dettagliante, consumatore. Il consumatore, che è l’ultimo anello della catena paga il bene:
€ 170,00 + IVA 19% = € 170,00 + € 32,30 = € 202,30
In realtà, cos’è successo, lungo tutta la trafila?
Il produttore ha venduto al grossista l’articolo ad un prezzo di € 100,00 + 19% IVA = € 119,00
Il grossista, che ha comprato l’articolo a € 100,00 + IVA, lo rivende a € 130,00 + IVA 19%. Per cui riscuote un’IVA pari a € 24,70. Da questa somma egli toglie € 19,00 di Iva che aveva pagato al produttore e all’ Erario verserà la differenza: € 24,70 – €19,00 = € 5,70.
Il grossista che ha comprato l’articolo a € 130,00, lo rivende a € 170,00 + IVA 19%. Per cui riscuoterà un’ IVA pari a € 32,30. Da questa somma egli toglie € 24,70 che aveva pagato al grossista e all’ Erario verserà la differenza: € 32,30 - € 24,70 = € 7,60
Invece, il consumatore paga al dettagliante l’ IVA al 19% sul valore finale (170,00 + IVA al 19%) che corrisponde ai vari versamenti IVA avvenuti durante la trafila. Infatti, € 19,00 + € 5,70 + € 7,60 = € 32,30 che corrisponde al 19% su € 170,00.
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