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M.U.R.S.T. - Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica

Soluzioni della prova di ammissione

Al corso di laurea in Medicina veterinaria

Anno Accademico 2001/2002

Test di logica e cultura generale

1. “Per la modernità è fondamentale che i rischi si possano valutare in linea di principio nei termini di una conoscenza generalizzabile dei pericoli che comportano: una visione in cui l’idea di fortuna sopravvive per lo più entro forme marginali di superstizione. Quando si sa che il rischio è un rischio, lo si vive in maniera diversa rispetto alle circostanze in cui prevalgono le nozioni di fortuna. Il fatto di riconoscere l’esistenza di un rischio o di una serie di rischi significa accettare non solo la possibilità che le cose possano andare storte, ma che questa possibilità non si può eliminare. La fenomenologia di una tale situazione fa parte dell’esperienza culturale della modernità in genere ( ... ) Eppure ( ... ) le concezioni fatalistiche non scompaiono del tutto. La fortuna tende a ricomparire proprio là dove i rischi sono maggiori, sia sotto forma di cosciente probabilità che si verifichi un evento indesiderato sia in termini di conseguenze nefande che derivano nel caso in cui un dato evento non vada per il verso giusto.” Anthony Giddens, Le conseguenze della modernità, Il Mulino, 1994

Tra le seguenti deduzioni UNA NON È autorizzata dal passo citato:

  • A) La possibilità che una situazione volga al male è un rischio ineliminabile la cui consapevolezza induce a comportamenti fatalistici
  • B) La valutazione dei rischi insiti nelle situazioni implica la svalutazione del peso che nelle situazioni ha la fortuna
  • C) Quando il rischio che un evento nefasto si verifichi è molto alto si tende ad attribuire il suo avverarsi alla fortuna
  • D) Il rischio è connesso agli eventi nel mondo umano, va accettato e può essere calcolato
  • E) Nell’ambito della modernità l’idea del potere della fortuna è in secondo piano rispetto a quella della conoscibilità del rischio

2. UNA SOLA delle seguenti affermazioni NON È IN CONTRADDIZIONE con quanto sostiene A. Giddens nel passo riportato nel quesito 1:

  • A) Il concetto di fortuna è confinato nel mondo moderno esclusivamente nell’ambito della superstizione
  • B) La coscienza della probabilità di un evento indesiderabile libera chiunque dall’idea della soggezione alla fortuna
  • C) Tener presente l’ineliminabilità dei rischi e pericoli connessi con i progetti umani produce un atteggiamento sfiduciato, o persino fatalistico
  • D) Gli uomini moderni accettano meglio anche i fallimenti in quanto si sono liberati dall’idea paralizzante del potere della fortuna
  • E) Il calcolo dei rischi non paralizza, ma induce a fare i conti con la possibilità di fallimento che è insita negli eventi

3. Sono qui elencate alcune definizioni contrassegnate con numeri progressivi:

1- Entusiasmo acritico per la scienza come depositaria della verità 2- Passione volta ad esaltare ciò in cui fermamente si crede 3- Situazione in cui si prospettano spiegazioni e ipotesi da verificare 4- Riflessione sistematica sulla natura della scienza 5- Credito riconosciuto nel campo della conoscenza certa 6- Capacità di derivare i giudizi da premesse accertate 7- Modello di procedimento logico condotto su elementi di per sé non probanti 8- Convinzione incrollabile che sui dati di fatto, e solo su di essi, si fonda la conoscenza

Sono qui elencate alcune espressioni contrassegnate ciascuna con una lettera dell’alfabeto:

a) Infatuazione scientista b) Filosofia della scienza c) Arte della deduzione d) Rozzezza positivista e) Fervore apologeta f) Momento congetturale g) Paradigma indiziario h) Prestigio epistemologico

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Scegliete la serie in cui A OGNI ESPRESSIONE (lettera minuscola) corrisponde LA DEFINIZIONE (numero) adeguata

  • A) a+1 b+6 c+ 2 d+8 e+7 f+3 g+4 h+5
  • B) a+3 b+2 c+6 d+4 e+1 f+8 g+7 h+5
  • C) a+5 b+3 c+6 d+8 e+2 f+4 g+7 h+1
  • D) a+1 b+4 c+6 d+8 e+2 f+3 g+7 h+5
  • E) a+8 b+3 c+6 d+1 e+2 f+ 5 g+7 h+4

4. “Che cos'è un mito?” E' “un lungo discorso”: questa la distratta - forse solo apparentemente distratta - definizione di Alexandre Dumas, che di miti se ne intendeva, tanto da averne creato più di uno. Credo che allo stesso modo risponderebbero i tre coautori del dizionario Miti e personaggi della modernità.

Abelardo ed Eloisa, Cola di Rienzo, Giovanna d'Arco, Paracelso, Cromwell, Robespierre, Napoleone, Byron, Don Giovanni, Casanova, Amleto, Don Chisciotte, Faust ...; sono - scelte a caso - alcune delle figure storiche o immaginarie a cui gli autori del dizionario hanno deciso di dedicare una voce. Quale criterio consente di far convivere o rientrare nella stessa famiglia personaggi così dissimili, alcuni dei quali veramente esistiti e altri invece frutto di immaginazione? Per quel che posso capire, un criterio molto semplice e molto empirico: ognuno di loro è all'origine di un “lungo discorso”, a cui hanno contribuito, di secolo in secolo, poeti, drammaturghi, romanzieri, pittori, scultori, autori di opere liriche, registi.

( ... ) ogni epoca pretende di avere una sua produzione mitica. Ci sentiremmo diminuiti il giorno in cui dovessimo ammettere che la nostra non ne è capace. Ma niente ci fa credere prossimo quest'isterilimento. Basta che guardiamo indietro, al secolo che sta per finire, per incontrare personaggi reali o fittizi ognuno dei quali sembra destinato, negli anni e nei secoli a venire, ad alimentare un “lungo discorso”, tessuto di nuove interpretazioni storiche o filosofiche, di invenzioni romanzesche, di film, eccetera.

Recentemente, via via che il film di Benigni La vita è bella veniva presentato all'estero, sono apparsi sui giornali dei diversi Paesi articoli che lo approvano o che lo disapprovano. C'è chi ritiene che dello sterminio degli ebrei si possa parlare solo in termini storici e documentari, e dunque giudica il film un faux pas (un passo falso); chi invece ammette altri approcci, e dunque lo ritiene un'operazione legittima. Io non so a chi dare ragione; mi rendo conto dell'enormità di quel massacro e della relativa vicinanza nel tempo (moltissimi testimoni diretti sono ancora tra noi); forse il film di Benigni può essere stato prematuro; ma non penso che la memoria di avvenimenti così sconvolgenti possa mantenersi in un ambito rigorosamente storico. Fatalmente diventerà anche variazione e racconto, cioè “mito”, nel senso già detto.

Torniamo al nostro dizionario. Scorrendo i lemmi, si è colpiti dalla facilità con cui li associamo a un carattere, a un episodio, a un attributo ... Abelardo ed Eloisa, Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca sono coppie di amanti appassionati, Alboino è un tiranno crudele che versa da bere alla moglie Rosamunda nel cranio del padre, Don Giovanni e Casanova sono donnaioli, Faust e Peter Schlemil stringono un patto col diavolo, all'Ebreo Errante e all'Olandese Volante tocca sperimentare i notevoli disagi dell'immortalità (o di un'esistenza eccessivamente protratta), i sovrapponibili e spesso sovrapposti Barbablù e Gilles de Rais sono serial killer, Cagliostro è un imbroglione, Zarathustra un guru, Munchausen un cacciaballe, Werther un suicida, Robin Hood un ladro che prende ai ricchi per dare ai poveri, e così via. Si direbbero personaggi semplici, primari, eppure una piccola riflessione alimenta il sospetto che non sia così: se hanno ispirato tanti drammi, tanti romanzi, tanti film, vorrà dire che erano portatori di un nucleo di ambiguità tale da impedire, ogni volta, l'approdo a un'interpretazione - a una versione - definitiva. Un mito è un pensiero al quale si ritorna di continuo, e che non ci si stanca mai di riprendere e variare.

da MITI Il catalogo della modernità, di Giovanni Mariotti. Corriere della Sera, 18/11/98

UNA SOLA delle seguenti affermazioni È rigorosamente deducibile dal testo di Giovanni Mariotti sopra citato:

  • A) Werther e Barbablù, Faust e Robin Hood non sono personaggi chiusi e fissati nel loro carattere, ma aperti, cioè soggetti a un numero indefinito di variazioni
  • B) Il film La vita è bella di Benigni testimonia il fatto che anche la memoria dell’olocausto è ormai entrata nella dimensione del mito
  • C) Ognuno dei personaggi diventati mitici ha assunto nei secoli un carattere definito e univoco per il quale vive immutabile nell’immaginario collettivo della civiltà a cui appartiene
  • D) Nella dimensione del mito i personaggi, storici o immaginari che siano, sono portatori o emblemi di caratteri e comportamenti propri degli uomini in carne e ossa
  • E) Gli autori del dizionario citato hanno catalogato i miti non secondo un ordine cronologico, ma secondo le caratteristiche che la tradizione ha assegnato loro

5. UNA SOLA delle seguenti affermazioni NON È COERENTE con il testo di Mariotti (quesito 4):

  • A) Mariotti afferma che molti segni ci danno la certezza che anche il secolo venturo avrà i suoi miti
  • B) L’immortalità, o un’esistenza prolungata indefinitamente, presenta i suoi inconvenienti, almeno per personaggi come l’Olandese Volante e l’Ebreo Errante
  • C) E’ immediato il meccanismo psicologico per il quale attribuiamo un carattere ben preciso a ogni personaggio trasformatosi in mito
  • D) Nel ‘900 non mancano personalità che appaiono destinate a trasformarsi in miti
  • E) Talora, almeno in un primo tempo, è difficile accettare la trasformazione in mito di eventi storici di grande portata

6. Delle cinque affermazioni elencate UNA NON È PIENAMENTE SUFFRAGATA dal testo citato (quesito 4):

  • A) Cagliostro è una persona di cui è meglio non fidarsi
  • B) Il barone di Munchausen è un fanfarone
  • C) Peter Schlemil ha venduto anima e corpo al diavolo
  • D) Abelardo sa amare appassionatamente
  • E) Rosamunda è orfana di padre

7. “Naturalmente li omini boni desiderano sapere; so che molti diranno questa essere opra inutile,....omini i quali hanno solamente desiderio di corporal ricchezze, diletto, e interamente privati di quello della sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell'anima; perché quant'è più degna l'anima che 'l corpo, tanto più degne fien le ricchezze de l'anima che del corpo. E spesso quando vedo alcun di questi pigliare essa opra in mano, dubito non sì come la scimia sel mettano al naso, o che mi domandino se è cosa mangiativa.” Leonardo da Vinci

Questo pensiero di Leonardo contiene una esplicita (UNA interpretazione è SBAGLIATA):

  • A) Polemica con chi non crede nel valore del sapere
  • B) Esortazione accorata a coltivare lo spirito
  • C) Valutazione dei diversi tipi di ricchezze
  • D) Riflessione sulla natura dell’uomo
  • E) Definizione dei valori propriamente umani

8. ____________ non si propone di guidare la coscienza degli individui verso il bene morale. Indica piuttosto i comportamenti che è opportuno tenere nell’ambito della professione, o quelli da evitare per impedire che l’immagine sociale della professione stessa venga offuscata.

Quale parola funge da soggetto a questo periodo?

  • A) La statistica
  • B) La deontologia
  • C) La normativa
  • D) L’etica
  • E) La correttezza

9. ANDREA - Noi ripetevamo all’uomo della strada: ”Morirà ma non abiurerà”.(1) E voi siete tornato dicendoci: ”Ho abiurato ma vivrò”. Noi allora: ”Vi siete sporcato le mani”. E voi: ”Meglio sporche che vuote”(2). ... Volevate guadagnar tempo per scrivere il libro che solo voi potevate scrivere. Se foste salito al rogo, se foste morto in un’aureola di fuoco (3), avrebbero vinto gli altri. ... La scienza non ha che un imperativo: contribuire alla scienza. ...

GALILEO - Non credo che la pratica della scienza possa andar disgiunta dal _______. Essa tratta del ______, che è un prodotto del ______; e col procacciare ______ a tutti su ogni cosa, tende a destare il ______ in tutti. ... Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumular sapere per sapere, la scienza può rimaner fiaccata per sempre (4), ed ogni nuova macchina non sarà fonte che di nuovi triboli per l’uomo. ... Così stando le cose, il ______ in cui si può sperare è una progenie di gnomi inventivi (5), pronti a farsi assoldare per qualsiasi scopo.

Bertold Brecht, Vita di Galileo, Einaudi, Torino, 1963

Dal dialogo tra Galileo e Andrea sono state espunte sei parole qui elencate in diverse successioni.

Indicare la serie che corrisponde alle esigenze logiche del testo:

  • A) Dubbio - coraggio - dubbio - sapere - sapere - massimo
  • B) Sapere - dubbio - sapere - dubbio - massimo - coraggio
  • C) Dubbio - sapere - coraggio - dubbio - sapere - massimo
  • D) Sapere - sapere - dubbio - dubbio - massimo - coraggio
  • E) Coraggio - sapere - dubbio - sapere - dubbio - massimo

10. Nella scena sopra riportata della Vita di Galileo, la penultima, si contrappongono due diverse concezioni del compito dello scienziato, una espressa da Galileo stesso e l’altra dal suo antico allievo Andrea. UNA delle notazioni esplicative qui riportate TRADISCE IL SENSO del testo di Brecht (Quesito 9).

  • A) (3) cioè in un’aura eroica, come coronato dal fuoco del martirio
  • B) (4) Lo scienziato, se non resiste alle intimidazioni dei potenti, non potrà procedere a nuove scoperte e invenzioni
  • C) (1) I discepoli di Galileo assicurano che egli non cederà alle minacce dell’Inquisizione e confermerà le sue teorie
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Sintesi
Prova di ammissione a Veterinaria anno 2001-2002, risposte commentate

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