Istituto di Istruzione Superiore “Cellini - Tornabuoni”
Via Masaccio 8 – 50136 Firenze
Istituto tecnico – Settore tecnologico
Istituto professionale – Industria, artigianato, servizi commerciali
“Un uomo, che uomo!”
Walter Elias Disney
di Margherita Santini
Classe 5 G
Anno scolastico 2014/2015
Indice
- Presentazione p. 2
- Mr. Disney.
- La vita e la produzione artistica
- Topolino
- Il profilo politico e le idee
- The Fuhrer’s face
- La stretta di mano tra Duce e Disney
- La censura dei fumetti
- Da Topolino a Tuffolino
- Appendice
- La storia del fumetto
- La storia del cartone animato
Bibliografia e sitografia
“…Quella che vi raccontiamo ora è una storia un po’ paradossale, nel senso stretto dell’espressione. In ogni serio dizionario, come quello della Treccani, leggiamo che il termine “paradosso” viene dal greco παράδοξος (composto di παρα- nel significato di “contro” e δόξα “opinione”) e sta a indicare tutto ciò che in qualche modo va in senso contrario all’idea comune…”
Pubblicato da Francesco Manetti sul sito web “Ereticamente” il 29 marzo 2015.
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Presentazione
Oltre alla passione per i filmati di animazione, ed un forte interesse per la regia e il montaggio, ho sempre avuto un grande interesse per i fumetti e i disegni. Non a caso, durante quest’ultimo anno scolastico ho anche partecipato a scuola a un corso di animazione, che ha portato alla creazione di un cartone animato della durata di otto minuti realizzato con la tecnica della rotoscopia dal titolo il mio nome è Malala (visibile su Youtube), dedicato alla giovanissima pakistana insignita del premio Nobel per la pace.
La scelta di scrivere e argomentare una tesina su Walter Elias Disney è nata nell’estate scorsa, quando mi sono trovata a leggere Le anime disegnate. Il pensiero nei cartoon da Disney ai giapponesi e oltre di Luca Raffaelli; un saggio del 2005 che mostra riflessioni, misteri e leggende sui cartoni più popolari e conosciuti. Dopo quella lettura è nata in me una curiosità che non ho potuto del tutto colmare ma che mi ha comunque permesso di approfondire alcuni temi e chiarire qualche dubbio. Tra le tante storie mi ha colpito proprio quella di Walt Disney. Analizzando i saggi trovati in biblioteca e i video più impensabili ho potuto riflettere su alcuni aspetti meno conosciuti della vita e della complessa personalità del disegnatore: in particolare per le critiche e accuse che gli sono state mosse di essere stato antisemita, simpatizzante nazista e agente in incognito dell’FBI. Accuse che, sebbene smentite da familiari e amici, hanno continuato a circolare per lungo tempo.
A partire dalla biografia e dalla copiosa produzione artistica proporrò alcuni esempi di fumetti e cartoni animati dai quali sotto delle allegre maschere e delle spiritose battute emergono pensieri in linea con le ideologie nate negli anni tra le due guerre mondiali.
Niente può essere dato per scontato: dietro la vita del disegnatore dei più fantastici cartoni animati, i cui personaggi vivono la vita in una sorta di bellezza che solo una fiaba può contenere, l’autore dei più romantici e avventurosi cartoni per bambini, del “re di Cartoonia”, colui che ha creato un mondo parallelo formato di gioia e bellezza, si può celare molto di più.
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Mr. Disney
Walter Disney fu cocreatore e produttore di “Topolino” ed è conosciuto in tutto il mondo per essere stato il padre di film d’animazione, noto produttore cinematografico, regista e imprenditore. Conosciamo molto riguardo al suo lavoro, alle innovazioni, alle tecniche utilizzate, mentre la sua biografia sicuramente è meno nota.
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La vita e la produzione artistica
Walter Elias Disney nacque a Chicago nel 1901 e morì nel 1966 a Burbank. Fu il quarto di cinque fratelli.
All’età di cinque anni la sua famiglia si spostò a Marceline (Missouri), vicino allo zio e là egli visse la sua infanzia in una fattoria. Secondo Richard Schickel, critico cinematografico, saggista e giornalista statunitense, il topo lindo e gradevole che egli creò nacque proprio da una fissazione per la pulizia nata dal lavoro nel fango in fattoria e da un’infanzia contadina e misera.
Si trasferì nuovamente, pochi anni dopo, a Kansas City e quando il padre si ammalò iniziò a lavorare nell’impresa paterna assieme al fratello. Una volta diplomato, iniziò un corso dell’Art Institute of Chicago. Dal padre aveva ereditato pensieri e ideali socialisti, che gli costarono anche un’aggressione, ma che nel tempo furono destinati a mutare.
Nel 1925 Walt Disney si sposò con Lillian Bounds. Sappiamo che uno dei suoi più grandi desideri era di avere un figlio, possibilmente maschio, come suo fratello, ma non ci riuscì. Lillian partorì una bambina, Diane Marie, nel 1933 (morta nel 2013); decisero poi di adottarne un’altra, Sharon Mae, nata nel 1936.
W. Disney fu un uomo affettuoso e disponibile, gentile e padre modello, guardiano dei valori tradizionali, contro un mondo cattivo e corrotto.
Non era però così per i suoi dipendenti, con i quali si dimostrò molto rigido.
Disney aveva manifestato per la prima volta la sua passione per le illustrazioni durante gli anni del liceo, disegnando per il giornalino scolastico. Aveva poi coltivato la sua passione iniziando a lavorare presso l’agenzia pubblicitaria Peman-Rubin Commercial Artstudio; in questo modo poté conoscere l’animatore Ub Iwerks con il quale fondò nel 1920 la società Iwerks-Disney Commercial Artists e grazie a essa entrarono insieme in contatto con la società Kansas City Film Ad Company, che si occupava di filmati pubblicitari.
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Ma il lavoro di Walter Disney nell’animazione iniziò realmente in un garage, dove fece degli esperimenti con una vecchia cinepresa prestata.
Contribuì nel tempo allo sviluppo della settima arte approfondendo il rapporto fra immagine e musica, come possiamo notare in molti dei suoi cartoni animati, nei quali vengono spesso proposte canzoni e/o personaggi che si muovono a ritmo di note musicali. Nel 1922 lanciò dei cortometraggi animati ispirati alle fiabe popolari utilizzando la tecnica della live action, con la quale realizzò anche il cartone animato Alice’s Wonderland. Il termine live action significa “azione dal vivo” o “azione dal vero” e indica un film interpretato da attori “in carne e ossa”. Prima però che il cartone fosse finito la Kansas City Film Ad Company fallì e Walter si spostò a Hollywood dove fondò con il fratello la Disney Brothers Studio e ottenne un contratto con Margaret Winkler. Quando Walt Disney chiese una modifica del contratto con un salario più alto, la sua richiesta venne rifiutata e il suo salario abbassato; se egli si fosse rifiutato la società di M. Winkler, che era ormai in mano al marito Charles Mintz, lo avrebbe escluso da ogni progetto. W. Disney si rifiutò e si ritrovò con pochi collaboratori e un’idea rubata: il coniglio Oswald. Non bastò questo per fermarlo. Fu infatti allora, come vedremo tra breve, che creò un personaggio destinato a diventare molto più famoso: Topolino.
Nel 1934 W. Disney decise di produrre un lungometraggio: riguardando il film muto Biancaneve decise di approfondire la storia realizzando nel 1937 Biancaneve e i sette nani; questa idea venne interpretata come una manifestazione di pazzia da parte degli altri animatori, e in molti cercarono di fargli cambiare idea.
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Per la sua creazione volle migliorare le sue tecniche e la qualità e grazie al professore di disegno del Chouinard Art Institute, Don Graham, ottenne un’animazione realistica degli esseri umani e alcuni effetti speciali. Interamente creato con mezzi artigianali, disegni a mano, e con gli sfondi realizzati con la tecnica dell’acquerello, sulla base della storia dei fratelli Grimm venne aggiunto un finale più romantico, il bacio del principe che risveglia Biancaneve, ed un maggiore approfondimento del profilo dei personaggi dando, per esempio, un nome ai sette nani (Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo).
Venne, invece, molto criticata la figura della strega, eccessivamente cattiva e paurosa; ma questa fu una scelta per diffondere un messaggio: il bene è sempre preferibile al male, e quindi esso deve essere descritto come abominevole e terribile. Streghe e matrigne malvagie, figliastre perseguitate e orfani precoci, secondo Marc Eliot, autore di biografie e libri di cultura popolare, andrebbero messi in rapporto alla paura di Walter Disney di essere figlio illegittimo, nato dalla relazione del padre con una governante spagnola.
Il film diventò il più redditizio dell’anno (1938) ed incassò più di otto milioni di dollari del tempo (pari a 98 milioni di dollari di oggi). Il successo di Biancaneve permise a W. Disney di costruire a Burbank un nuovo complesso in stile campus universitario per ospitare i Walt Disney Studios, che aprirono nel 1939.
Nel 1940 vennero realizzati e proiettati nuovi importanti film, Pinocchio e Fantasia, ai quali nel 1942 seguì Dumbo, un lungometraggio che doveva diventare, come infatti accadde, un grande successo, fonte di grandi guadagni.
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