Estratto del documento

Tra sogno e realtà

Pontiggia Claudia

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I.S.I.S. Setificio

Paolo Carcano 1 Indice

Introduzione 5

1 - Walt Disney 6

2 - Tutto ebbe inizio con un topo 8

3 - La bellezza del primo lungometraggio 15

4 - Per sempre fanciulli 19

5 - Supercalifragilistichespiralidoso 22

6 - La grande guerra delle donne 26

7 - L’arte di Topolino 30

8 - Il Destino di Walt Disney e Salvador Dalì 36

Conclusione 40

Introduzione

Ho scelto di sviluppare una tesina su Walt Disney in quanto mi ha sempre affascinato il mondo dei cartoni animati e le procedure per realizzarli.

Da bambina amavo guardare questi capolavori e li vedevo semplicemente come bellissimi racconti, storie fantastiche, come credo ogni bambino abbia fatto.

Crescendo, studiando le diverse materie, mi sono accorta che diversi argomenti, avvenimenti importanti, possono essere collegati a questi cartoni o addirittura, questi ultimi, hanno preso spunto da fatti realmente accaduti per costruire storie fantastiche, mascherando la realtà dietro la finzione. Così facendo hanno dato vita a dei film per far divertire e intrattenere i più piccoli.

Ad esempio, uno dei cartoni animati più conosciuti, Peter Pan, ho notato che può essere collegato a Pascoli e alla sua poetica del fanciullino, oppure Topolino, personaggio conosciutissimo, ha avuto anche un ruolo di propaganda nel periodo dei regimi totalitari.

Altri cartoni animati possono essere collegati alla materia di storia, basti pensare a Mulan e al ruolo delle donne nella guerra o Mary Poppins e le suffragette.

Un altro cartone conosciutissimo è Biancaneve, che sembra una semplice favola, ma la figura della strega cattiva è molto simile al protagonista de “Il ritratto di Dorian Gray”, uscito pochi anni dopo.

Anche la pop art ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto per la figura di Topolino e, artisti famosi come Dalì, hanno collaborato con la Disney per produrre un cortometraggio intitolato “Destino”.

Inoltre, ho scelto di approfondire questo argomento in quanto, studiando grafica, mi sono appassionata al fumetto, all’animazione, a come questi possono servire come mezzi di propaganda, al fatto che da una semplice idea, da una bozza schizzata su un foglio possa nascere un personaggio che può compiere dei movimenti.

È impressionante come dal nulla, da un pensiero, un’idea e quindi qualcosa di astratto, possa nascere qualcosa di meraviglioso e concreto.

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Capitolo 1 – Walt Disney

Walter Elias Disney, più noto come Walt Disney, nato a Chicago il 5 dicembre 1901 e morto a Burbank il 15 dicembre 1966, è stato un fumettista, animatore, imprenditore, cineasta e doppiatore statunitense. È stato anche produttore, regista, sceneggiatore e doppiatore di cinema d’animazione.

Walter Elias Disney Junior, quarto di cinque figli, nasce da famiglia americana ma di discendenza irlandese-canadese da parte di padre e tedesca da parte di madre.

Le sue origini sono contadine; infatti ha passato la sua infanzia lavorando nei campi fino a quando il padre si ammalò e furono costretti a trasferirsi in città, a Kansas City.

Nel 1919 lavorò per un mese alla Pressmann-Rubin, un’agenzia pubblicitaria. È qui che conobbe un certo Ubbe Ert Iwerk.

Quest’ultimo era uno straordinario disegnatore e nel 1928, durante il viaggio di ritorno da New York, deluso per aver perduto i diritti del personaggio di successo da lui creato, “Oswald il coniglietto fortunato”, iniziò a pensare ad un nuovo cartone animato che avesse le fattezze di un topolino, proprio come quelli che scorrazzavano sulla scrivania del suo studio.

Walt fu l’ideatore di questo nuovo personaggio e il compagno Ub realizzò tutto sulla carta producendo 700 disegni al giorno.

Così ebbe inizio l’impero Disney.

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“Tutto ebbe inizio con un topo”

Capitolo 2

Secondo la leggenda, in viaggio su un treno da New York a Los Angeles, Walt disegna un personaggio ispirato a Oswald il coniglio, senza orecchie a penzoloni, ma con orecchie tonde e una semplice coda. Era il 1928 quando nacque il personaggio simile al topo: Mortimer Mouse.

Successivamente è stato ribattezzato Mickey Mouse perché suonava più carino (Topolino in lingua italiana) e lo vediamo comparire per la prima volta nel cortometraggio “L’aereo impazzito”, un film muto.

Questo cortometraggio, però, non suscita particolare interesse. A questo punto Disney arriva alla conclusione che manca qualcosa. La chiave di tutto sta nel sonoro. Walt, quindi, crea un cartone animato di Topolino aggiungendo questa caratteristica.

Anche questa volta sembra che nessuno sia interessato al nuovo cortometraggio fino a quando viene offerta al signor Disney la possibilità di proiettarlo al Colony Theater di New York.

Il pubblico e la critica sono unanimi: qualcosa di nuovo e unico si è affacciato sugli schermi americani. Finalmente il successo tanto sognato ha inizio e il personaggio di Topolino assume tanta importanza al punto che Walt aggiunse il sonoro anche ai due film precedenti.

Da qui in avanti Walt produrrà diversi cortometraggi (dalla fine degli anni Venti fino ai giorni d’oggi è comparso in 135 cortometraggi).

Negli anni Quaranta, quando ormai il personaggio è diventato popolare, lo vediamo trasferirsi dalla campagna alla città e, possiamo dunque affermare, che Topolino è al passo con l’innovazione e il progresso della società americana.

Topolino esordisce anche nei fumetti (daily strips); a firmare le sue avventure sono Walt Disney, addetto ai testi, e Ub Iwerks, che si occupa dei disegni.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, però, le storie che vengono pubblicate sono principalmente di argomento bellico. Infatti, ad un certo punto, Topolino si troverà ad affrontare le spie naziste.

Dunque è stata soprattutto l’animazione uno dei media più utilizzati durante la Seconda guerra mondiale, ai fini di propaganda militare, e Walt Disney diede il proprio contributo.

In un primo momento, Disney, poco incline a rinunciare al lato fantastico del suo lavoro, continua a produrre le sue tradizionali serie a cartoni animati, facendo però vivere i personaggi delle avventure in linea con la mentalità bellica.

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Altro caso importante è quello che riguarda “Topolino va in Abissinia”, una canzone del 1935 scritta da Fernando Crivelli.

Quello è anche l’anno in cui Walt visita l’Italia insieme alla moglie e sono ricevuti da Benito Mussolini a Villa Torlonia per via dell’ammirazione del Duce nei confronti del creatore di cartoni animati.

I due si piacciono molto ed ecco che ha inizio la brillante idea di utilizzare l’ormai famosissimo roditore per fare propaganda e, nonostante il boom del fumetto di quegli anni, il cartone animato resta comunque un potente strumento per penetrare nella mente ancora candida di milioni di bambini.

Gli effetti, d’altronde, sono quelli che provocano anche ai bambini di oggi: l’eroe del cartone animato preferito è quello da imitare, quello che non sbaglia mai, che va emulato e mai tradito; è anche quello che vive in un mondo perfetto, che ci sforziamo di ricreare.

È proprio qui, allora, che il cartone perde il suo scopo di semplice compagno di giochi animato, colorato e al limite educativo nel senso più semplice del termine, per acquisire quello naturalmente fascista, nazista, anti-comunista, anti-africano, a tratti anti-americano.

Non stupisce, quindi, l’esaltatissimo Topolino in camicia nera con gli occhi che brillano alla vista di foto piene di carrarmati e bombe, Topolina che per tutta la durata del cartone ha il solo ruolo di preparare la cena e lucidare a fondo, caricature di africani analfabeti e “labbroni”.

Parole chiave come ottimismo, coraggio fisico, amore per il pericolo, per la vita militare, relegazione della donna al suo ruolo marginale di moglie e madre, erano categoricamente i messaggi che i teneri Topolino, Paperino, Pluto, “affettuosamente” inculcano alle giovani e ricettivissime menti.

Topolino, inoltre, godeva della stima di Adolf Hitler.

Con il proseguire e l’intensificarsi della guerra, l’umore dei film d’animazione della Walt Disney cambia: comincia un periodo cupo, in cui la guerra entra di prepotenza nella narrazione e i cortometraggi diventano veri e propri manifesti di propaganda anti-nazista. Siamo nel 1944.

Uno tra gli esempi più validi di produzione di questo periodo, e dal quale emerge tutto il patriottismo americano, è “Der Fuehrer’s Face” (Paperino nella terra dei nazisti).

In questo cortometraggio appare una banda musicale che entra a passo di marcia in un ideale villaggio tedesco, cantando inni in onore del Fuhrer. Ogni cosa è contrassegnata da una svastica.

Quando passano di fianco alla casa di Paperino lo cacciano fuori e gli ordinano subito di andare a lavorare.

Il suo lavoro consiste nell’avvitare le spolette di granate di artiglieria ma, mescolate a queste, ci sono ritratti di Hitler, e questo lo costringe a interrompere il lavoro per fare il saluto nazista ogni volta che appare un ritratto.

La velocità della catena di montaggio aumenta continuamente e il povero lavoratore non riesce più a tenere il ritmo.

A complicare ancora di più le cose sono messaggi sulla superiorità della razza ariana e sulla gloria derivante dal lavoro per il Führer con i quali viene bombardato Paperino, fino a quando inizierà ad impazzire e a soffrire di frequenti allucinazioni, durante le quali vede granate di artiglieria ovunque.

Alla fine si risveglia nel suo letto, negli Stati Uniti, capisce che è stato un terribile incubo; nella scena finale viene rappresentato Paperino che abbraccia la Statua della Libertà in miniatura come per ringraziare il fatto di essere un cittadino americano.

Questo cortometraggio, inoltre, vinse anche il Premio Oscar nel 1944.

Ecco citato uno degli esempi più celebri, tratto da “Topolino in Abissinia”:

“Mi sono armato da solo: con la spada, il fucile, una mitragliatrice sulle spalle e mezzo litro di gas asfissiante nella borraccia.

- E che cosa intendete fare?

- Appena vedo il Negus, lo servo a dovere. Se è nero, lo faccio diventar bianco dallo spavento!

- Bravo soldato Topolino!

[...]

- Ma io ho molta premura: ho promesso alla mia mamma di mandarle la pelle di un moro per farsi un paio di scarpe.”

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Approfondimento

In Italia era in atto un processo di fascistizzazione. Lo strumento principale per questa operazione era l’organizzazione capillare del Partito nazionale fascista, che aveva il compito di penetrare nel tessuto sociale e renderlo omogeneo al regime.

Le comunicazioni, la stampa, l’educazione, il mondo del lavoro furono soggetti a particolare attenzione.

La stampa, ad esempio, fu gradualmente ma irreversibilmente assoggettata; le notizie erano riscritte secondo la volontà del regime.

L’Istituto Luce, invece, monopolizzava l’informazione cinematografica.

Ecco quindi che sugli schermi apparivano solo filmati che diffondevano ideologie fasciste con lo scopo di istruire i giovani, ma anche gli adulti, in modo che crescessero con la mentalità del regime.

Anche il sistema scolastico fu soggetto alla fascistizzazione con l’introduzione del testo unico e la libertà dell’insegnante venne fortemente limitata; il tempo libero, inoltre, era organizzato dalle organizzazioni parafasciste, e vedeva divisi i giovani dai lavoratori.

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Capitolo 3 – “La bellezza del primo lungometraggio”

Biancaneve e i sette nani è un film d’animazione americano prodotto da Walt Disney nel 1937.

Basato sull’omonima fiaba dei fratelli Grimm, è il primo lungometraggio in “cel animation” della storia del cinema, il primo film d’animazione prodotto in America, il primo ad essere stato prodotto completamente a colori e il primo film prodotto dalla Walt Disney Productions.

Sia il fratello, che la moglie di Walt, Lilian, non sono molto favorevoli alla produzione di questo lungometraggio perché, ai loro occhi, appare troppo ambizioso: per realizzarlo, infatti, furono necessarie due milioni di illustrazioni disegnate a mano e ad acquerello.

Perfino l’industria cinematografica di Hollywood aveva definito il progetto la “pazzia di Disney”.

Il film viene proiettato in anteprima il 21 dicembre 1937 e distribuito in tutti gli USA nel febbraio del 1938.

Dopo la prima uscita, il lungometraggio produce milioni di incassi tanto da rappresentare il maggior incasso cinematografico della storia per un film d’animazione, e da essere aggiunto al National Film Registry degli Stati Uniti per essere considerato “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”.

Attraverso un prologo testuale raccontato in un libro di fiabe, al pubblico viene detto che Biancaneve è una principessa che vive con la matrigna, una regina vanitosa e malvagia che si presume abbia assunto il controllo del regno dopo la morte del padre di Biancaneve.

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Sintesi

Italiano

  • La poetica del fanciullino di Pascoli
  • Oscar Wilde e l'estetismo

Storia

  • La propaganda fascista e nazista
  • Suffragette
  • Ruolo delle donne durante la seconda guerra mondiale

Storia dell'arte

  • Topolino e il fumetto
  • Pop art
  • Collaborazione tra Walt Disney e Salvador Dalí
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