Estratto del documento

Indice

Il personaggio pag. 2-4

La vita pag. 5-8

  • L’infanzia pag. 5
  • L’incontro con Ub Iwerks e le prime occupazioni pag. 5
  • I rapporti con l’Universal Pictures pag. 6
  • La nascita di Mickey Mouse pag. 6-7
  • I lungometraggi pag. 7
  • Der Fuehrer’s face pag. 8
  • Gli ultimi anni pag. 8

Destino pag. 9-10

Salvador Dalí pag. 11-13

Alice's adventures in Wonderland pag. 14-18

  • Historical and socio-cultural context pag. 14-15
  • The plot pag. 15-17
  • Themes and language pag. 19

Sitografia p. 23-24 1

Bibliografia p. 24

Il personaggio

Walt Disney fu un innovatore, nonché uno dei personaggi più importanti del Novecento. Egli rappresenta perfettamente l’archetipo del self-made man americano, l’uomo che crea dal nulla un impero a forza di tenacia e di impegno.

Attraverso il suo mestiere, o meglio, la sua arte, è riuscito a lasciare un ricordo indelebile nel cuore di più generazioni, diventando una tappa obbligata nell’infanzia di ogni bambino.

La sua grande fantasia e creatività gli permisero di creare cartoni animati intramontabili, tuttora attuali anche per il messaggio senza tempo che trasmettono. Disney incarnò il moralismo del Codice Hays nel suo alter ego Topolino, che diventò l’icona internazionale del perbenismo.

Tuttavia, la sua figura è ricca di misteri e particolari mai svelati.

Il suo lavoro è stato sottoposto a diverse interpretazioni. Alcuni trovarono, analizzando minuziosamente ogni scena, messaggi subliminali inerenti al satanismo o alla massoneria, altri, invece, arrivarono alla conclusione opposta, vedendo in ogni cartone messaggi d’amore.

Il messaggio subliminale si differenzia da quello razionale perché bypassa il filtro della mente e si imprime direttamente nell’inconscio dell’osservatore. Proprio per questo, i più ossessivi arrivarono a sospettare che la Disney volesse manipolare le menti dei bambini con pensieri antisemiti e razzisti.

In realtà, una delle accuse più accreditate, quella dell’“assenza di personaggi di colore nei primi cartoni animati e una conseguente vicinanza al nazismo” è piuttosto opinabile. Le prime storie, infatti, sono ispirate dalle fiabe dei fratelli Grimm o da vecchi racconti: di Cenerentola, infatti, si hanno notizie già dal Medioevo.

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Nel libro Walt Disney, il principe nero di Hollywood è ritratta questa parte nascosta dell’imprenditore, visto come antisemita, fanatico anticomunista, puritano e al contempo ipocrita, alcolizzato e spia ventennale per l’FBI. Fra i traumi chiave c’era il timore di essere stato adottato. Tutto nacque quando partì volontario per la Grande Guerra e non fu trovato l’attestato di nascita all’anagrafe.

Infatti, è facile notare come nei suoi film il tema della madre, spesso matrigna, e delle sorellastre cattive sia sempre presente. Il desiderio di Pinocchio di diventare “figlio” vero di Geppetto, i genitori dispotici e indifferenti in Mary Poppins che pare ricalchino quelli di Walt, sono tutte probabili chiavi di lettura autobiografiche.

Se Topolino rappresenta il lato perbene dell’uomo medio, Paperino era invece il versante più isterico e nevrotico. Il fatto poi di avere una figlia adottata non aiutò Disney, già succube di furibonde depressioni e crisi di pianto. Biancaneve stessa diventa una madre adottiva per i nanetti, popolo minuto da proteggere come lo stesso Disney considerava i suoi dipendenti.

Si pensa che la maggior parte dei simboli ritrovati siano “scherzi” fatti dai disegnatori, sfruttati e sottopagati. Seriamente convinto che i propri dipendenti fossero dei figli adottivi, zio Walt li obbligava a chiamarlo così, era talmente lunatico che bastava una sciocchezza per licenziare chiunque.

Si diffuse presto il panico. Ci fu anche uno sciopero di due mesi che fece scandalo in tutti gli States, il fratello Roy dovette spedire Disney in vacanza nell’America meridionale per trovare degli accordi con i dipendenti.

Fu in questo periodo che crebbe in Disney un acceso anticomunismo che poté sfogare pochi anni dopo nella cosiddetta Caccia alle streghe hollywoodiana. Mandò in galera decine di artisti; molti furono licenziati, altri si suicidarono. Pretendeva fedeltà assoluta: si racconta di come mandò via un suo animatore solo perché aveva osato chiedere a un altro studio quanto pagassero.

L’ipotesi completamente opposta è invece spiegata nel libro La Zona del Risveglio di Natalia Rosignoli e Aljaž Vavpetic.

Secondo la loro interpretazione Biancaneve (e, in generale, tutte le principesse nei film vecchi della Disney) rappresenterebbe l’Anima, mentre il Principe sarebbe lo Spirito e il Castello il Regno dell’Unità, intesa come l’Uno, Dio, l’Amore. La regina cattiva, che cerca di tenere lontani anima e spirito, sarebbe invece l’ego, ovvero la parte razionale e mentale di ognuno di noi.

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La domanda che si posero gli autori, però, fu perché questi messaggi siano particolarmente presenti nelle prime creazioni e assenti nelle altre.

Analizzando l’ordine delle storie, si nota come le prime sei (Biancaneve e i Sette Nani, Pinocchio, Fantasia, Dumbo, Bambi e Cenerentola) siano in realtà classici della letteratura europea e non frutto dell’immaginazione di Disney. Perciò è parzialmente errato affermare che Walt li abbia volutamente inseriti, ma allo stesso tempo è stato lui a scegliere quali racconti narrare, denotando una particolare sensibilità per questi temi.

Le sue creazioni, infatti, spesso contengono valori e ideali, quali il coraggio e l’amore, e non raramente prendevano spunto dalla realtà che lo circondava. Un esempio può essere la favola dei tre porcellini, scritta nel 1933, appartenente alla raccolta Silly Simphonies (Sinfonie Allegre).

All’apparenza sembra banale, ma in realtà il porcellino saggio che si scontra con il lupo cattivo è la metafora dell’americano accorto e della difficile condizione economica americana seguita alla crisi del ’29.

La crisi del ’29

La grande depressione fu una grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l’economia mondiale alla fine degli anni Venti, con forti ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo. L’inizio si ebbe negli Stati Uniti con la crisi della borsa di Wall Street avvenuta il 24 ottobre del 1929, soprannominato giovedì nero, cui fece seguito il definitivo crollo (crash) della borsa valori del 29 ottobre, definito martedì nero, dopo anni di boom azionario.

La causa principale fu la speculazione sui titoli di borsa da parte dei piccoli risparmiatori. Essi, infatti, incoraggiati da facili guadagni acquistano azioni per poi rivenderle a prezzi maggiori grazie ad una crescente domanda di titoli.

La depressione ebbe effetti recessivi devastanti sia nei paesi industrializzati sia in quelli esportatori di materie prime con un calo generalizzato della domanda e della produzione.

Il commercio internazionale diminuì. Le maggiori città di tutto il mondo furono duramente colpite, in special modo quelle che basavano la loro economia sull’industria pesante. Le aree agricole e rurali soffrirono considerevolmente e le zone minerarie e forestali furono tra le più colpite.

Colui che riuscì a risollevare l’economia americana fu Franklin Delano Roosevelt con il suo programma New Deal. I primi provvedimenti presi furono:

  • Svalutazione del dollaro per rialzare il livello dei prezzi;
  • Lavori pubblici finanziati dallo Stato per il riassorbimento della disoccupazione;
  • Salari minimi e riduzione dell’orario di lavoro: tutti lavoravano;
  • Blocco della concorrenza sleale nel commercio;
  • Controllo e riorganizzazione da parte dello Stato del sistema bancario, sorveglianza delle borse del mercato azionario con l’istituzione della Security Exchange Commission;
  • Tennessee Valley Authority: sfruttare le forze idroelettriche su una vasta area del fiume a vantaggio dei consumatori e dell’elettricità a minor prezzo rispetto alle compagnie private.

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I valori di Disney

Un tema più importante, come quello della crescita, è trattato in Le Avventure di Peter Pan, ripreso dalla pièce teatrale scritta da Sir James Barrie.

Peter Pan si rivolge al bambino che è in ognuno di noi. Ogni persona ha un lato infantile, una parte della propria personalità che non vuole saperne di crescere.

Anche se il protagonista designato può permettersi di sfuggire a questa legge naturale e i ragazzi sperduti possono decidere di restare bambini per sempre sull’Isola che non c’è, i personaggi, nei quali il pubblico si identifica, devono, a un certo punto, andare per la loro strada.

Il fanciullino

Un tema simile era stato precedentemente trattato da Pascoli, con il suo saggio Il fanciullino, pubblicato nella rivista fiorentina Il Marzocco nel 1897.

In quest’opera espone la sua idea di poesia. Il testo è suddiviso in 20 brevi capitoli, ed è una sorta di dialogo interiore fra il poeta e la sua anima di fanciullino, ancora palpitante, la quale sopravvive accanto alla vigile coscienza dell’uomo adulto e maturo. Questa figura metaforica del fanciullino

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viene delineata soprattutto nei primi tre capitoli: il fanciullino, dice Pascoli, equivale alla voce profonda dell’animo umano, che segue percorsi non razionali, bensì intuitivi e alogici.

Si possono trovare molteplici suggestioni filosofiche; il titolo, infatti, deriva da un passo del Fedone di Platone: Cebes Tebano, pensando alla morte di Socrate che stava per bere la cicuta, si mette a piangere. Si scusa poi affermando che non è lui che piange ma il fanciullino che è in lui.

Si ispira inoltre a Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica di Leopardi.

I venti capitoli del Fanciullino partono dall’idea che esistono due età poetiche, fanciullezza e maturità: la seconda sa dire, ma la prima sa vedere. Tutti hanno questa voce interna, ma crescendo la si mette a tacere. Il poeta è colui che sa ascoltare questa voce e che, divenuto vecchio e non potendo più vedere, dice ciò che ha visto da fanciullo.

Afferma quindi il carattere alogico e primigenio della poesia, che ha il compito di registrare ciò che la natura suscita nella propria interiorità.

Un film sul tema della diversità è invece Dumbo. Il cartone narra dell’esclusione dell’elefantino e degli sberleffi per le sue grandi orecchie. La sua rivincita giunge nel momento in cui segue una strada diversa da quella degli altri, insegnando che diverso non sempre è sinonimo di brutto.

Si sa che Disney era una persona molto attenta all’ideale della famiglia. Ciò è dimostrato sia dai suoi cartoni animati, adatti a un pubblico di ogni età, ma sia dai vari parchi di divertimento, progettati proprio con lo scopo di creare un luogo dove le famiglie dei suoi dipendenti potessero passare del tempo insieme.

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Sintesi

Sintesi Walt Disney, tesina

Questa tesina di maturità descrive la figura del fondatore dell'azienda Disney, Walt Disney. La tesina abbraccia varie materie scolastiche, come Italiano Pascoli, Storia dell'arte Dalì, Destino, Storia la crisi del '29, Inglese ''Alice's adventuresa in Wonderland'', Victorian age.

Collegamenti

Walt Disney, tesina

Italiano - Pascoli. Storia dell'arte - Dalì, ''Destino''. Storia - La crisi del '29. Inglese - ''Alice's adventuresa in Wonderland'', Victorian age.
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