Indice
Introduzione 1
Cenni biografici 2
Walt Disney e la letteratura italiana 4
La letteratura per l’infanzia nell’Età postunitaria 4
Carlo Collodi 5
Le avventure di Pinocchio 5
Accoglienza e stile 6
Pinocchio, 1940: 2° Classico Disney 9
La questione del pubblico 11
“Il bambino che c’è in ogni adulto”: Giovanni Pascoli 11
La poetica del “fanciullino” 12
Le avventure di Peter Pan, 1953: 14° Classico Disney 14
Peter Pan come riflesso della psicologia pascoliana 17
Walt Disney e Pascoli: il rifiuto della sessualità 20
L’Inferno di Topolino: parodia dell’inferno dantesco 21
Inferno, Canto XXXIII 22
Il Canto del Conte Ugolino 24
Il conte Ugolino: cenni biografici 25
Parodia disneyana 26
Dal Conte all’Arbitro: riprese e differenze 29
Walt Disney e il mondo classico 30
Fedro 30
Il modello e il genere della favola 31
I contenuti e le caratteristiche dell’opera 32
Ottimismo disneyano e pessimismo fedriano 34
Ferruccio Bertini: Walt Disney e la favola 36
“Le cose musicali non fanno mai cilecca” 37
L’Astrattismo 37
Vasilij Kandinskij: il colore come la musica 38
La teoria dei colori 40
Improvvisazione n° 26 (Remi) 41
Fantasia, 1940: 3° Classico Disney 42
Walt Disney and the taste for the macabre 43
The English Gothic Novel 43
Edgar Allan Poe 45
Gothic and Grotesque in Walt Disney’s work 47
Dal Giovedì Nero al New Deal: contesto storico 49
Da “Mickey’s good deed” a “Der Fhurer’s face”: il contributo di Walt Disney 53
Il contesto filosofico: il pragmatismo americano 56
Walt Disney e le stelle 60
Le stelle 63
Steamboat Willie e Biancaneve: le due rivoluzioni firmate Walt Disney 68
Premessa: la luce e i fenomeni luminosi 69
La fotografia 71
Il cinema 72
Paperino nel mondo della Matemagica 73
La sezione aurea 75 0
Bibliografia 79 1
Introduzione
Dicembre 2013. Nelle sale viene proiettato il 53° Classico d’animazione Disney: Frozen – il Regno di ghiaccio.
Nel cinema bambini e genitori, noia ed entusiasmo. Il film comincia, e quando le luci si riaccendono dopo la fine del primo tempo vedo una cosa strana: i bimbi sorridono spensierati, gli adulti sono in lacrime dalla commozione.
Nel marzo 2014 Frozen, a buon diritto, si aggiudica due premi Oscar: Miglior film d’animazione e Miglior canzone originale per “Let it go”.
La critica non può che sottolineare come il successo dell’ultimo Classico Disney sia paragonabile solo a quello di Biancaneve, primo Classico Disney (anch’esso vincitore di un premio Oscar).
Ed io mi chiedo: com’è possibile che la magia non si sia mai spenta in questi settantasette anni che separano i due film?
Com’è avvenuto che i cartoni animati Disney mi abbiano fatto sognare e commuovere a cinque anni come a diciannove? Da chi dove è partito tutto? Da è partito tutto?
Arrivata alla fine del mio percorso scolastico, posso affermare con certezza che senza i film Disney, senza i valori, gli insegnamenti, i messaggi di speranza ed ottimismo contenuti in essi, la mia infanzia non sarebbe stata la stessa. E, probabilmente, neanche il mio presente.
Ecco perché ho deciso di incentrare la mia ricerca sull’opera dell’uomo che ha dato vita ad un mondo tutto nuovo, oggi un’istituzione a livello mondiale, il cui impatto sull’arte dell’animazione, sulla storia dell’economia americana e sull’evoluzione della cultura occidentale è di portata incalcolabile; l’artista visionario creatore di uno dei sistemi produttivi più grandi ed efficienti della storia del cinema: Walter Elias Disney, meglio noto come Walt Disney. 2
3
Cenni biografici
Walter Elias Disney nasce a Chicago il 5 dicembre 1901, figlio di Elias Disney e Flora Call. Quarto di cinque figli, quando è ancora un bambino la famiglia si trasferisce in Missouri per vivere in una fattoria, ma pochi anni dopo il padre si ammala ed i Disney si trovano costretti a vendere la fattoria per trasferirsi a Kansas City. È al liceo che Walt inizia a mostrare la sua vena artistica, illustrando il giornalino scolastico.
Nel 1917 lascia la scuola per partecipare alla Prima guerra mondiale come autista di ambulanze volontario (ancora minorenne: mentirà sulla sua età per essere arruolato).
Tornato a casa, trova lavoro presso un’agenzia pubblicitaria. Con l’animatore Ub Iwerks, fonda una propria società per realizzare delle animazioni pubblicitarie. A partire dal 1922, Disney comincia a produrre anche cortometraggi animati. Il pubblico apprezza, ma i costi sono troppo alti e nel 1923 la società dichiara fallimento.
Walt lascia Kansas City per ricongiungersi col fratello Roy in California, dove i due fondano lo studio d’animazione Disney Brothers Studio (diventato pochi anni dopo Walt Disney Productions). Ottenuto un contratto per realizzare una serie intitolata Alice Comedies, Disney richiama a lavorare con sé i suoi vecchi collaboratori di Kansas City.
Il successo arriva con la serie “Oswald il coniglio fortunato”, personaggio creato da Walt e da Iwerks. Il distributore di Oswald, accortosi delle potenzialità del personaggio, mette sotto contratto tutti i principali animatori della Disney Production (solo Iwerks rifiuta) per poi minacciare Disney di realizzare cortometraggi con il personaggio senza il suo contributo se lui non avesse accettato di ridurre la quota sui guadagni.
Disney rifiuta e insieme a Iwerks crea un nuovo personaggio simile ad Oswald: Topolino. I primi cortometraggi con protagonista Topolino non convincono il distributore, e così per il terzo cortometraggio Disney decide di tentare una nuova strada: il sonoro. “Steamboat Willie” è il primo film della Disney con la tecnica del sonoro sincronizzato e il successo è straordinario. Topolino diviene un personaggio famosissimo, con una propria serie cinematografica, composta da decine e decine di cortometraggi.
Ai cortometraggi con protagonista Topolino, si affianca ben presto una seconda serie, senza personaggi fissi, che avrà un enorme successo: le Silly Symphonies (Sinfonie Allegre).
Nel frattempo, nel 1930 Disney si separa dal suo distributore Pat Powers e da Ub Iwerks. 4
I film di Disney vincono con regolarità premi Oscar e iniziano a uscire i primi fumetti con protagonisti i suoi personaggi.
Ma a Walt Disney tutto ciò non basta: il suo sogno è quello di produrre in animazione un intero lungometraggio. Il suo sarebbe il primo lungometraggio animato mai realizzato in America, il primo al mondo a colori e molti critici definiscono il suo progetto “una pazzia”, convinti che lo porterà al fallimento.
Disney non molla, e contro ogni pronostico “Biancaneve e i sette nani” non solo viene terminato, ma risulta il film più redditizio dell’anno. Il successo di Biancaneve spiana la strada alla realizzazione di nuovi lungometraggi, e i Walt Disney Studios si trasferiscono nella nuova sede di Burbank.
A causa della Seconda guerra mondiale, Disney naviga in cattivissime acque: è solo negli anni ’50, con il successo di Cenerentola che la crisi si può dire superata.
Negli anni ’50 il ramo animazione è ormai tornato a pieno regime, sfornando classici quali Alice nel Paese delle Meraviglie, Le avventure di Peter Pan, Lilli e il Vagabondo, La bella Addormentata nel bosco. Anche il reparto cinema va sempre più forte, e ai film dal vero si aggiungono i documentari.
Inaugurato nel ’55, Disneyland diventa immediatamente il parco a tema più amato e famoso nel mondo, realizzando il sogno che Disney covava fin dagli anni ’30. Arrivano così gli anni ’60 e Disney è ormai sinonimo di intrattenimento per famiglie, che si tratti di animazione, film dal vero, parchi giochi o fumetti.
Walt Disney muore per collasso cardiocircolatorio il 15 dicembre del 1966. L’allora governatore della California, successivamente Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan, commenta: “Da oggi, il mondo è più povero”.
Walt Disney muore a sessantacinque anni, ma il suo principio di vita gli sopravvive, e dà speranza a milioni di persone: “Se puoi sognarlo, puoi farlo.” 5
6
Walt Disney e la letteratura italiana
Nel corso della sua carriera, Walt Disney utilizzò moltissime e diversissime fonti di ispirazione artistiche e letterarie: dalla letteratura antica a quella moderna, dall’americana alla straniera, dalle favole ai romanzi alle leggende popolari.
In questo peregrinare di cultura in cultura, di tradizione in tradizione, Walt Disney arrivò anche in Italia, e scelse come punto di partenza per il secondo, ambizioso Classico d’Animazione Disney il romanzo “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, di Carlo Collodi, best-seller della letteratura per ragazzi in Italia.
Il romanzo, pubblicato in volume nel 1883 ma già apparso a puntate a partire dal 1881, si inserisce nel contesto della letteratura per l’infanzia sviluppatasi nell’Età postunitaria.
La letteratura per l’infanzia nell’Età postunitaria
Un dato nuovo nel panorama culturale dell’Italia postunitaria è l’introduzione dell’istruzione elementare obbligatoria. Il nuovo Stato estese dapprima a tutto il territorio nazionale la legislazione scolastica del Regno di Sardegna, fondata sulla legge Casati del 1859, che prevedeva l’obbligo di frequenza per un biennio. Con la legge Coppino del 1877, si istituiva l’istruzione elementare obbligatoria fino al nono anno di vita compiuto. La funzione della scuola elementare era in primo luogo quella di fornire un minimo bagaglio culturale a tutti (“leggere, scrivere e far di conto”); ma la scuola aveva anche il compito di amalgamare la popolazione italiana, facendo acquisire alle masse popolari una coscienza nazionale e civile.
Tra le forme di letteratura popolare che caratterizzarono l’età postunitaria va annoverata quella destinata all’infanzia. L’educazione è un’esigenza fortemente sentita in questo periodo: negli intellettuali era radicata la convinzione che D’Azeglio aveva espresso in una formula famosa: “L’Italia è fatta, ora occorre fare gli italiani”. Uno degli strumenti più immediati per questo programma di formazione del carattere nazionale erano appunto le letture per i ragazzi, che dovevano proporre in forma accattivante esempi di integrità morale, forza di carattere, dedizione al dovere, amor di patria, rispetto della famiglia, della religione, delle istituzioni, laboriosità, onestà, solidarietà con i meno fortunati. 7
Uno dei best-seller della letteratura per l’infanzia fu proprio “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi.
Tuttavia, sotto il messaggio edificante del burattino discolo che dopo molte disavventure si trasforma in un assennato fanciullo, vi sono inquietudini per nulla conformistiche: vi si può scorgere infatti proprio la simpatia per le monellerie dell’irregolare e del ribelle che rappresentano l’antagonismo trasgressivo verso l’ordine esistente e perbenista. 8
Carlo Collodi
Carlo Collodi, all’anagrafe Carlo Lorenzini, nacque nel 1826 a Firenze. Nel 1837 entrò in seminario a Colle di Val d’Elsa per diventare prete e contemporaneamente ricevere un’istruzione. Fra il 1842 ed il 1844 seguì lezioni di retorica e filosofia a Firenze.
Durante la Prima guerra d’indipendenza si arruolò volontario e, tornato a Firenze, fondò una rivista satirica, “Il Lampione”. Nel 1849 diventò segretario ministeriale. Collaborò con diversi giornali e si occupò di musica, teatro, letteratura.
Durante la Seconda guerra d’indipendenza si arruolò come soldato regolare piemontese nel Reggimento Cavalleggeri di Novara. Finita la campagna militare tornò a Firenze, dove divenne censore teatrale. Nel 1868, su invito del Ministero della Pubblica istruzione, entrò a far parte della redazione di un dizionario di lingua parlata, il “Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze”.
Nel 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia “Giornale per i bambini” uscì la prima puntata de “Le avventure di Pinocchio”, con il titolo “Storia di un burattino”. Il romanzo fu pubblicato in volume nel 1883, anno in cui Collodi divenne anche direttore del Giornale per i bambini.
Morì a Firenze nel 1890; è sepolto nel cimitero delle Porte Sante.
Le avventure di Pinocchio: trama
«C’era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.»
(Carlo Collodi, incipit de “Le avventure di Pinocchio”)
“Le avventure di Pinocchio” è la storia di un pezzo di legno parlante al quale il falegname Mastro Geppetto dà la forma di un burattino.
Il romanzo racconta dunque delle avventure e delle peripezie che il burattino parlante affronta a causa del suo spirito ribelle e della sua insofferenza alle regole. Fugge da casa, marina la scuola, incontra una serie di personaggi diventati ormai parte della tradizione culturale italiana: il perfido burattinaio Mangiafuoco, che, commosso per il racconto strappalacrime di Pinocchio, gli regala cinque zecchini d’oro; i due imbroglioni il Gatto e la Volpe, che lo ingannano e lo impiccano per derubarlo delle sue monete; la dolce Fata dai capelli turchini, che si prende cura di lui e lo ammonisce sui pericoli del dire bugie; il Grillo Parlante, coscienzioso animale simbolo della coscienza del burattino, che lo guida nel suo cammino con prudenti e sani consigli, puntualmente ignorati dal protagonista; il vecchio Gorilla-giudice, che lo condanna alla prigione.
Numerosi gli episodi memorabili: Pinocchio, scoperto nell’atto di rubare l’uva in un campo, è costretto dal padrone a fare da cane da guardia; affronta i pericoli del mare per raggiungere suo padre Geppetto, messosi precedentemente in viaggio per cercarlo; fa a botte con i compagni di scuola che lo hanno ingannato; finisce nel “Paese dei balocchi” in compagnia dello svogliato amico “Lucignolo”, dove i due si divertono pazzamente per mesi, senza badare ai doveri e allo studio, finché un giorno non vengono trasformati in asini dalla malattia della “febbre da somaro”, che colpisce i ragazzi che passano troppo tempo a divertirsi e a non fare nulla invece che a studiare.
Pinocchio-somaro viene così comprato dal Direttore di un circo e poi, azzoppato, venduto ad un uomo che vorrebbe ricavare un tamburo dalla sua pelle e lo getta in mare con un sasso al collo per affogarlo. In mare, i pesci (mandati dalla Fata) mangiano il corpo del somaro e riportano il burattino alla sua forma originaria. Pinocchio viene dunque inghiottito dal Pesce-Cane che, secondo alcune testimonianze, ha ingoiato anche Geppetto: il piccolo scopre che il padre è sopravvissuto all’interno dello stomaco del Pesce, ma le sue scorte di viveri stanno per finire, e i due devono fuggire il più presto possibile, se non vogliono soccombere.
Approfittando dell’asma del Pesce-cane, che lo costringe a dormire a bocca aperta di notte, padre e figlio scappano dalle sue fauci e riescono ad arrivare a riva.
Pinocchio, pentitosi delle sue monellerie ed educato grazie alle peripezie vissute, si dà al lavoro ed allo studio con diligenza e costanza, e si prende amorevolmente cura del padre finché la Fata, come premio per il suo comportamento, lo trasforma in un ragazzo in carne ed ossa, gli dona una bella casa ed una piccola ricchezza e restituisce la salute a Geppetto. 10
Accoglienza e stile
La struttura dell’opera è, secondo alcuni critici, assimilabile a quella del “romanzo picaresco”, un genere che si sviluppa nella Spagna del Seicento e che è caratterizzato dalla presenza di una serie indefinita di episodi giustapposti che possono essere accresciuti a piacere.
Alcuni commentatori vedono in Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, un’allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti fra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità morale.
Come afferma il critico Marco Belpoliti, Pinocchio è un “eroe della fame”, e la fame non appartiene solo ai bambini (si pensi solo alla pentola dipinta sul muro che Geppetto mette sul focolare per mitigare la sofferenza con l’illusione).
Al di là dell’apparente ottimismo pedagogico, il romanzo è in realtà tristemente ironico, a volte addirittura satirico, proprio con riferimento a quella pedagogia formale e, più in generale, contro alcune contraddizioni ed inadeguatezze dell’educazione, delle maniere e dell’istruzione Ottocentesche.
L’utilizzo dell’irrealtà nella costruzione della narrazione mostra da un lato l’abilità dialettica dell’autore, e dall’altro rivolge attraverso il paradosso vigorosi attacchi ad alcune componenti della società.
Si pensi solo ai gendarmi che, invece di acciuffare Pinocchio perché è scappato di casa, arrestano il padre Geppetto che lo sta inseguendo per riportarlo al sicuro; o il Gorilla-giudice, al quale Pinocchio si rivolge per denunciare un furto e che invece, inspiegabilmente, condanna lui alla prigione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.