Estratto del documento

Liceo delle scienze sociali “Leonardo da Vinci”

Vessio Franca

5°D

Anno scolastico 2011-2012

“Walt Disney: un mondo sospeso tra realtà e fantasia”

Motivazioni

Sin da quando si è piccoli si ama vagare con la mente verso mondi lontani, spesso fantastici e questo permette di sviluppare la propria creatività e di poter sognare.

Walt Disney è stato il più grande creatore di fumetti prima e di cartoni animati dopo, egli ha saputo riprendere grandi classici del mondo delle fiabe e li ha fatti vivere all’interno delle sue produzioni.

I suoi non sono semplici strumenti ludici, ma sanno trasmettere a chi li guarda grandi insegnamenti: dal rispetto per i diversi all’amore per la propria famiglia, dalla capacità di fare introspezione al saper affrontare grandi dolori della vita come la perdita della propria mamma.

Il suo impegno non è stato rivolto solo ai bambini: sempre attraverso un cartone animato ha svolto propaganda antinazista e ha saputo criticare la società a lui contemporanea come produttrice di alienazione.

Tutti hanno, nel corso della loro vita, visto almeno un suo cartone e sono stati incantati dalla sua capacità di far sognare, di emozionare anche senza l’uso delle parole ma con la sola musica (è il caso ad esempio di “Fantasia”); per questo ho deciso di studiare più a fondo alcuni aspetti della sua vita e della sua produzione artistica vagando, ancora una volta, con la fantasia verso i mondi da lui creati.

Collegamenti con le discipline

All’interno di questa mia argomentazione ho effettuato collegamenti con diverse discipline; per quanto riguarda scienze sociali ho trattato l’importanza delle fiabe (e dei cartoni che le riprendono) nella formazione dei bambini facendo riferimento agli studi dello psicoanalista Bettelheim.

In un altro capitolo ho evidenziato la critica alla società alienante nata con lo sviluppo di Fordismo e Taylorismo e l’analisi dei poteri effettuata da Weber.

Infine ho analizzato Disneyland in quanto non-luogo facendo riferimento a Marc Augé; ho poi trattato la concezione di Simmel (per quanto riguarda l’essere blasé), di McLuhan (in merito al villaggio globale) e di Bauman (riferendomi alla sua soluzione di creare una nuova morale).

Ho sottolineato anche il pensiero di Marcuse (in: “L’uomo a una dimensione”), di Fromm (in: “Avere o essere?”) ed infine di Galimberti (ne: “L’ospite inquietante”).

Per quanto concerne filosofia ho collegato il pensiero di Nietzsche (con riferimento in particolare alla sua idea di nichilismo), di Bergson (concentrandomi sulla sua concezione di tempo e di durata reale) e di Marx (soffermandomi sulla critica all’alienazione dell’operaio).

Ho trattato anche il darwinismo sociale come conseguenza negativa del pensiero di Darwin che è stato portato all’estremo da Hitler.

Di letteratura italiana ho fatto riferimento a Leopardi (in particolare alla sua concezione di illusione nel primo periodo della sua vita), a Svevo (per quanto riguarda la divisione dei protagonisti suoi romanzi in inetti ed antagonisti) ed infine a Pascoli (riferendomi al “Fanciullino”).

Ho ancora collegato storia analizzando in particolare il nazismo, il mito della razza ariana (facendo riferimento a: “I fondamenti del XIX secolo”), il Führerprinzip e lo sterminio antisemita.

Ed infine ho trattato il surrealismo e Dalì per quanto riguarda storia dell’arte.

Bibliografia

Bettelheim B. “Il Mondo incantato”, Feltrinelli, 1977

Svevo I. “La coscienza di Zeno”, Garzanti, 1923

Baldi G., Giusso S., Razetti M., Zaccaria G. “Dal testo alla storia, dalla storia al testo”, Paravia, 2002

Giardina A., Sabbatucci G., Vidotto V. “Il mosaico e gli specchi”, Laterza, 2006

Abbagnano N., Fornero G. “Il nuovo protagonisti e testi della filosofia”, Paravia, 2007

Binazzi A., Tucci F. “Uno sguardo sul presente”, Palumbo editore, 2005

Pellegrino A. “Manuale di sociologia”, Bulgarini, 2011

Cottino A., Dantini M., Guastalla S. “La storia dell’arte dal neoclassicismo all’arte contemporanea”, Archimede edizioni, 2004

Fromm E. “Avere o essere?”, Mondadori 1977

Augé M. “Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità”, Elèuthera, 2009

Augé M. “Che fine ha fatto il futuro?. Dai non luoghi al non tempo”, Elèuthera, 2009

Augé M. “Disneyland e altri nonluoghi”, Bollati Boringhieri, 1999.

Augé M. “I nuovi confini dei nonluoghi”, Corriere della Sera, 12/7/2010

Sitografia

http://www.google.co.uk/

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia

http://www.corriere.it/

http://www.youtube.com/watch?v=1dIznsAdTOE

La vita

Walter Elias Disney nasce a Chicago il 5 dicembre 1901

A soli 8 anni Walt cominciava ad esternare il suo genio. Nell’inverno 1909 suo padre si ammalò di una febbre tifoide e di polmonite; questo lo convinse a vendere la fattoria e a trasferirsi con la famiglia a Kansas City, dove ottenne in appalto la consegna di alcuni quotidiani.

Passarono gli anni e nel 1918 Walt andò a Chicago a trovare il fratello Roy che nel frattempo si era arruolato. Walt rimase talmente affascinato che tornato a casa decise di arruolarsi anche lui, così fece richiesta agli uffici comunali di Chicago del suo certificato di nascita. Gli fu risposto che non possedevano alcun documento di nascita a nome Walt Disney in data 5 dicembre 1901.

Il certificato di nascita di Walt non fu mai trovato, e ciò turbò profondamente per sempre la sua vita; il timore di essere figlio illegittimo lo accompagnò per tutta l’esistenza rafforzando enormemente il suo sentimento di estraneità e diffidenza nei confronti di un padre violento.

Grazie all’aiuto del fratello Roy, Walt trovò lavoro nello Studio Pressman-Rubin, e qui conobbe Ubbe Iwerks, futuro socio della sua scalata al successo.

Walt ottenne in prestito una vecchia cinepresa con la quale fece degli esperimenti in un garage, diventando esperto della stop-action: scattando un fotogramma alla volta, e spostando man mano leggermente le sagome, si riusciva a dare l’illusione del movimento. Dopo poco tempo Walt e Ub si sentirono in grado di fare concorrenza alla Kansas City Ad e iniziarono la loro produzione con grande capacità narrativa, inventando la serie delle Alice Comedies (in cui Disney mise una bimba vera in un mondo creato sui tavoli da disegno).

Poco dopo nacque “Oswald the Lucky Rabbit” (“Oswald, il coniglio fortunato”).

Nel frattempo Walt si era sposato.

Si narra che mentre si trovava sul treno diretto a Hollywood, Walt fu folgorato dall’idea di un nuovo personaggio ispirato a un vero topo: Mickey, Topolino.

Grazie al pagamento degli ultimi Oswald, riuscì a disporre di un capitale di 30.000 $ che investì mettendo in cantiere 3 cortometraggi di Topolino.

Fu un successo straordinario, e i giornali ne riportarono la notizia in prima pagina.

Il 7 febbraio 1930 Walt concluse un affare importante con il suo nuovo distributore ufficiale: Harry Cohn, presidente della Columbia Pictures il quale lasciava a Walt tutti i diritti su Topolino.

Un ricco commerciante newyorchese chiese a Disney l’autorizzazione di usare le immagini di Topolino e Minni, su giocattoli, libri e indumenti. Dal momento in cui comparvero sul mercato andarono a ruba. Venne pubblicato “The Mickey Mouse Book, un libretto di sedici pagine che comprendeva giochi, disegni, una canzone e una storia originale, e nel 1932 i club di Topolino avevano più di un milione di soci nei soli Stati Uniti, e nuovi club si aprivano ogni giorno. Più tardi fu stipulato un contratto per vendere i coni gelato Topolino: il primo mese in cui furono messi sul mercato, ne vennero venduti dieci milioni.

Sul finire del 1933 Walt decise di modernizzare Topolino. Il suo primo Topolino era stato infatti disegnato combinando cerchi e cilindri; Walt desiderava creare un nuovo Mickey, i cui tratti assomigliassero a quelli di un neonato. Fece diventare il personaggio più complesso, senza togliere nulla alla sua ingenuità iniziale. La faccia acquistò una gamma di espressioni più ampia, soprattutto negli occhi, mentre i suoi movimenti diventarono sofisticati. Walt voleva però anche modifiche psicologiche: voleva che fosse meno smaliziato e dispettoso, ma più buono e infantile, e che in generale si comportasse in modo più gentile e meno aggressivo.

Disney voleva preparare a Topolino una rinascita in grande stile, incarnando gli elementi essenziali della propria infanzia in una creatura compiuta e animata, che il mondo intero potesse trovare non solo buffa, ma anche degna di amore. Questa trasformazione avrebbe assunto proporzioni gigantesche, e sarebbe stata ripetuta più volte per tutti i personaggi più importanti, in modo da riflettere nei dettagli i suoi mutamenti interiori: da bambino povero, anonimo e vittima della violenza, ad artista di successo amato dal mondo intero.

All’inizio del 1935 Walt aveva terminato lo schema della sceneggiatura e il piano di produzione del suo primo lungometraggio d’animazione, “Snow White and the seven Dwarfs” (“Biancaneve e i sette nani”).

La stampa europea dichiarò Disney il più grande regista americano dai tempi di Chaplin. In Inghilterra Disney pranzò con la famiglia reale e incontrò H. G. Wells. A Roma gli furono concesse udienze private sia dal Papa sia da Mussolini. A Parigi la Società delle Nazioni lo premiò con una medaglia speciale, che Walt accettò usando la voce di Topolino.

Biancaneve venne doppiato in 10 lingue e distribuito in 46 paesi. Il pubblico straniero reagì con lo stesso entusiasmo di quello americano.

Il suo successo spinse Disney a cominciare la lavorazione di altri tre lungometraggi: Pinocchio, Bambi e Fantasia. Sapendo che per ognuno ci volevano almeno tre anni, ne fece iniziare la produzione quasi contemporaneamente, in modo che alla fine uscisse un nuovo lungometraggio d’animazione ogni anno.

Il 29 novembre 1938, fu trovata morta Flora Call Disney; alla notizia della morte della madre, Walt sopraffatto dal dolore si chiuse in ufficio senza voler vedere nessuno. Il cordoglio di Walt fu aggravato dal senso di colpa, quando l’autopsia stabilì che Flora era stata asfissiata dal gas di un boiler difettoso: e questo nella casa che suo figlio aveva scelto per lei.

Disney era sopraffatto da un forte senso di colpa e da rabbia, rabbia di essere stato abbandonato, questa volta per sempre. La prima cosa che fece fu quella di rielaborare Pinocchio. Ordinò di buttare via quasi tutto il materiale già pronto per eliminare dalla storia ogni riferimento alla moglie di Geppetto: sottolineando invece il desiderio del burattino di diventare un figlio in carne e ossa per il gentile vecchietto che l’aveva creato.

Pinocchio uscì nel febbraio 1940: il suo costo finale era di oltre 3 milioni di dollari, lo rendeva il film d’animazione più costoso che mai fosse stato realizzato.

La partenza fu un po’ infelice, ma il film piacque ai critici.

Il 13 novembre 1940 uscì anche “Fantasia” e fu il disastro totale! Tutto ciò che a Disney pareva geniale durante la lavorazione non piacque né al pubblico né alla critica.

Nel 1942 l’uscita di “Bambi” si era rivelata un’altra grave delusione al botteghino.

Come era già successo con Fantasia, il film non era riuscito a recuperare i costi.

Realizzato a poca distanza dalla morte di entrambi i genitori, Bambi suggerisce, da parte di Disney, un desiderio malinconico di tornare alla propria infanzia, per ritrovare gli animali che per primi avevano fatto sbocciare il suo amore per l’arte. Il fuoco che distrugge la foresta di Bambi non è altro che l’astioso riconoscimento dell’impossibilità di recuperare questo Eden.

Nel 1955 aprì “Disneyland” ad Anaheim in California.

Nel 1950 uscì “Cenerentola”.

Il 1959 è l’anno de “La Bella Addormentata nel Bosco”, un insieme fascinoso di elementi classici quali re, regine, principi, principesse, fate, streghe e draghi. Uno dei personaggi cattivi più affascinanti di tutta la storia Disney, un’entusiasmante sequenza finale, animazioni ormai perfette, ottimi momenti musicali tratti dichiaratamente da Tchaikowsky.

“La Carica dei 101” e “La Spada Nella Roccia” erano a detta di Walt solo abbozzi, i disegni erano troppo semplici, ma uscirono così e piacquero.

Walt sentiva il bisogno di dimostrare a chi aveva seguito i film degli esordi che lui era ancora Walt Disney, sentiva il bisogno di creare qualcosa che conquistasse le nuove generazioni. Sentiva il bisogno di dimostrare a sé stesso chi era e iniziò a progettare “Mary Poppins”; esso uscì il 28 ottobre 1964.

L’anno seguente si mise in produzione un film d’animazione tratto dal romanzo di Rudyard Kipling “Il Libro della Giungla” Purtroppo.

Il 7 novembre Walt Disney venne ricoverato al Saint Joseph Hospital e gli venne asportato un polmone, dopo un mese fu colpito da un altro grave malore e la mattina del 15 dicembre 1966, un collasso cardiocircolatorio pose fine alle sofferenze e ai sogni di Walter Elias Disney Junior, in arte Walt Disney.

Disney è famoso e ammirato in tutto il mondo per i suoi cartoni animati che con la loro magia hanno catturato la fantasia di tantissimi bambini, i quali hanno potuto al contempo trarne importanti insegnamenti.

Ma egli, nel corso della sua vita, non si è limitato a questo: importanti sono stati il suo impegno di propaganda antinazista, la sua collaborazione con artisti come Salvador Dali e la sua attenzione per i problemi e le ansie di una società in forte cambiamento come quella di metà Novecento.

I cartoni animati

Fiaba o vita?

Spesso Disney amava dire che mangiava, dormiva e respirava disegni animati: questo dimostra quanto amasse il suo lavoro e questa passione traspare all’interno dei suoi cartoni che non sono solo strumenti ludici ma hanno un’elevata importanza nella formazione dei bambini.

I cartoni, infatti, così come le fiabe hanno una morale e specifici insegnamenti che i bambini, attraverso un apprendimento sociale per imitazione, possono interiorizzare e fare propri.

Essi svolgono un’azione importantissima nei bambini poiché la descrizione dei personaggi di una fiaba e delle loro azioni può essere il sottile filo di Arianna che li accompagna nella comprensione di quello che accade dentro sé e che, giorno dopo giorno, può contribuire a favorire la loro crescita armonica, in tutti i suoi aspetti: emotivo, affettivo, cognitivo, linguistico, sociale, ecc..

Non meno utile ed importante si rivela talvolta il loro ruolo presso gli adulti che, attraverso la fiaba, possono provare a recuperare significati e stati d’animo legati alla vita quotidiana che non avevano interamente compreso.

Le fiabe creano e risolvono situazioni di paura, di inadeguatezza, di solitudine, di mancanza di autostima, sconfiggono angosce e fanno svanire conflitti e fantasmi.

Anche se nelle fiabe troviamo storie particolari dove accadono fatti straordinari che riteniamo impossibili nella vita reale, noi tutti siamo segretamente felici di poterci sottrarre alla pressione della realtà, di lasciarci trasportare dall’illusione che esista, sempre e comunque, una svolta inaspettata con una soluzione fiabesca.

Attraverso l’identificazione con l’eroe della fiaba, ci viene trasmessa la speranza che i problemi siano risolvibili, che esista sempre la possibilità di un cambiamento.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 1 Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Walt Disney, tra realtà e fantasia - Tesina per Liceo delle scienze sociali Pag. 21
1 su 22
Sintesi

Scienze sociali

Importanza delle fiabe; studi dello psicoanalista Bettelheim; Fordismo e Taylorismo; Disneyland in quanto non-luogo; pensiero di Marcuse (in: “L'uomo a una dimensione”), di Fromm (in: “Avere o essere?”) e infine di Galimberti (ne: “L'ospite inquietante”).

Filosofia

Pensiero di Nietzsche e di Bergson.

Letteratura italiana

Leopardi.

Storia

Nazismo, il mito della razza ariana.

Storia dell'arte

Surrealismo e Dalì.

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi