Estratto del documento

Liceo Scientifico “Mons.

Bartolomeo Mangino”

Rosaria Erika De Luca

Classe V A

Anno Scolastico 2010/2011

UTOPIA II

FIOLOSOFIA

Karl Marx

STORIA INGLESE

George Orwell

La rivoluzione

Russa

LETTERATURA MATEMATICA

ITALIANA Asintoto

Niccolò UTOPIA

Machiavelli

LATINO FISICA

Lucio Anneo Il moto

Seneca perpetuo

Aurelio

Agostino STORIA GEOGRAFIA

DELL’ARTE ASTRONOMICA

La Luna

Il Futurismo III

“Qualcuno era comunista perché sognava una libertà

diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere

vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una

spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a

cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una

morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo,

un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare

le cose, di cambiare la vita.

Qualcuno era comunista perché con accanto questo

slancio ognuno era come più di se stesso, era come due

persone in una. Da una parte la personale fatica

quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una

razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente

la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano

aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei

gabbiani "ipotetici".

E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte

l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo

squallore della propria sopravvivenza quotidiana e

dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del

volo, perché ormai il sogno si era rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.” IV

“Qualcuno era comunista”, Giorgio Gaber

FILOSOFIA

Karl Marx (1818-1883)

A lla base della teoria di Marx vi è una critica globale

della civiltà moderna e dello Stato liberale. Il punto di

partenza del discorso di Marx è la convinzione che la

categoria del moderno si identifichi con quella della

“scissione”, che prende corpo nella frattura fra società

civile e Stato. Il “cielo” dello Stato, secondo Marx, è

puramente illusorio, poiché la sua pretesa di porsi come

organo che persegue l’interesse comune è

verificabilmente falsa. Infatti, anziché essere lo Stato che

imbriglia la società civile è questa che imbriglia lo Stato

“abbassandolo” a semplice strumento degli interessi

particolari delle classi più forti. In altre parole, lo Stato

non fa che riflettere e sanzionare gli interessi particolari

dei gruppi e delle classi. In sintesi, la civiltà moderna

rappresenta, al tempo stesso, la società dell’egoismo e

della particolarità “reali” e della fratellanza e delle

universalità “illusorie”. Secondo Marx la falsa

individualità dello Stato deriva dal tipo di società che si è

formata nel mondo moderno e scorge i tratti essenziali di

questa nell’individualismo e nell’atomismo. V

E siccome lo Stato post-

rivoluzionario legalizza questa

situazione, riconoscendo, quali

“diritti dell’uomo”, la libertà

individuale e la proprietà privata,

esso non è altro che la

proiezione politica di una società

strutturalmente a-sociale o

contro-sociale. Queste critiche

allo Stato moderno si

comprendono solo in rapporto

all’ideale di società che Marx ha

in mente, che si identifica con un

modello di democrazia sostanziale e totale, in cui esiste

una sorta di compenetrazione perfetta fra singolo e

genere, individuo e comunità. Per realizzare un tipo di

modello simile bisogna eliminare le diseguaglianze sociali

fra gli uomini, in particolare la proprietà privata

attraverso una rivoluzione sociale che nasce dal

proletariato. Marx intende per alienazione la situazione

storica dell’operaio nella società capitalistica, in cui il

salariato, per causa della proprietà privata si trova scisso

sia rispetto al prodotto della sua attività (che appartiene

al capitalista) sia rispetto alla sua attività stessa. Se

l’alienazione deriva dal regime di proprietà privata, la dis-

alienazione si identica con la sua abolizione cioè con il

comunismo.

Il Manifesto del partito comunista rappresenta una

stringata summa della concezione marxista del mondo. I

punti salienti di esso sono: l’analisi della funzione storia

della borghesia; il concetto della storia come “lotta di

classe” ed il rapporto fra i proletariati e comunisti ; la

critica dei socialismi non-scientifici.

L’opera di maggiore spicco di Marx è Il Capitale. VI

Si propone di mettere in luce i

meccanismi strutturali della società

borghese, al fine di svelare la legge

economica del movimento della

società moderna. Marx è convinto

che non esistano leggi universali

dell’economia, e che ogni formazione

sociale abbia caratteri e leggi

storiche specifiche. In secondo luogo,

egli è convinto che la società

borghese porti in se stessa delle

contraddizioni strutturali che ne

minano la solidità, ponendo le basi oggettive della sua

fine. In terzo luogo, Marx è persuaso che l’economia

debba far uso dello schema dialettico della totalità

organica, studiando il capitalismo come una struttura i

cui elementi risultano strettamente connessi. La prima

parte del Capitale è dedicata all’analisi del fenomeno

“merce”. Questa, per Marx, costituisce la più evidente

caratteristica del capitalismo inteso come una immane

raccolta merci. La merce deve possedere un valore d’uso.

Tuttavia, per essere veramente tale, la merce deve

possedere anche un valore di scambio che discende dalla

quantità di lavoro socialmente necessaria per produrla.

Secondo Marx il capitalismo risulta minato da una serie

di contraddizioni che ne spiegano l’instabilità di fondo e

la fine inevitabile. Tali sono l’anarchia della produzione, le

crisi cicliche, la disoccupazione, la concorrenza e la

scissione della società in due classi antagoniste: da un

lato una minoranza industriale, dall’altro una

maggioranza proletaria sfruttata. Le contraddizioni della

società borghese rappresentano la base oggettiva della

rivoluzione del proletariato, il quale, impadronendosi del

potere politico, dà avvio alla trasformazione globale della

vecchia società, attuando il passaggio dal capitalismo al

comunismo. Il proletariato,nella prospettiva di Marx,

appare investito di una specifica missione storico-

VII

universale. La rivoluzione comunista non abolisce

soltanto un tipo particolare di proprietà ma cancella ogni

forma di proprietà privata, di divisione del lavoro e di

dominio di classe, dando origine ad un’epoca nuova nella

storia del mondo. Lo strumento tecnico della

trasformazione rivoluzionaria è la socializzazione dei

mezzi di produzione e di scambio, che passando dalle

mani dei privati a quelli della comunità, pongono fine al

fenomeno del plus-valore e dello sfruttamento di classe.

La rivoluzione proletaria deve tuttavia mirare, come

primo traguardo, all’abbattimento dello Stato borghese e

delle sue forme istituzionali. Il compito del proletariato

non è quello di impadronirsi della macchina statale

borghese, manovrandola per i propri scopi, ma quello di

spezzare o distruggere i meccanismi istituzionali di fondo

compresa la democrazia rappresentativa. Questo rifiuto

netto delle forme istituzionali dello Stato borghese

prende corpo nella dottrina della dittatura del

proletariato. Infatti, Marx crede che, se il proletariato

vuole davvero costruire il comunismo non può fare a

meno di istaurare una sua dittatura che, a differenza

delle altre dittature storicamente esistite, che sono

sempre state dittature di una minoranza di oppressori su

di una maggioranza di oppressi, appare invece come una

dittatura della maggioranza degli oppressi su di una

minoranza di (ex)oppressori, destinata a scomparire.

Quindi la dittatura del proletariato si configura, per Marx,

come la misura politica fondamentale per la transizione

del capitalismo al comunismo ed egli sostiene che la

dittatura del proletariato è solo una misura storica di

transizione, che mira tuttavia al superamento di se

medesima e di ogni forma di Stato. Com’è stato notato

più volte dagli specialisti, la dottrina di Marx, ben lontano

dal mettere capo ad un prototipo ideale dettagliato della

futura società comunista, si limita ad accennare ad essa

in modo piuttosto frammentario. Marx distingue fra

comunismo “rozzo”, che è la prima forma in cui si

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presenta l’istanza socialista, ed un comunismo superiore

ed autenticamente tale.

STORIA

La Rivoluzione Russa

L e grandi rivoluzioni della storia moderna hanno tutte

segnato in profondità la vita di molti popoli, anche in

terre lontane dai luoghi in cui gli eventi si sono verificati.

La Rivoluzione russa del 1917 ha puntato a divenire una

sorta di rivoluzione universale, secondo i dettami

dell’internazionale marxiano. Durante lo scoppio della

Prima guerra mondiale la

Russia zarista decise di

intervenire. Nessuno però,

pensava in una guerra

lunga. Infatti la Russia era

in notevole difficoltà

dovuta alla scarsa

industrializzazione che

non la rendeva capace di

produrre materiale

belligerante per la guerra

contro la Germania. Così

all’inizio del 1917 l’esercito era al collasso. Non si

IX

trattava solo di una crisi militare dovuta alla mancata

industrializzazione bensì anche dalla grave crisi di

credibilità dello zarismo, che aveva portato il Paese in

una guerra estremamente distruttiva. Ben pochi ormai si

riconoscevano nello zarismo. Bastò quindi poco per la

caduta dell’ultimo zar: manifestazioni a San Pietroburgo

nel febbraio del 1917 ebbero pieno appoggio delle truppe

di stanza nella regione e allo zar Nicola II non restò che

abdicare. Ormai l’impero era crollato e stava nascendo

una Repubblica. Così si formarono due centri di potere: il

governo provvisorio e il soviet di Pietrogrado. La

Repubblica russa però,appariva incapace di far fronte agli

immensi problemi del paese. Questa era la situazione

quando Lenin tornò, nell’aprile del 1917 dall’esilio,

presentando ai bolscevichi un documento: le cosiddette

Tesi di aprile. Le Tesi affermavano tre idee fondamentali:

tutto il potere ai soviet; far uscire immediatamente la

Russia dalla guerra e confiscare le terre e metterle a

disposizione dei soviet locali. Questo programma suscitò

molte opposizioni nello stesso partito bolscevico, così da

accusare Lenin di anarchismo. Ma ciò che Lenin

proponeva era solo ciò che le masse operaie volevano

sentire. In questo modo Lenin allontanò sempre più i

bolscevichi dagli altri gruppi socialisti e dallo stesso

governo provvisorio. L’idea dei bolscevichi era quello di

abbattere lo Stato per dare vita alla “dittatura

democratica” del proletariato e dei contadini. A questo

scopo venne creata una forza militare, la Guardia Rossa.

Il 24 ottobre 1917 le guardie rosse, occuparono i punti

strategici di Pietrogrado e la sera del 25 ottobre i

rivoluzionari conquistarono il Palazzo d’Inverno, che era

la sede del governo Kerenskij. Quella stessa notte fu

dichiarato aperto il Congresso panrusso dei soviet. Il

potere era nelle mani di Lenin e la sera del 26 ottobre salì

per la prima volta alla tribuna del Congresso dei soviet,

dando inizio al vero e proprio “potere sovietico”. Il 12

novembre 1917 ebbero luogo le elezioni per la

formazione dell’Assemblea Costituente. I risultati furono

X

sfavorevoli per i bolscevichi , infatti la maggior parte dei

seggi andò ai socialrivoluzionari. Lenin allora sciolse

l’Assemblea, proclamando il diritto del proletariato a

imporre la propria dittatura alle forze del parlamento

borghese. Le altre forze politiche vennero dichiarate

illegali e furono sciolte con la forza. La situazione al

fronte era drammatica e la volontà dei Russi di

abbandonare la guerra era fermissima. Farlo però

sarebbe costato moltissimo al Paese in termini di

concessioni territoriali al nemico. Così vennero intavolate

trattative con i Tedeschi, che occupavano già vaste zone

dell’ex impero russo. Il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk

venne firmata la pace. La Russia comunista era tutt’altro

che libera dai problemi militari. Tra il 1919 e il 1920

essa fu attaccata da

più direzioni da

quelle che si

chiamarono Armate

bianche, guidate da

ufficiali zaristi e

finanziate da diversi

Paesi occidentali.

Contro di loro

combatteva l’Armata

Rossa, l’esercito bolscevico. La guerra civile si concluse

nell’estate del 1920 con la vittoria delle truppe rosse. Nel

luglio del 1918 entrò in vigore la prima Costituzione

sovietica in cui si affermava che il nuovo Stato sarebbe

dovuto diventare una repubblica federale e che ad essa

si sarebbero dovute aggregare liberamente le eventuali

repubbliche sovietiche. Fra il 1920 e il 1922 alla

Repubblica russa si unirono le altre province in cui i

bolscevichi erano riusciti a prendere il potere

sconfiggendo le armate bianche. Così, nel dicembre

1922, nacque l’Unione delle Repubbliche Sovietiche. Le

condizioni economiche della Russia nel 1918 erano

XI

disastrose per vari motivi quali: guerre; il rifiuto dei

cittadini di rifornire le città con i loro prodotti e il

fallimento del controllo operaio delle fabbriche,

l’incapacità di riscuotere le tasse, rimediata con

l’emissione di moneta, che provocava inflazione. Si attuò

così il comunismo di guerra: una politica economica

autoritaria e repressiva che accentrò il controllo

dell’economia nelle mani dello Stato ma provocò

l’opposizione contadina. Le

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Sintesi
Filosofia: Karl Marx Storia: la rivoluzione Russa Inglese: George Orwell (1984) Italiano: Niccolò Machiavelli (Il Principe) Latino: Seneca (De Clementia); Sant'Agostino (De civitate Dei) Geografia astronomica: La Luna e l'uomo sulla Luna Fisica: il moto perpetuo Matematica: l'asintoto Storia dell'arte: il Futurismo
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