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La rivoluzione russa

La situazione dell’Impero russo

Per tutto l’Ottocento la Russia attraversò un periodo difficile: la guerra con la Germania, il malcontento, l’arretratezza nelle campagne, i contadini ancora sottoposti alla gleba (abolita

kulaki,

successivamente dallo zar Alessandro II nel 1861) favorendo i, ovvero i medi proprietari.

L’economia dipendeva dall’Occidente e a partire dal 1870 vennero compiuti grandi sforzi che

boom

portarono a un vero e proprio con una produzione industriale pari al 400%, grazie all’appoggio

Mosca Pietroburgo

dei capitali stranieri. I principali stabilimenti sorsero a (tessile), (metallurgico) e

Baku (petrolifero). Tuttavia l’industrializzazione restò prevalentemente affidata a stranieri.

Gli oppositori ebbero diverse posizioni:

  • Gli occidentalisti proponevano l’Europa come modello di sviluppo;
  • Gli slavofili rifiutavano il capitalismo, l’industrializzazione e il loro obiettivo era la rivoluzione. Sostenevano inoltre che i mezzi di lotta erano l’alfabetizzazione e la sensibilizzazione della

populisti

masse contadine (erano anche chiamati perché idealizzavano il popolo cittadino e

socialrivoluzionari);

successivamente

  • I marxisti valutavano positivamente l’industrializzazione e il capitalismo, sostenevano che la rivoluzione dovesse partire dal proletariato e i mezzi di lotta erano la diffusione della

Partito Operaio Socialdemocratico Russo

coscienza rivoluzionaria. Nel 1898 fondarono il che

bolscevichi

nel 1903 si divise in due correnti: (rivoluzionari, guidati da Lenin che sosteneva

menscevichi

che con questo governo non si potesse andare avanti) e (riformisti, guidati da

Martov).

Le tre rivoluzioni

1. La rivoluzione del 1905

Nel 1905, a seguito della guerra contro il Giappone, la Russia visse una grave crisi. La guerra peggiorò le già misere condizioni e il malcontento cresceva ovunque.

Nel gennaio dello stesso anno, circa 400000 persone protestarono davanti al palazzo dello zar a San Pietroburgo, scatenando una violenta repressione che portò a scioperi e rivolte in tutto il

(Costituzionale Democratico)

paese. Nacque un movimento liberale che chiedeva una costituzione

Duma).

e lo zar, intimorito, concesse un parlamento ( A causa di uno sciopero generale in ottobre nacque a San Pietroburgo il primo soviet, un consiglio di lavoratori che aspirava ad assumere

Trockij.

ruoli di governo, guidato da

2. La rivoluzione del febbraio 1917

23 febbraio 1917

La prima guerra mondiale peggiorò le condizioni della popolazione. Il gli operai

di Pietrogrado (S. Pietroburgo) insorsero in massa. L’esercito rifiutò gli ordini dello zar e si schierò

2 marzo,

dalla parte dei lavoratori. Questo portò, il l’abdicazione dello zar Nicola II, favorendo la

fine della monarchia zarista e la nascita della repubblica.

governo provvisorio soviet di

Il potere venne assunto da un appoggiato dai borghesi e dal

Pietrogrado, che insieme indebolirono la repubblica russa.

Mentre la Russia appariva incapace di far fronte ai problemi del paese, il 4 aprile Lenin tornò dall’esilio in Svizzera, proponendo ai bolscevichi le cosiddette Tesi di aprile, ovvero:

  • Tutto il potere in mano ai soviet;
  • La pace: far uscire e quindi far ritirare la Russia dalla guerra;
  • La terra ai contadini: confiscare le terre e metterle a disposizione dei soviet locali.

Le tesi che propose Lenin erano proprio quello che le masse operaie e contadine volevano sentire, favorendo i consensi, ma allontanando molti bolscevichi che lo accusarono di anarchismo.

3. La rivoluzione dell’ottobre 1917

La disfatta militare contro la Germania, la disoccupazione, la miseria e le masse popolari spinsero i bolscevichi (che ottennero dopo l’estate la maggioranza) alla decisione di rovesciare il governo

24 ottobre Guardia Rossa,

provvisorio. Uno dei principali organizzatori fu proprio Trockij. Il la forza militare creata dai bolscevichi, iniziò una rivoluzione cruenta che si concluse con la conquista del Palazzo d’Inverno a Pietrogrado. Pochi giorni dopo cadde anche Mosca, e la notte del 25 fu

Congresso panrusso dei soviet

dichiarato aperto il con a capo Lenin, che diede inizio al vero e proprio

“potere sovietico”.

La nascita dell’URSS

Il governo provvisorio doveva guidare la Russia fino all’elezione di un’assemblea Costituente. Il 12 novembre 1917 ebbero luogo le elezioni che videro le masse contadine schierarsi con i populisti, mentre i bolscevichi in minoranza. L’Assemblea Costituente si riunì il 18 gennaio 1918, ma i lavori durarono solo un giorno, poiché i bolscevichi la sciolsero alla fine della prima seduta. Lenin, a questo

<<dittatura del proletariato>>

punto proclamò la contro la democrazia borghese.

Uno dei principali problemi da affrontare era quello della guerra. Vennero proposte trattative di pace

3 marzo 1918,

con la Germania, che già occupava vaste zone dell’impero. Il accettando pesanti

Brest-Litovsk,

perdite territoriali, a venne firmata la pace. Lo stesso Lenin, pur considerando la pace necessaria, la definì “vergognosa”. Le ripercussioni furono notevoli: i socialrivoluzionari uscirono dal governo e i bolscevichi furono soli alla guida della rivoluzione.

Nella primavera del 1918 la repubblica dovette affrontare una duplice minaccia:

  • L’intervento armato delle potenze dell’Intesa (volevano eliminare il governo rivoluzionario);
  • La guerra civile contro le armate bianche (chiamate così il colore della divisa), guidate da ex generali zaristi, che erano controrivoluzionarie. Contro di loro combatteva l’Armata Rossa,

l’esercito bolscevico costituito nel febbraio 1918 per iniziativa di Trockij, che ebbe la meglio sulle armate bianche.

In piena guerra civile, nel luglio 1918, entrò in vigore la prima Costituzione sovietica, la quale prevedeva che la Russia diventasse una repubblica federale.

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Sintesi

L’età dei totalitarismi

La crisi del dopoguerra

Dopo la prima guerra mondiale, secondo il Patto di Londra l’Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia, lasciando la città di Fiume agli Austro-Ungarici. Il governo italiano pretese con forza il rispetto del Patto di Londra, ma cercò di ottenere anche l’annessione di Fiume, città abitata prevalentemente da italiani. Gli alleati respinsero questa richiesta e in Italia si diffuse il malcontento per quella che D’Annunzio definì una “vittoria mutilata” (condizioni drammatiche di molti mutilati in guerra).

Il governo Orlando si dimise a giugno e fu eletto presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti, un economista di orientamento liberale democratico. Nitti si trovò subito a dover affrontare il malcontento dell’opinione pubblica, che fu rappresentato dalle sempre più frequenti manifestazioni. Il governo fu accusato di incapacità nel tutelare gli interessi nazionali e lo stesso D’Annunzio fu l’artefice dell’occupazione della città di Fiume nel settembre del 1919. Nel 1920 tornò al governo Giolitti che il 12 novembre firmò il Trattato di Rapallo: la Iugoslavia ottenne la Dalmazia, eccetto la città di Zara; all’Italia fu assegnata Istria, mentre Fiume divenne uno Stato libero ed indipendente.

Le conseguenze sociali ed economiche della guerra furono particolarmente pesanti:

  • Migliaia di caduti ed invalidi;
  • Aumento del debito pubblico;
  • Svalutazione della lira e inflazione;

Le prime vittime di questa situazione furono la piccola e media borghesia e i piccoli proprietari terrieri.

Grazie alle commesse di guerra la produzione industriale aumentò, ma la necessità di riconvertire la produzione bellica in civile determinò una crescente disoccupazione.

Gli scioperi si moltiplicarono e l’adesione degli operai ai sindacati crebbe in modo massiccio. Le lotte ottennero qualche risultato sia per i contadini che per gli operai:

  • Aumenti dei salari per i braccianti;
  • Parziale redistribuzione delle terre incolte occupate;
  • Giornata lavorativa di 8 ore;

Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare Italiano (PPI) che riuscì in poco tempo a proporsi come partito di massa. Fondamentale fu l’aconfessionalismo, cioè il fatto che il consenso non fu chiesto sulla base delle personali convinzioni di fede, ma a partire dalla condivisione di un progetto proposto a tutti, senza distinzioni.

Il 23 marzo a Milano, Benito Mussolini fondò un movimento chiamato Fasci di combattimento, formato da ex soldati senza lavoro. Inizialmente si collocò a sinistra del parlamento. I fascisti proposero il minimo salariale, otto ore lavorative e l’estensione del diritto di voto alle donne. Ben presto però Mussolini si sbarazzò del programma e il movimento si caratterizzò per l’aggressività verbale dei suoi membri e la violenza. Infatti, il 15 aprile i fasci attaccarono e incendiarono la sede del giornale socialista l’“Avanti”.

Il biennio rosso in Italia

Le elezioni del 1919, le prime col sistema proporzionale, segnarono la sconfitta dei vecchi gruppi liberal-democratici. Il partito più votato fu quello socialista che triplicò i suoi seggi. Questi risultati non diedero stabilità al paese, anche perché il PSI continuò a rifiutare ogni collaborazione con i governi “borghesi”.

Dopo gli scioperi e l’occupazione delle terre, nel 1920 il sindacato dei metalmeccanici (FIOM) aveva chiesto agli industriali il rinnovo del contratto per ottenere aumenti salariali, ma gli industriali respinsero ogni richiesta. I sindacati proclamarono uno sciopero bianco dove gli operai entravano in fabbrica ma non lavoravano. Gli industriali allora dichiararono la chiusura degli stabilimenti. In agosto ci fu l’occupazione delle fabbriche, guidata dai sindacati, dove gli operai presero il controllo degli stabilimenti. Giolitti fu chiamato a sostituire il dimissionario governo Nitti e realizzò una mediazione tra CGL e industriali. Gli operai ottennero gli aumenti salariali in cambio dello sgombero delle fabbriche.

In questo contesto i contrasti interni al PSI fra massimalisti (guidati da Serrati, sostenevano la rivoluzione e volevano che ci fosse un partito operaio) e riformisti (Turati/Treves) si fecero sempre più duri. Al Congresso di Livorno nel gennaio 1921 la corrente guidata da Gramsci e da Bordiga decise di aderire alle indicazioni del Comintern: uscì dal PSI e fondò il Partito Comunista d’Italia.

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