Lo scopo che mi sono prefissata con lo sviluppo di questa traccia è quello di mettere in evidenza un particolare modo di fare arte e di concepire l’esistenza, che si diffuse all’interno del Decadentismo europeo. In particolare, ho voluto approfondire il rapporto tra il culto del bello, della raffinatezza e la ricerca del piacere con il senso di decadenza e di morte che è sempre presente nell’animo dell’esteta.
La figura dell’esteta
L’esteta è una figura molto complessa e affascinante: egli tende a vivere circondato solo da Arte e Bellezza, distaccandosi con orrore dalla vita comune, dal contatto con i ceti inferiori e dalla volgarità di una società che, ai suoi occhi, si lascia dominare soltanto dal profitto e dal benessere economico. Per lui a nulla valgono la fiducia nella scienza e gli imperativi morali.
L’esteta vive la sua vita come un’opera d’arte, tende ad identificarsi con il bello e ricerca anche il piacere sensuale per realizzarsi pienamente. Non si accontenta facilmente della gioia che ha raggiunto ma è sempre alla ricerca continua di nuove sensazioni e nuove esperienze.
Egli, infatti, non disdegna l’uso di stupefacenti: l’alcool e l’oppio sono certamente dei vizi ripugnanti ma permettono di sognare e immaginare una vita ideale, al di là di qualsiasi realtà mediocre e banale che ci circonda. Amare la vita significa anche esasperarla, assecondando perversioni immorali; tutto dunque è lecito per l’esteta che ha sempre bisogno di provare emozioni di qualsiasi genere.
Il dramma dell’esteta sta nell’invecchiare, nel perdere il prestigio e nel presagire la propria solitudine.
Gabriele D’Annunzio
La poetica di D’Annunzio è l’espressione più appariscente dell’Estetismo italiano. Egli rigetta la ragione come strumento di conoscenza per abbandonarsi alle suggestioni del senso e dell’istinto; spesso vede nell’erotismo e nella sensualità il mezzo per attingere la vita profonda e segreta dell’io.
Il culto di tutto ciò che è bello è una caratteristica che segna la vita di D’Annunzio, che collezionò amanti e debiti, spendendo cifre altissime per “tutte quelle cose belle e inutili che amo profondamente e rovinosamente” come disse egli stesso.
La celebrazione della natura nelle sue laudi diventa rito attraverso la parola. Per capire cosa egli intenda per poesia, è utile prendere in esame il terzo libro delle laudi, “Alcyone”, pubblicato nel 1903.
Una delle poesie più emblematiche è “La pioggia nel pineto”. La poesia inizia con un punto fermo dopo l’imperativo Taci (v. 1), che indica un momento di preparazione e di attesa: il poeta non ode più parole umane, sente la vitalità della natura e si annulla dalla volgarità della vita.
Egli ascolta parole nuove pronunciate dal rumore della pioggia che, cadendo sulle numerose piante, è artefice di quella sinfonia allietante. Il poeta e la sua compagna entrano in empatia con la natura e arrivano a condividerne la sua anima segreta: D’Annunzio contempla la metamorfosi della sua compagna che si trasforma in fiore, pianta, frutto, mentre la pioggia cade.
Successivamente la donna è paragonata agli elementi della natura: il suo volto è come una foglia (v. 56-58) e i suoi capelli emanano lo stesso profumo delle ginestre (v. 59-61: le chiome come le ginestre).
Gradualmente, arrivano entrambi a fondersi con la natura e a sentirsi parte di essa, tanto è che il poeta, attraverso l’uso delle similitudini, mostra come la donna sembri aver assunto l’aspetto di una pianta verdeggiante.
D’Annunzio descrive minuziosamente il temporale estivo e lo rende estremamente musicale. La Pioggia nel pineto colpisce per il suo tema panico-metaforico. Il termine panismo deriva dal greco pan (dio greco della natura, metà uomo e metà caprone) e si riferisce all’identificazione dell’uomo con la natura, con la vita vegetale, fino a sentire in bocca il sapore del mondo, come egli dice.
Il poeta racconta in versi come avviene la fusione dell’uomo con la natura oltrepassando la limitata dimensione umana. La poesia provoca piacere, e ha la capacità di estraniare l’uomo dalla realtà, chiudendolo nella protezione di un’illusione piacevole, ma falsa: D’Annunzio parla di “una favola bella che ieri m’illuse e oggi m’illude”.
Egli, attraverso un temperamento sensuale, ha una percezione egoistica, orgogliosa e arrogante della solitudine, derivata dalla consapevolezza dell’eccezionalità della propria persona: coglie, come fondamento ideologico, alcuni concetti del “superuomo” della filosofia di Nietzsche, estrapolati in maniera inappropriata: egli manifesta rifiuto del conformismo borghese e dei principi che schiacciano la personalità.
L’impresa eroica di D’Annunzio a Fiume
Proprio seguendo questi principi, l’avventurosa occupazione di Fiume non sarebbe avvenuta senza l’intervento eroico di D’Annunzio. Il poeta pescarese, allo scoppio della Grande Guerra aveva già dato il meglio di sé come scrittore e drammaturgo.
Il suo nome era famoso anche fuori Italia, non solo come letterato, ma anche come produttore instancabile di debiti.
Sintesi Uomo, cultura e piacere
Lo scopo che mi sono prefissata con lo sviluppo di questa tesina di maturità è quello di mettere in evidenza un particolare modo di fare arte e di concepire l’esistenza, che si diffuse all’interno del Decadentismo europeo. In particolare, ho voluto approfondire il rapporto tra il culto del bello, della raffinatezza e la ricerca del piacere con il senso di decadenza e di morte che è sempre presente nell’animo dell’esteta. La tesina quindi permette anche dei collegamenti con le altre materie di studio.
Collegamenti
Uomo, cultura e piacere tesina
- Italiano - L'esteta, D'Annunzio e "La pioggia nel pineto".
- Storia - L'impresa eroica di D'Annunzio a Fiume.
- Filosofia - Il superuomo di Friedrich Nietzsche.
- Inglese - Oscar Wilde "The picture of Dorian Gray".
- Scienze sociali - Jean Piaget, Freud, Marcuse "Eros e civiltà", La scuola di Francoforte e il tempo libero.
- Ecologia - Le aree protette e le riserve naturali di Messina.
- Matematica - Definizione goniometria e l'angolo.