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Letteratura italiana: sani e malati nella mentalità

  • Di Italo Svevo

Filosofia: Svevo e le influenze filosofiche

  • Esercitate sul suo pensiero: Schopenhauer e l’idea della voluntas, la malattia psicologica e Freud; Marx e il tema della alienazione; Darwin e l’idea di selezione naturale.

Trieste, la cultura tedesca e quella slava fanno da sfondo alla formazione culturale di Italo Svevo (pseudonimo di Aron Schmitz 1861-1928); gli ambienti culturali in cui Svevo si forma non sono condizionati né orientati dalle tendenze nazionali ufficiali e di conseguenza sono aperti alle novità culturali europee. La stessa formazione linguistica di Svevo ha un carattere mitteleuropeo in quanto egli pratica la lingua tedesca, la lingua italiana, il francese e infine l’inglese che gli fu insegnato da James Joyce.

Insieme al pluralismo linguistico, la stessa realtà storica e sociale di Trieste contribuisce alla formazione di un pensiero autonomo sulla condizione esistenziale dell’uomo. È certo che Svevo riesce a cogliere la crisi e i contrasti presenti nella sua città, in particolare nel mondo della borghesia.

Della società in crisi egli osserva i complessi meccanismi economici e burocratici e le conseguenze negative di questi sui rapporti sociali e umani, prima fra tutte la “perdita di autenticità” in favore di una crescente ipocrisia. Le sue esperienze di lavoro lo convincono che a dominare nel contesto sociale sono quasi sempre il desiderio di guadagno, le corse al successo, l’arrivismo, la carriera. Su Svevo agiscono varie influenze culturali che sono alla base delle sue ideologie. Ma i punti di riferimento principali sono: Schopenhauer, Darwin e Freud.

Schopenhauer e la voluntas

Da Schopenhauer Svevo riprende l’idea della voluntas. Gli uomini sono travolti da una forza cieca che agisce in loro come forza vitalistica, come volontà di vivere che rende inconsistente il loro agire e i loro desideri, perché non sono gli uomini a volere, ma è essa a volere. L’io si manifesta come volontà di vivere, che i singoli individui avvertono in modo più o meno evidente, a seconda della loro appartenenza alla schiera dei contemplatori o a quella dei lottatori. Di qui ha origine un atteggiamento di pessimismo e la convinzione che l’esistenza non è legata a una trascendenza, a una divinità, ma è tutta nell’esperienza terrena. In tale condizione si manifesta la noia, un sentimento che rivela l’insignificanza dell’esistere.

Al flusso deterministico della voluntas si può opporre la coscienza, in quanto l’uomo è dotato di potere immaginativo e di coscienza creatrice. Di qui deriva che l’uomo si rende consapevole del “flusso” che avvolge tutto e risulta liberato dal vitalismo comune, potendo così godere di una “continua libertà di rappresentazione”. Ma questa libertà lo rende infelice, perché l’uomo avverte di non appartenere all’ordine comune delle cose, quindi cade nella condizione di inettitudine.

Dunque il valore di un uomo si misura in base a un suo “coefficiente” di successo, cioè in base alle sue capacità di capire il meccanismo deterministico, di starne fuori, di cercare una identità più vera. Gli uomini si distinguono, dunque, in due grandi categorie: i “sani” e i “malati”, che corrispondono, rispettivamente, ai “lottatori” e “contemplatori” indicati da Schopenhauer.

I sani e i malati

I cosiddetti sani sono coloro che seguono esattamente ciò che la “volontà di vivere” richiede loro: godono di tutti i doni della vita e sono perfettamente integrati nell’ordine naturale e così facendo assicurano la continuità della specie.

I malati, invece, sono coloro che non seguono il flusso naturale, si sottraggono alla vita e non godono dei beni che essa offre; non hanno successo e, a differenza dei sani, risultano deboli e infelici. Ma in realtà la condizione finale, quella autentica, è ben diversa. I sani credono di vivere, ma non vivono veramente, perché sono spinti nel loro agire dalla volontà di vivere; sono forti e vincenti solo in parte e in apparenza, mentre sono maggiormente a rischio, secondo la teoria evoluzionistica, quando mutano le circostanze e le condizioni.

I malati che si sottraggono al logoramento dell’esistenza poiché non si lasciano dominare dalla volontà di vivere, sono in grado di adattarsi prima e meglio ai vari mutamenti e quindi di sopravvivere. Le parti così invertite dimostrano, in modo paradossale, che l’uomo per vivere, o meglio per sopravvivere, deve rinunciare alla vita, rinunciare alla volontà di vivere, farsi “malato” e ricercare una via di salvezza nella propria coscienza.

Darwin e la selezione naturale

Con questa costruzione ideologica si combinano alcune idee di Darwin a proposito dei meccanismi che regolano la vita umana nelle sue manifestazioni sociali: la “lotta per l’esistenza” violenta e selettiva, che non produce solo conseguenze negative ma riveste pure una funzione creativa in quanto, con l’estinzione di numerose specie, si verifica anche la nascita di nuove; la funzione dell’ambiente come fattore di “selezione”.

Svevo interpreta e analizza le teorie di Darwin in due saggi: “L’uomo e la teoria darwiniana” e “La corruzione dell’anima”. Da essi emerge un concetto di evoluzione nel quale non è vincitore il forte che si adatta all’ambiente, ma il debole, il non-adatto all’ambiente, colui che nella perenne condizione di malcontento esistenziale trova le ragioni di una continua capacità di vivere.

Se questo malcontento è per Svevo costitutivo della natura umana, che così dimostra la sua superiorità sugli animali (il debole, dunque, è il punto di arrivo della catena evolutiva: è così ribaltata la posizione di Darwin).

Esso costituisce anche un motivo di differenziazione tra gli uomini stessi: tra la maggioranza, che si adatta e porta a compimento le proprie possibilità intellettuali, e la minoranza dei disadattati, che accettano di rimanere allo stato di incompiutezza.

Proprio questo “disadattato”, “inetto” è il protagonista delle tre maggiori opere di Svevo, così la condizione di inettitudine si carica di positività.

Freud e la psicoanalisi

Su questo quadro di pensiero si innesta, in un secondo momento, l’incontro con Freud. Grande è l’importanza delle teorie di Freud, soprattutto per “La coscienza di Zeno”, ma già nei primi due romanzi, “Una vita” e “Senilità”, c’erano tematiche psicoanalitiche.

Svevo rifiuta l’etichetta di “scrittore freudiano”, affermando di aver preso più di due o tre idee da Freud e dimostra di non affidarsi affatto alle capacità terapeutiche della psicoanalisi, anche perché il “malato” che la psicoanalisi vuole curare è, per Svevo, l’uomo più autentico.

In una lettera di Svevo inviata all’amico Valerio Jahier, che vorrebbe intraprendere una cura psicoanalitica, Svevo sconsiglia di sottoporsi a terapie psicoanalitiche e gli consiglia la tecnica dell’“autosuggestione”, praticata in Francia dalla scuola dei medici di Nancy.

Freud appare a Svevo più utile ai romanzieri che agli ammalati, in quanto fornisce ai romanzieri uno strumento di conoscenza e di analisi dell’animo umano.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Lett italiana: Sani e malati nella mentalità di Italo Svevo
  • Filosofia: Svevo e le influenze filosofiche esercitate sul suo pensiero: Schopenhauer e l’idea della voluntas, la malattia psicologica e Freud; Marx e il tema della l’alienazione; Darwin e l’idea di selezione naturale
  • Storia: Storia d’Italia e d’Europa nel periodo di massima creatività di Svevo, tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento
  • Storia dell’arte: Gli interessi di Svevo per le arti figurative. Rapporti tra la dimensione dell’inconscio in Freud e nel Surrealismo
  • Latino: Sperimentalismo narrativo e linguistico in Apuleio
  • Inglese: James Joyce and the Ulysses
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