Mario Tobino
Mario Tobino nasce a Viareggio il 16 gennaio 1910.
Nel 1936 si laurea in medicina e chirurgia, diviene, dopo il servizio militare, specialista in neuropsichiatria e medicina legale.
L’autore pubblica due raccolte di poesie e Amicizia è la prima opera letteraria data alle stampe durante un’esperienza di lavoro in manicomio, la seconda viene pubblicata quando frequentava ancora l’università.
Lavorò in molti ospedali psichiatrici, e nel 1942, rientrato dalla guerra in Libia, prese servizio a Maggiano, vicino Lucca.
Per due anni (1956-1957) ne fu il direttore e poi si dedicò al reparto femminile divenendone primario.
Queste sue esperienze come medico in manicomio influenzarono molto la personalità del Tobino scrittore che spesso associa la letteratura alla sofferenza mentale.
Le opere più importanti
Le opere più importanti sono: Le libere donne di Magliano, Per le antiche scale, Gli ultimi giorni a Magliano e Manicomio di Pechino.
Le libere donne di Magliano,
Io ho avuto modo di leggere che Tobino ha scritto prendendo spunto dalle sue esperienze nei vari manicomi, sia italiani che stranieri.
L’autore, in questo libro descrive in modo molto preciso e dettagliato sia i deliri dei matti, sia il loro aspetto fisico (“La Sbisà ha gli occhi molto belli, neri, sempre lucidi di malinconia e di sopportazione che, stranamente, brilla di profonda letizia”).
Un’altra cosa, secondo me, importante che traspare dal romanzo è la completa dedizione che Tobino aveva nei confronti del suo lavoro ed il grande rispetto che aveva per i suoi pazienti.
Spesso Tobino si fermava a parlare con loro, lasciandoli liberi di esprimere i loro pensieri e i loro deliri, nel libro scrive che se uno spettatore dovesse giudicare chi dei due è il malato, si troverebbe incerto.
All’interno del manicomio, l’autore si trova a contatto con diverse malattie mentali e con diversi deliri, come per esempio:
La Berlucchi
La Berlucchi, una delirante di autoaccusa, voleva essere uccisa perché convinta che ogni colpa era la sua, una sera nascose un ferro da maglia e se lo conficcò nel cuore.
Sfortunatamente per lei, il ferro sfiorò il cuore senza attraversarlo.
Quando le infermiere si accorsero di quanto successo chiamarono un medico che decise, insieme a Tobino, di togliere il ferro.
La malata continuava ad urlare la sua maledizione, la colpa dei crimini già commessi e di quelli che compirà in futuro.
Tobino dedicò quasi tutto il suo tempo al manicomio e ai suoi pazienti, difatti pensava che i pazzi non fossero per nulla malati.
Questo, appunto, è il motivo per cui scrive